Quando nel 2002 era apparsa sulle maggiori riviste musicali la notizia che i Modeselektor si sarebbero uniti ad Apparat per formare un nuovo progetto musicale in molti avevano sospettato che questa strana combinazione elettronica non avrebbe goduto di vita lunga. Non tanto per le personalità complesse dei tre artisti coinvolti; quanto piuttosto per lo stile completamente diverso delle realtà da cui questi provenivano. Ed in effetti non avevano tutti i torti. Quell’anno sarebbe uscito il loro primo Ep Auf Kosten der Gesundheit, lavoro che di certo non sarebbe passato alla storia della musica. Il percorso di questa nuova realtà sembrava a tutti gli effetti già al capolinea. Complice anche un silenzio discografico che sarebbe durato per ben 7 anni.

A sorpresa però nel 2009 i tre decisero, dopo numerose discussioni che avevano protratto per molto tempo il concepimento del loro album, di rilasciare la loro prima prodezza su lunga durata. E per farlo scelsero un nome semplice, quasi ovvio, ovvero Moderat -come per dire:” Bene, noi siamo tutto questo, nient’altro”-. Nonostante tutto, nemmeno quel disco aveva regalato davvero dei grandi momenti elettronici -eccezione fatta per i singoli molto interessati di cui A New Error si fa “manifesto”-; soprattutto se paragonato alle carriere individuali dei suoi concepitori. Certo era però il fatto che da quella manciata di canzoni si poteva intravedere un potenziale purissimo; destinato poi ad emergere nella produzione successiva.

Quando nel 2013 uscirà Moderat II “l’asticella” verrà spostata decisamente più in alto, complici dei singoli dirompenti come Bad Kingdom e Milk. Un’ascesa di questo tipo aveva definitivamente sancito i Moderat come una delle realtà elettroniche più importanti del decennio a cavallo tra gli anni zero e gli anni dieci. Le diverse anime di Modeselektor ed Apparat erano finalmente giunte ad una simbiosi a cui molti auspicavano ma a cui pochi credevano davvero. Un nome prima destinato a girare per i siti indipendenti degli angoli più remoti del web era ora una realtà mainstream a tutti gli effetti. E, lasciatemelo dire,  con un successo più che meritato.

Tutto questo per spiegarvi il particolare scenario in cui è stato concepito il nuovo lavoro del gruppo, non a caso chiamato Moderat III; anche se i punti di contatto con le precedenti produzioni sono diventati sempre meno evidenti con il passare del tempo. Sin dalla opening track Eating Hooks è chiara la trasformazione del gruppo che sembra avere abbandonato definitivamente le sonorità dell’underground berlinese in favore di un sound più danzereccio e -perdonatemi la provocazione- pop. Non che ciò sia necessariamente un male sia chiaro; anche perché l’elettronica rimane pur sempre uno degli elementi cardine della produzione ora più che mai mitigata nella forma e nella sostanza dalle più disparate influenze.

Criticato da alcuni per essere un album estremamente omogeneo e “piatto” (nell’accezione più artistica del termine); Moderat 3 da comunque prova di una grande capacità dei suoi autori di capitalizzare in maniera pressoché originale tante esperienze che li hanno visti coinvolti in maniera più o meno diretta; aggiungendo quel tocco, un po’ club e un po’ più sperimentale, che proviene da realtà come Thom Yorke, Jamie XX e soprattutto Jon Hopkins. Nonostante tutto questo però, il grande merito artistico di questa produzione è la sua omogeneità sonora che, difatto, lo rende il loro primo lavoro davvero completo sotto il punto di vista del sound.

Può piacere o meno; ma è innegabile che vi siano all’interno di questo disco un cospicuo numero di pezzi che brillano di incredibile luce propria. Penso a Ghostmother, ballata techno molto intima, al singolo Reminder, pezzo più ritmato ed incalzate con l’aggiunta dell’uso del Vocoder, e alla già citata Eating Hooks.
Certo, se vi eravate affezionati all’elettronica poderosa dei primi Moderat questa produzione potrebbe deludervi. Così come manca la A New Error della situazione, si può anche affermare che questo disco è permeato da una costante verve pop che ai puristi del genere potrebbe dare non poco fastidio. Ma, alla fin fine, l’importante è avere chiara la destinazione che i producer hanno avuto intenzione di perseguire: un album di ottime ballate elettroniche, prodotte come sempre ai massimi livelli, e dotate di una spiccata personalità che rende a tutti gli effetti i Moderat una delle realtà di musica elettronica più interessanti di oggi e del prossimo futuro.

Difficile dire dove i tre siano ora diretti. Il successo che questa terza uscita discografica ha suscitato difficilmente si spegnerà nei prossimi mesi e nei prossimi anni. I Moderat ora hanno in mano un fardello importante; ovvero quello di tenere alto il mondo dell’elettronica “hipster”, lo stesso che ha reso famosi i vari Shigeto e Bonobo. Un hype devastante potrebbe schiacciarli per sempre oppure potrebbe essere lo stimolo definitivo per lanciarli nelle più spericolate innovazioni sonore. Ma non dateli per finiti, ve ne potreste pentire amaramente.

 

Elia Preto Martini
Twitter: @epretomartini
In collaborazione con: HOME
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