Secondary che? Il fenomeno, meglio conosciuto come bagarinaggio, che fa imbestialire gli appassionati di musica – forse da quando è stato venduto il primo biglietto di un concerto nella storia – ma anche di diversi altri ambiti dallo sport allo spettacolo, sta ufficialmente prendendo il largo nella compravendita di ticket online. No che non va bene!

Il secondary ticketing è un “mercato del biglietto” alternativo a quello autorizzato, che sostanzialmente funziona (come noi tutti sappiamo) grazie all’acquisto in massa di consistenti quantità di tagliandi per gli eventi da parte alcuni furbacchioni. Io bagarino ne compro tanti al prezzo standard, i biglietti finiscono prima (quanti più bagarini fanno lo stesso giochino, quanto prima esauriranno i tagliandi) e al momento opportuno li rivendo. Questo mercato è attivo online: qui i tagliandi di spettacoli musicali, sport e intrattenimento risultano a prezzi molto maggiorati rispetto al costo sui canali ufficiali e tutto ciò rimane impunito dietro uno schermo. Stiamo assistendo, in pratica, all’evoluzione della cara vecchia storia truffaldina alla quale siamo abituati, ma passata alla versione 2.0, come a dire “webagarini: ci siamo aggiornati!”.

Il problema principale che in questo sfogo (e autentico incitamento all’odio del bagarino) ci attanaglia è che questo mercato secondario ha quasi surclassato il canale ufficiale di acquisto. Dove sta l’inganno alle grandi aziende di distribuzione dei tagliandi? L’acquisto massivo dei ticket online avviene grazie a strumenti informatici capaci di aggirare le norme che limitano la vendita dei biglietti per il singolo utente (quel numerino causa di imprecazioni se vuoi comprare il biglietto a te, alla tua famiglia, al tuo corso universitario ma devi fermarti a dieci).

Questo meccanismo, come già anticipato, accelera il sold-out, per quanto ci riguarda su Ticket One, la piattaforma dominante il mercato in Italia. Tale situazione è tragica per chi insegue i propri idoli da ascoltare e vedere, ma appare estremamente appetitosa per il “bagarino medio”. La vendita su altri siti degli stessi biglietti raggiunge così numeri da capogiro, per le presenze, per i click e – tra le lacrime di alcuni e la gioia cieca di altri – per i prezzi esorbitanti.

E se anche gli organizzatori degli eventi fossero collegati alla vendita secondaria? È evidente come alcuni siti di vendita “parallela” siano palesemente collegati a grandi aziende di vendita ufficiale. Sufficiente citare Seatwave per Ticketmaster : basta una breve ricerca per rendersi conto dei prezzi alternativi con tanto di sponsorizzazione “on top” fatta da Ticketmaster.

Certo, i tanti organizzatori di eventi rimangono preoccupati per il proprio futuro – minacciati come sono da se stessi ? – e mai come adesso si rende necessaria un’azione decisa contro i siti di secondary ticketing, utile a ridare fiducia e trasparenza a un sistema che soffre insieme a tutti coloro che amano godersi una passione con la disponibilità economica per andare al concerto della propria band preferita o con la pazienza di vedere sfumare via il concerto in sold-out attendendo il prossimo tour. E su questo potremmo agganciarci a un tema nostalgico e riprendere memorie di gloriose tournée infinite, ricchissime di date. Insomma quando si promuoveva un disco suonandolo ovunque, piuttosto che, come adesso, promuovere i concerti per ascoltare un disco uscito da mesi. Ma è sempre tutta un’altra storia.

Insomma tante luci – solo quelle degli spettacoli – e altrettante ombre che come sanguisughe si attaccano ai portafogli dei più teneri e ingenui, o semplicemente disposti a tutto. Tutto. Ecco, a questo volevo arrivare in conclusione: non sarà mica come la domanda delle domande “è nato prima l’uovo o la gallina?” l’annosa questione tra chi continua a comprare e chi continua a vendere guadagnandoci alla stragrande? Mi spiego. I webagarini esistono grazie a tutte quelle folle disperate che aggrediscono la rete. Gli webeti affetti da prodigalità musicale (e quelli del “se non è illegale allora è tutto ok” e al diavolo il buon senso) perseverano insieme ai bagarini. Per strappare il desiderato tagliando dopo una ossessiva ricerca, oserei dire “evangelica”, c’è chi venderebbe la nonna. Da una parte le grandi aziende organizzatrici dovrebbero smetterla di prosciugare a tutti i costi (e con tutti i canali disponibili, legali e non) il pubblico – già inaridito dai costi che la musica ha raggiunto da qualche anno a questa parte – e dall’altra “un consumo attento e responsabile” dei biglietti è utile a danneggiare i canali unofficial che accalappiano proprio gli innamorati senza “il bene di famiglia”, nel senso etimologico greco del termine economia.

La musica prima di tutto. Proprio perché questo piacere non ha prezzo (fidatevi, non ce l’ha), ma la disonestà sì, che il conto salato arrivi a tutti quei soggetti che continuano a mangiare sulla Nostra passione!

#bagariNO