Proviamo a riassumere in poche parole il paesaggio musicale degli ultimi venticinque anni. Da una parte il Rock (in tutte le sue variazioni), che dopo l’ultima rivoluzione grunge organizza il suo sgargiante declino conservativo e revisionista. Dall’altra l’elettronica fatta in casa, il talento che non incontra limiti sonori ed economici, una favola che illude di poter spazzare via quei vecchi rockettari ormai grassi e sommersi di antiquate chitarre elettriche.

In questa seconda fazione c’è un elemento che più di altri ci ha fatto capire e scoprire il lato elettronico delle cose, e che questo lato elettronico può esistere e incrociarsi con il Rock (in tutte le sue variazioni) per raggiungere risultati rivoluzionari.
La Warp Records, fondata da Steve Beckett e Rob Mitchell a Sheffield nel 1989, è l’etichetta discografica più importante di questi ultimi venticinque anni di musica. Sicuramente quella che ha saputo scegliere e dare fiducia ai migliori interpreti, musicali e non, di questo mondo contemporaneo diviso su tutto, soprattutto in campo artistico.

Ora invece proviamo a riassumere in poche righe la storia dell’etichetta inglese attraverso i dischi e i produttori che l’hanno resa un culto fra gli appassionati di musica.

Capitolo 1. Intelligenza artificiale.

La prima release ufficiale della neonata Warped Records (il nome originario, poi semplificato in Warp) è un dodici pollici prodotto dai Forgemasters, “Track with no Name”, che imposta il sound dell’etichetta e lo standard grafico, grazie all’iconico stile dell’allora sconosciuto studio dei The Designers Republic. Il primo successo commerciale è il successivo “Dextrous” del produttore inglese “Nightmares on Wax’s”, ma il primo vero passo verso la musica del futuro arriva nel 1992, quando Warp ha già acquisito una certa visibilità. Esce la compilation “Artificial Intelligence”, che diventa poi una serie di album prodotti da nomi ora leggendari come Aphex Twin, Autechre e The Black Dog. Lo stile delle produzioni è una commistione dei più disparati generi elettronici: l’ambiente, la techno, l’acid house. Il risultato è una musica eterea e sognante. Il messaggio dell’etichetta è chiaro. La musica elettronica è fatta anche per essere ascoltata comodamente seduti in soggiorno e non solo per essere ballata nei rave.  La fabbrica dei sogni elettronici ha aperto i battenti.

Capitolo 2. You got so many machines, Richard

Il primo artista che viene in mente quando si parla di Warp Records è Aphex Twin, AFX, Polygon Window, Caustic Window, Universal Indicator, Bradley Strider, The Tuss. Per chiamarlo con il suo vero nome, Richard D. James, una delle menti musicali più brillanti che quest’epoca può vantare. La sua storia con Warp, iniziata con “Artificial Intelligence”, proseguirà (speriamo ancora per molto tempo) con album seminali come “Selected Ambient Works Volume II” del 1994 e “Richard D. James Album” del 1996, album che spaziano dall’ambient pura fino all’industrial più rumorosa e martellante.
Nella metà degli anni ‘90 la Warp Records diventa il punto di riferimento dell’elettronica mondiale. Oltre ad Aphex Twin altri artisti aprono nuovi orizzonti: gli Autechre, anche loro provenienti da “Artificial Intelligence”, con “Tri Repetae”, LFO, il giovanissimo Squarepusher, che insieme ai Seefeel inizia a intuire i grandi risultati che si possono ottenere miscelando l’elettronica con un po’ di Rock e anche un po’ di Jazz. E poi Luke Vibert, Cylob e tanti altri. Ma la Warp Records sta per assoldare fra le sue file un altro duo destinato a scrivere un’altra pagina, l’ennesima, nella brillante storia dell’etichetta.

Capitolo 3. Nostalgia canadese

Siamo alle porte del nuovo millennio. L’incessante corsa tecnologica nel campo della produzione musicale inizia lentamente a rallentare, ma due fratelli scozzesi per andare verso il futuro preferiscono guardare al passato, a quell’atmosfera sognante creata dall’accoppiata di immagini e suoni dei documentari naturalistici canadesi degli anni ’70. Nel 1998 la Warp mette sotto contratto i Boards of Canada, che rilasciano subito l’album “Music Has the Right to Children”, seguito due anni dopo dall’ep “In a Beautiful Place Out in the Country”. Una leggere e assorta, come i loro tappeti musicali, ventata d’aria fresca colpisce la scena elettronica mondiale. I Boards of Canada sono i primi musicisti della seconda generazione Warp, quella cresciuta con la musica dei primi album editi dall’etichetta e che ora tenta di interpretare i cambiamenti del frenetico nuovo millennio cercando altre frontiere non esplorate dai già grandi artisti elettronici degli anni ’90. Insieme a loro anche la Warp Records cambia punto di vista. La sede dell’etichetta si trasferisce a Londra e la linea musicale si apre verso nuovi generi e orizzonti.

Capitolo 4. Nuove (e vecchie) frontiere

Con il nuovo millennio Warp decide di accogliere nuovi artisti e nuovi generi musicali, con l’obiettivo di abbattere quella barriera musicale fra rock ed elettronica che non ha ormai più senso di esistere. Così nel 2001 esce “Standards” dei Tortoise, nel 2007 “Mirrored” dei Battles e poi l’elettronica Jazz di Flying Lotus. Nel 2010 firma per Warp Records anche uno degli artisti che più ha influenzato la musica dei primi pionieri dell’ambient techno, Brian Eno, che intuisce come l’etichetta discografica inglese sia il posto migliore per proseguire le sue sperimentazioni. Questi sono anche gli anni delle compilation “Warp20” per celebrare i vent’anni dell’etichetta. È un’occasione d’incontro fra gli artisti della vecchia generazione e quelli della nuova che si remixano a vicenda per riassumere l’essenza che ha contraddistinto Warp dalla sua nascita.

Quel logo ormai è diventato a tutti gli effetti un culto fra tutti gli appassionati di musica elettronica e non. Quello stile nel packaging dei dischi, nelle scelte pubblicitarie, nel rapporto con gli artisti, totalmente liberi di gestire la propria musica e magari sparire e ricomparire dopo anni e anni (vedi Aphex Twin).
Per il futuro a noi non resta che sperare in dischi sempre nuovi e sempre improntati verso il suono del futuro. Nuovi mondi e sogni in cui perdersi.