Cos’hanno in comune un mash-up elettronico ed il Mostro di Frankenstein?

No, non è una barzelletta. È una domanda seria, davvero. E ne vengono altre a seguire. Ad esempio, in che modo un dj si può definire un moderno Prometeo? Oppure: quand’è che il diritto d’autore, da forma di salvaguardia artistica, diventa tirannia? O ancora: fino a che punto si può dire che l’audio-esproprio sia antitesi di onestà intellettuale?

A questi ed altri quesiti tenta di dare una risposta il dj e producer Riccardo Balli, con la sua nuova fatica letteraria Frankenstein goes to holocaust. Ad affiancarlo in quest’ardua impresa troviamo nomi illustri quali Vittore Baroni, John Oswald, Økapi… chi ci regala il proprio punto di vista sulla figura del dj e sulla libertà artistica, chi sul mercato discografico e sullo snaturamento musicale.

Si parla di mash-up a partire dalle origini, di esproprio e rielaborazione: dai tempi delle Variazioni Diabelli fino a Girl Talk, attraversando i pasticci barocchi di Händel e le burle sonore di Spike Jones, la xenocronia di Frank Zappa e le frammentazioni di M.E. Edgerton.

Si prende in considerazione P.D.Q. Bach, seppur immaginario ventunesimo figlio del grande Johann Sebastian e compositore pioneristico, in anticipo sui tempi per tecniche e strumenti utilizzati (beh, più o meno… chiedete a Peter Schickele, quel burlone…). Si rispolverano i Milli Vanilli (ve li ricordate? Li conoscete?) e la loro disastrosa parabola artistica: dalla loro “fraudolenta” ascesa al loro  disastroso declino, provocato tanto dalla loro hybris quanto dallo spietato mondo discografico.

Termine chiave del libro è plunderphonia, la composizione musicale del saccheggio, del riciclaggio, del collage sonoro (collage? Ecco che ci avviciniamo ad una risposta alla prima domanda, quella che trovate su, su, all’inizio…), termine coniato dallo stesso John Oswald. In uno dei capitoli del libro si parafrasa Chris Cutler che, parlando di plunderphonia, paragona il procedimento di remixaggio di una canzone di Dolly Parton ad un’operazione di cambio di sesso ai danni della stessa cantante!

 

 “ – Isterectomia/trapianto dell’hi-hat;

    – Ovariectomia/trapianto del basso gastrico;

    – Nodulectomia/trapianto delle linee del sintetizzatore…

 

Ai capitoli di saggistica si alternano brevi e allucinati interludi che, omaggiando il Frankenstein di Mary Shelley, narrano la nascita dell’aberrante mostro sonoro creato da Dj Balli (alias Squirting Mary Shelley, alias Bally Corgan…), il rapporto tra il creatore e il Mostro fuori controllo.

“Se non mi permetterai di risuonare liberamente in un post-rave per smartphone, continuerò a contaminare gli stili musicali più improbabili. Il mio clash sonoro mutante proseguirà come una messa nera a 8-bit!”

Creatore e creatura ci accompagnano così alla scoperta dell’evoluzione del Mostro, del Frankenstein sonoro, e di contaminazioni musicali di ogni genere: 8-bit reggae, horrorcore, vaporwave, witch house, in un delirante viaggio all’insegna della dissacrazione.

Eccoci dunque arrivati alla fine: il momento in cui il Mostro sopravvive al demiurgo, e il suo sound multiforme e arzigogolato è libero di infestare le spettrali sale dei rave. Quindi, ancora una volta, è il momento della playlist. Destreggiarsi nel labirintico delirio musicale di Frankenstein goes to holocaust non è stato facile, ma ci ho provato. Spero che il risultato sia di vostro gradimento.

Buona lettura. E buon ascolto.

Nicola De Zorzi