Un bestiario è una tipologia di testo, dalle origini antiche, che raccoglie brevi descrizioni – spesso simboliche e allegoriche, anziché scientifiche – di vari animali, reali o immaginari. Di solito tali descrizioni sono accompagnate da pittoresche illustrazioni, di solito miniate, raffiguranti le creature in questione.
E questo cosa c’entra con l’episodio di oggi? Beh, il fatto è che mi è capitato di leggere un bestiario molto particolare. Tanto per cominciare, è privo di illustrazioni. Non sorvoliamo poi sul fatto che è scritto sotto forma di romanzo, anziché come testo scientifico-didattico.
Infine, in questo bestiario, le bestie siamo noi.

Il Regno Animale è un romanzo del 2010 scritto da Francesco Bianconi, leader della band toscana Baustelle. Parla di Alberto, che fugge dalla provincia per cercare a Milano la propria vocazione, e per sottrarsi alla morsa di un’ansia che sembra divorarlo senza tregua. Ma né l’una, né l’altra cosa sembrano riuscirgli: trovare un lavoro che sia soddisfacente e che, allo stesso tempo, ponga fine alla perenne situazione di precariato, sembra un’impresa impossibile. E uscire dalla provincia, da una realtà che sta troppo stretta, allontanarsi da un amore finito male, lo ha condotto all’ingresso di un mondo labirintico, che però rende chiara almeno una cosa: le infinite opportunità offerte dalla metrpoli portano il contrappeso di altrettanti pericoli e inganni, e la decadenza della civiltà occidentale sovrasta ogni cosa. Tanto per citare un po’ a vanvera Old Boy, di Park Chan-wook, “Non è che vada molto meglio. Vivo solo in una prigione più grande.”

Così Milano mostra, una dopo l’altra, le molteplici facce di una società a volte marcia e terrificante (pazzi, barboni, spacciatori, gangster), altre volte semplicemente mediocre. Ma tornare a casa, a Montepulciano, non sembra più un’opzione. Gli spensierati ricordi d’infanzia, dei vecchi amici, delle giornate passate tra le braccia grandi e forti di un padre, del primo amore, oramai sono, per l’appunto, soltanto ricordi. Resi, per di più, vividi e amari dalla loro controparte presente: gli amici di gioventù, che oramai sono a malapena l’ombra di se stessi, la gabbia troppo stretta del paese natio… e la morte, sempre in agguato, infinitamente più dolorosa quando colpisce una persona cara.

Il Regno Animale deve il proprio titolo alla scelta dell’autore di dare ad ogni capitolo un tema relativo ad un determinato animale. Spesso questi animali sono visti in relazione a determinati personaggi, al loro stile di vita, c’è un’affinità tra l’uomo e la bestia; altre volte rappresentano un momento, una situazione, un ricordo. Così, da un lato troviamo orsi-gangster, anaconde assassine e porci. Dall’altro, troviamo le rane, memoria d’infanzia e ricordo di un rituale crudele e spensierato, prova d’iniziazione e primo contatto con la morte; o i germani reali, simbolo del rapporto padre-figlio.

Come c’era da aspettarsi dal romanzo di un musicista, il rapporto che Il Regno Animale ha con la musica è vivo e tangibile. È facile immaginarsi una nutrita lista di canzoni firmate Baustelle, ad accompagnare la lettura. Tuttavia, Bianconi, attraverso il suo alter ego Alberto e la schiera di personaggi che popolano le pagine del romanzo, non esita a darci il suo punto di vista sulla scena musicale nostrana; oltre a ciò, sembra a volte voler ricordare a se stesso, oltre che raccontare al suo pubblico, tutti quei musicisti che hanno contribuito alla sua formazione artistica. Vediamo nominati, quindi, The Jesus and Mary Chain e Velvet Underground, CCCP, Marlene Kuntz e Il Consorzio Produttori Indipendenti in generale, ma anche Beatles, Led Zeppelin e Frank Zappa. Il musicista senese si riserva il diritto, naturalmente, di parlare di quei mondi e generi che non sono esattamente di suo gusto. E, certo, non mancano frecciatine, più o meno autoironiche, ai Baustelle.

Quindi, volendo creare una piccola tracklist, questi ultimi la fanno da padroni. Ma si possono aggiungere più ingredienti alla pietanza. Vediamo un po’…

Ancora un volta, buona lettura. E buon ascolto.

 

Nicola De Zorzi