Si sà, Gennaio è sempre stato il mese vittima delle maggiori aspettative, un po’ perché il primo giorno dell’anno è sempre visto come una bellissima fenice che libra in cielo, ma che,  puntualmente,  dopo qualche giorno si trasforma in un paffuto pinguino che di volare non ne ha la minima intenzione; e un po’ perché, segnando la fine definitiva delle feste natalizie, diciamocelo, è già estate. Non so per voi come si sia aperto questo 2017, ma sicuramente a livello musicale è stato un grande inizio, ci sono state diverse uscite e quella di cui parleremo oggi è l’attesissimo ritorno dei The XX sulle scene dopo ben 5 anni. Il nuovo piccolo nato della famiglia composta da Romy, Oliver e Jamie prende il nome di I See You, terzo lavoro del trio che, dopo uno pit stop che sembrava interminabile, è riuscito dopo mille rumors e playlist di produzione ad uscire con questo, chiamiamolo se vogliamo,  “figlio unico”. Sì perché I See You non ce lo si aspettava proprio. All’ascolto si riconoscono chiaramente le inconfondibili voci di Oliver e della Croft, quello che rimane di primo acchito strano è tutta la produzione. L’influenza della recentissima esperienza di Jamie XX con In Colours è chiara ed evidente come un elefante rosa nella stanza, la stranezza ed anche un po’ il dispiacere è la chiara perdita di quel magnifico intimismo che caratterizzava il trio. Il pop in questa band è entrato in scivolata e si è infiltrato creando una produzione “diversa” o meglio, diversa rispetto a quello che ci sarebbe aspettato da loro, che con Coexist avevano toccato l’apice della ricercatezza. Diciamo anche in loro favore che gli album di transizione, come quelli a cui tocca il numero 3 sono sempre i più complessi, si rischia di lasciare il vecchio, ma di non inventare un nuovo che superi o che comunque rimanga all’altezza delle aspettative. Nel fittissimo sottobosco che è I See You, si trovano comunque tartufi di altissima qualità come I Dare You, Lips che riprende la ricercatissima colonna sonora di David Lang “Just (After Song of Songs)” usata niente po po di meno che per il film Youth di Paolo Sorrentino, ed infine Replica, pezzo giudicato da Pitchfork come ” “Replica” is very much an xx song, and yet it doesn’t sound quite like any other xx song”*.

Oggi infatti è proprio di Replica che andremo a parlare. Replica è forse il pezzo più vicino a quello che erano i The XX di Coexist, è delicato e tratteggiato principalmente dalle voci della Croft e di Sim, che si uniscono in quella che potrebbe essere una ninna nanna, con una costanza nelle tonalità che non si alzano mai troppo. Appena si pensa che il brano stia per decollare con un gioco di chitarre o bassi si torna ciclicamente allo stesso motivo, esattamente come il titolo, Replica è una replica continua che potrebbe andare in loop senza che l’inizio e la fine si distinguano, alternando i fattori il risultato non cambia. Probabilmente il senso di tutto è il continuo commettere gli stessi errori, nonostante l’esperienza, nonostante l’aumentare di fattori in alcuni casi il nostro essere ci porta involontariamente a commettere ciclicamente gli stessi sbagli.

“Mirroring situations, accurate imitation
Do I watch and repeat?
And as if I tried to, I turned out just like you
Do we watch and repeat?.

Ovviamente un testo del genere può avere mille sfaccettature, a seconda del periodo in cui viene ascoltato, si parla di amore, di rapporto genitori figli che immancabilmente si trasformano in fotocopie parlanti che si trovano a gridare le stesse frasi, oppure si potrebbe semplicemente parlare della natura umana che, proprio perché tale, molto spesso incapace di guardare al passato per creare un futuro diverso.

Elisa Donato

*Cit: http://pitchfork.com/reviews/tracks/18685-the-xx-replica/