Giovedì si sa, è un giorno difficile, ma noi di WM per superarlo abbiamo adottato nuove tecniche che non sono ipnotiche, ma bensì curative per i vostri raffinatissimi e soprattutto molto esigenti apparati uditivi. Questo Giovedì iniziamo molto carichi e con un artista che, con l’uscita del suo primo vero album, diciamolo non fra le righe, ha fatto il botto. Lui è: Sampha, all’anagrafe meglio conosciuto come Sampha Sisay;  il nostro giovane londinese ha esordito sul palco della hole of fame sfornando un album, Process, che rispetto ai precedenti Ep Sudanza (2010) e Dual (2013), mostra un delineato senso di compiutezza ed una delicatezza rara. Il 28 enne cresciuto nella South London più dimenticata ha aperto lo spiraglio verso questo mondo anni fa, iniziando a collaborare con artisti del calibro di Kanye West, Drake nella famosissima Too Much, SBTRKT, Katy B e molti altri, scrivendo per loro testi e componendo basi. Una volta trovato il proprio posto nel mondo, Sampha è riuscito a concentrarsi su se stesso, trovando materiale fecondo semplicemente guardandosi dentro e raccontando in maniera del tutto autobiografica il proprio vissuto. Il precocissimo lutto dovuto alla morte del padre e la recentissima scomparsa della madre fanno da cornice a questo album primogenito, trascinandoci in un vissuto travagliato, ma con una costante luce in fondo al tunnel. In fondo è questo il dono maggiore per un artista, saper trasformare e plasmare qualcosa di negativo in qualcosa di vincente.

L’album è stato preannunciato da 3 singoli che hanno accresciuto la curiosità come una fetta di prosciutto crudo nel deserto accresce la sete, trovando una unanimità di pubblico. Tommy’s Prayer, Blood On Me e No One Knows Me (Like The Piano), ci hanno dato la riprova che il nostro giovane Sampha da neonato in fasce è diventato giovane uomo, pronto a muovere i suoi primi passi grazie alla collaborazione della Young Turks, incubatrice di grandi successi e alla produzione di Rodaidh McDonald.

Per questo appuntamento di Tracks, e soprattutto per la carezza al cuore del pezzo non potevamo che scegliere No One Knows Me (Like The Piano).

No One Knows Me (Like The Piano) è uno dei brani precursori di questo lavoro, Process, che già dalla sua uscita ha nutrito grandissime aspettative. Il brano è composto unicamente da due strumenti, il piano e la bellissima ed intima voce di Sampha che, quasi con un sussurro, ci canta lo speciale rapporto avuto sia con lo strumento che con la madre da poco scomparsa. Racconta quell’esigenza di stringersi spesso a se stesso e far parlare il cuore anzi che la voce, quella malinconia che al solo pensiero ci fa stringere il cuore, ma allo stesso tempo spuntare il sorriso. No One Knows Me (Like The Piano) è una ballad  ricca di piccole sfumature date anche dal particolare timbro di voce del Sisay che grazie ad un sali e scendi costante ci garantisce la facile riuscita. È palpabile la consapevolezza serena del lasciare andare via

“They said that it’s her time, no tears in sight.

I kept the feelings close and you took hold of me,

and never, never, never let me go”.

una perdita lascia un vuoto, ma allo stesso tempo riempie l’anima.

Elisa Donato