Esce oggi per la Sub Pop Records Requiem, il terzo album degli svedesi Goat. Da quando si è formato nel 2012 il collettivo proveniente da Korpilombolo si è portato dietro un alone di mistero con pochi pari nella musica popolare moderna, vuoi per le supposte tradizioni voodoo celate nel passato del loro minuscolo paesino d’origine, vuoi per il fatto di indossare, dal vivo, maschere e costumi folcloristici provenienti da ogni parte del mondo. Christian Johansson & Co. rilasciano poche ed ermetiche interviste e custodiscono la propria privacy come il più prezioso dei tesori. Per loro parlano i dischi, intrisi di world music e sonorità che giungono da tutte le latitudini. Quest’ultima fatica è stata definita dalla stessa band come quella ‘folk’, ed anticipata da una manciata di singoli fra cui spicca Try My Robe.

Se è vera la leggenda che narra di generazioni di persone che nel tempo hanno fatto parte dei Goat includendo nel sound ritmico e percussivo primigenio generi differenti – come la progressive svedese degli anni ’70 piuttosto che il punk ed il black metal odierni – possiamo dire che in Try My Robe si condensi la storia di una cultura locale e globale insieme. Unendo ritmiche funk/afrobeat e strumentazione orientale all’attitudine pysch occidentale ed allo stile tutto svedese nel trovare melodie orecchiabili, il brano restituisce al meglio l’atmosfera trance e quasi mistica delle esibizioni live del gruppo.

“Share my bread! Taste my food! Try my robe!” è dunque un invito alla condivisione, all’unione fisica e spirituale, da intendersi sia in senso letterale sia come una sorta di esperienza extracorporea da sperimentare collettivamente. Al di là di una produzione eccellente, che migliora col passare degli anni, qui finalmente ci si spoglia del superfluo per ritornare al cuore della musica gioiosa e celebrativa che è l’essenza stessa di questa grande band.