Tanto si è detto su Frank Ocean, sulla sua vita privata, sull’ outing non urlato ma sussurrato, sull’attesa durata quattro anni rotta all’improvviso, sul suo  suo stile e la sua unicità, che si rispecchia tanto sulla sua persona quanto sulla sua musica. Io ve ne parlo solo ora guardando da lontano tutto ciò che ha scatenato, tutta quell’aura che si è andata a creare intorno alla sua figura, mi piace pensare che anche lui avrebbe fatto così, avrebbe aspettato, come d’altronde ha fatto con Blonde. Dopo che con “Channel Orange”è stato più che osannato, invece di cavalcare l’onda del successo, lui ha aspettato, quattro anni. Blonde è un album che punta sulla semplicità, pochi suoni, pochi “fronzoli” e tecnicismi e tanto cuore, è così che vuole colpire, e ci riesce. A noi ci ha colpito particolarmente con “Nikes” R&B ballad/slow jam lenta, pacata, introspettiva.

Una critica ai simboli dell’edonismo, allo stereotipo che si intreccia con la realtà delle “donne” che bramano per i soldi del rapper nero. Ocean si rifà anche a Otello di Shakespeare, dove un generale nero si innamora di una donna bianca (Desdemona), e qui Ocean gioca con le parole; il generale nero che si innamora di una “bianca” riferendosi alla coca. Il video, come la canzone, si divide in due momenti che seguono il cambiamento della voce alterata con la voce pura, come uno “yin yang” interiore che traspare nel suo lavoro. Speriamo solo che ora non ci faccia aspettare chissà quanti altri anni per un suo nuovo album.