Crystal Fighters, sicuramente unici quanto diversi e imprevedibili, guidati musicalmente e spiritualmente dalla figura (oserei dire mistica) di Sebastian Pringle. Le radici della band affondano tra Londra e i Paesi Baschi, peculiarità che caratterizza i loro lavori e traspare nei loro dischi (I love London) e nei live, come l’utilizzo della Txalaparta e altri strumenti appartenenti alla cultura locale e alla tradizione basca. Nella formazione iniziale c’era anche un po di Italia nei Crystal Fighters, l’ex batterista Andrea Marongiu era sardo, ma purtroppo è stato trovato senza vita il 12 settembre 2014 nella sua abitazione londinese. Sono una band atipica, sia nel suono proposto con diversi stili, influenze e generi che si fondono (Folk, Indietronica, Dance, Sinth Pop, Dubstep), sia per la differenza abissale tra il sound del disco, (molto più electro e pulito) e  il sound delle esibizione live (molto più acustico e “storto”). Se ti sei innamorato delle loro canzoni, e vai al loro concerto preparato come non mai, con tutte le canzoni imparate a memoria con lo stesso entusiasmo di Fiorello a Karaoke negli anni 90, e arrivi li, iniziano a cantare e subito pensi: ho sbagliato concerto, non sono loro.

Nei live i brani sono riarrangiati in versioni molto più acustiche, con la txalaparta molto presente, come la voce di Sebastian, che ha molto più spazio, mentre in alcuni dischi (Follow), si stenta a sentirla. Un altro punto dove si potrebbe disquisire ore e ore è proprio la voce di Sebastian nei live,  la sua capacità nel canto e delle sue regole base che ,Sebastian sembra ricordarsi solo in studio. Sul palco stona, non ha fiato, e a volte cambia improvvisamente ottava come se non riuscisse. Si direbbe che non sia capace a cantare, e che vendano dischi ma non biglietti , ma non è cosi, funzionano, e non sono l’unico pazzo a pensarlo, basti pensare al tour mondiale in corso che tocca America, Europa e Australia e include festival come Coachella e Bestival. Puntano molto sui live e sul fattore coinvolgimento a partire dai concerti\performance sino ad iniziative riservate ai fan come il concerto gratuito svoltosi all’interno di una grotta  con l’intento di girare il video di L.A. Calling, che avrebbe quindi incluso i fan. Questo primo singolo estratto, non è il loro lavoro più coinvolgente, non si avvicina nemmeno a qualsiasi altro disco contenuto nel loro esordio “Star of Love” o il successivo “Cave Rave”, sembra un canto tipico africano – etnico, con suoni tribali e cori.  Non possiamo che aspettare il 21 ottobre per ascoltare il loro terzo album “Everything Is My Family”.