Riprendiamo il nostro viaggio, lasciandoci dietro la grigia Irlanda, ed in verità il tragitto non è poi così lungo poichè ci fermiamo nelle gelide e meravigliose lande della Svezia. Terra che i più ricorderanno per un Dio del calcio palesatosi a noi con il nome di Zlatan Ibrahimovic, gigante di quasi due metri, con piedi stupendi; io però non la Svezia non la ricordo solo per lui. C’è un altro uomo, che non è proprio un gigante nella comune accezione del termine, che canta poesie e ci mette a nudo nella maniera più spietata che io conosca. Lui si chiama Kristian Matsson, in arte The Tallest Man On Earth e se ci pensate è buffo perchè lui è alto solo 150 centimetri e il nome sembra non ci azzecchi niente. Dovrete ricredervi, però lo farete più tardi, forse.

Amore è il fatto che tu sei per me il coltello col quale frugo dentro me stesso.

David Grossman-Che tu sia per me il coltello

Sì Kristian è il coltello che prima o poi tutti dovremmo sperimentare, ci rovista dentro l’anima e parlandoci del suo animo fa si che noi possiamo scendere a fondo del nostro.
Il suo è uno stile particolare, diverso da qualsiasi cosa abbiate mai ascoltato colpisce forte già al primo ascolto, che sia nel bene o nel male. Per i puristi sarà una nota storta in un mare di omogeneità, per gli altri beh non ci sarà scampo. O lo ami profondamente o lo odi, non c’è una via di mezzo.

The Tallest Man On Earth è voce e chitarra, una persona sola che tenta di raccontarsi.
Ci sono accordature aperte che sembrano distese infinite coperte di neve e fingerpicking talvolta convulsi, talvolta così dolci da togliere il fiato. Poi la sua voce, che per timbrica e modo difficilmente non l’accosteresti a Bob Dylan, si proprio lui.

 

Ci sta raccontando di un giardino, con tanti fiori e colori, un giardino che che è il nostro animo e nasconde dei segreti. Quelle rose, quei gigli, quelle margherite sono tutte l’apparenza per conquistare l’amore di una persona. Allora siamo umani e nascondiamo bugie dalle quali nasceranno delle rose, dai nostri tradimenti nasceranno dei candidi gigli. È l’amore che ci fa fare queste cose, Kristian ce lo pone davanti chiaramente, nascondiamo chi siamo per Amore, per non perdere niente, ma anche se potrebbe sembrare un’accusa non lo è, non si accusa. Siamo Umani.

E così balliamo in giardino,
E che giardino ho creato!
Ora trovo rilassante, temo,
Che dalla morte crescerà il mio gelsomino.

Non essere sospettosa,
Non è una rana quella che ti sta baciando la mano.
Non ti mentirò mai se ti dico
Che sono un giardiniere, che sono un uomo ai tuoi occhi, baby.
(The Gardner-The Tallest Man On Earth)

Il suo tono però si trasforma in accusatorio e rassegnato quando, qualche anno più in là, ci consegna una struggente ballata sul divorzio. Chitarra elettrica, fingerpicking, voce sussurrata e a tratti rabbiosa ed urlata.
Love is All è un quadro sull’abbandono, sulla fine di una relazione. È una ferita che tutti noi ci portiamo dentro, profonda e impossibile da rimarginare. È il cuore che si chiude un pò ed “Impara ad uccidere” lasciando dietro di sé un vuoto insondabile e profondo.

Cammino sul fiume come se stessi passeggiando sulla terra,
Ho il male nelle tasche e i tuoi desideri in mano,
Oh, i tuoi desideri in mano.

E ti getterò nella corrente su cui resto in piedi,
Ho sentito dire che l’amore è tutto ma il mio cuore ha imparato a uccidere,
Oh, il mio cuore ha imparato a uccidere.
(Love Is All-The Tallest Man On Earth)

Insondabile, vuoto, calmo come la superficie di un lago, rabbioso come un disperato che cerca di trattenere la sabbia in una mano.

 

Poi c’è il desiderio di allontanarsi, tracciare nuovi sentieri e vestire altri abiti pur restando sempre fedeli a se stessi. Allora possiamo raccogliere tutte le cose che abbiamo seminato, tutti gli amori messi in ballo, le parole dette, i gesti compiuti e portarceli dietro in un nuovo spazio. Così si presenta “To Just Grow Away, un punto di partenza per qualcosa che andremo a compiere presto. Sapere che arriva un momento in cui serve prendere le distanze e poi riavvicinarci gradualmente per assaporare meglio quello che già abbiamo ma non riusciamo a vedere con chiarezza. È Kristian che ce lo dice, che lo dice a se stesso, perchè quello che vuole fare è una rivoluzione per se stesso e la sua musica.

Guarda, quando il tuo figlio disperato capirà
Che ci sono momenti in cui la speranza è vana
Solo quando langue in fondo a una strada,
Ha frecce spezzate tra le braccia
E non può imbracciare l’arco perché ha le mani occupate,
Perderà una battaglia:
Ma il tuo vivere
Lo lascerà andare via.
(To Just Grow Away-The Tallest Man On Earth)

Sì perchè andrà via e poi tornerà per comporre qualcosa che non ha precedenti nella sua storia musicale.
Tornerà e si circonderà di una band, per la prima volta in Dieci anni.

 

Il nostro Corvo è tornato a casa, con un abito nuovo e scintillante, una band che lo segue e una nuova forma.
Ci affida un lavoro maturo e complesso, corale. Pieno di sentimenti e vecchi fantasmi e dolori da affrontare, i soliti che si incontrano quando si torna a casa. Così ce li quasi condensa in una canzone Dark Bird Is Home, title-track e traccia finale dell’album, che potrebbe sembrare una canzone sul divorzio e anche lui lo dice chiaramente, ma noi sappiamo che è altro.
È il cambiamento condensato e raccontato, gli amori persi, la speranza, e la nuova strada. L’uomo che si rinnova e non sa mai a cosa va incontro. Le cose che pensavamo durassero in eterno si rivelano finite, un germoglio è quello che lasciano, testimonianza di una nuova vita.

And suddenly the day gets you down
But this is not the end, no this is fine
There still are towers in the valley
Still winds down the stream
Still we’re in the light of day
With our ghosts within.
(Dark Bird Is Home-The Tallest Man On Earth)

Il contesto non è cambiato, però l’uomo si.
Il mondo ancora va secondo le sue leggi, per chi torna però è tutto strano. Sembra sempre un nuovo inizio.

 

La fine è arrivata anche per noi ed a malincuore dobbiamo dire arrivederci al nostro amico.
Ci siamo anche ricreduti, perchè abbiamo capito che non si riferisce alla statura quando sentiamo il suo nome: L’uomo più alto sulla Terra, è un’altra altezza quella che ci mostra. Elevarsi a giudice e carnefice di se stesso d’altronde non è cosa da uomini piccoli.

Così ci allontaniamo e sentiamo ancora le sue parole e la sua musica nelle nostre orecchie e pensiamo che i cieli della Svezia non sono mai stati cosi belli come lo sono ora. Ci allontaniamo serbando dentro di noi la misura del nostro animo, consapevoli che con The Tallest Man On Earth  non ci sono addii ma solo piccoli arrivederci.

But this is not the end, no this is fine.

 

 

 

 

 

Traduzioni a cura del sito: https://traducocanzoni.wordpress.com