Trap, trap, trap. Ormai questa parola è sulla bocca di tutti, dalle figuracce per qualche problemino di definizione a Che Tempo Che Fa passando per le convocazioni “illustri” di Sfera Ebbasta al TgCom (sì avete capito bene) e a Matrix (ospite di Chiambretti) fino alle sponsorizzazioni Nike. È ormai chiara la portata di questa scena a se stante che con modalità e tempi inediti è riuscita ad imporsi a livello nazionale. Di alcuni personaggi avevo già parlato, in particolare Sfera e la romana Dark Polo Gang. E non finisce qui dal momento che ce ne sono molti altri, forse leggermente meno noti, ma allo stesso modo talentuosi e promettenti. L’ipotetica linea che li lega segue le maggiori città italiane: Genova (Izi, Tedua), Milano (Sfera, Rkomi, Ghali), Roma (Dark Polo Gang) e Napoli (Enzo Dong).

Si sottolineava l’unitarietà di questo mondo a sè all’interno della musica e del più diretto concorrente rap italiano. E forse questi ragazzi, almeno per coesione, stanno già bagnando il naso a certe figure dell’hip-hop made in Italy spesso prese tra orgogli, rivendicazioni personali, mezzi dissing e gare a chi ce l’ha più lungo.
I giovani trapper d’altro canto sembrano tutti molto uniti, non animati (per ora) da invidie, ognuno con le proprie particolarità e conscio del fatto che la torta è talmente grande che ce n’è per tutti.
Essi, pur presentando dei trait d’union, prevalgono forti individualità, ciascuna ben definita e non interscambiabile.

Tra questi mi piacerebbe parlare di una persona in particolare. Si chiama Mirko e viene da Milano, precisamente dal quartiere di Calvairate e guai a chi glielo tocca. Il suo nome d’arte è Rkomi, frutto di un semplice scambio di lettere. Lo ammetto, non eccelle in fantasia. Ma è diretto, singolare, crudo, efficace. Come la sua musica. Come il suo flow nervoso e dimesso, che si avvicina parlato. Come le sue punchline secche, rapide, sempre dritte al bersaglio. E l’ascoltatore KO, come dopo un incontro di may thai (da lui praticata). È vero di base il suo genere è trap, ma spesso viene accostato a sonorità più classiche, e difatti sembra non dispiacere anche ai puristi del rap.

Un certo signore, di nome The Night Skinny (tra i producer più affermati e attenti alla sperimentazione in Italia), sembra esserselo preso sotto la sua ala protettiva. Forse ala protettiva è un termine un po’ esagerato per aver fatto qualche data e una canzone assieme – anche se non è difficile immaginarsi che abbiano altri colpi in canna – ma possiamo dire con certezza che abbia un debole per lui.
Il singolo figlio di questa collaborazione è “Sissignore”, una base atipica che rifugge ogni classificazione segue le rime di Rkomi a spasso per il mercato del quartiere tra rabbia e superiorità:

«Non sono il tipo ma la faccio una foto
Anche se in genere ho una faccia di merda
Ho sognato noi, su quel palco tu mi annoi, su quel palco non ci vivo così non lo divido il mio piatto
Io non penso che sia tempo perso
Con quello che ho buttato nella mia vita puoi scriverci un libro investirci il tuo tempo
»

La sua discografia conta un mixtape (Calvairate Mixtape Vol.1) e un EP di recente uscita, intitolato Dasein Sollen – letteralmente doverci-essere-nel-mondo – e contenente tutti i singoli rilasciati (uno più bomba dell’altro) su gli YouTube più un inedito (“00” feat. Tedua). E qui entra in gioco un’altra componente fondamentale della musica di Rkomi, i video. I più particolari sono quelli girati nelle vie di Calvairate insieme agli amici di sempre. Fanno da ponte tra le liriche e il vissuto mostrando uno spaccato della realtà milanese in cui Mirko è cresciuto. Altri video decisamente suggestivi sono quelli di “180”, a Parigi, e “Oh Mama”, un viaggio allucinato in prima persona nella notte milanese, entrambi giratida Alexander Coppola.

Rispetto ai colleghi, Rkomi dimostra una maggiore maturità nello scrivere. Racconti nitidi della vita di quartiere, come in “180” dove dice : «I miei fratelli fanno i guanti lungo la via / Sono cresciuti sulle panche, ridono sempre / I tuoi si infamano l’un l’altro a festa finita / Vuoi far passare quei tre scemi come tre bestie?» (Se anche a voi è venuta voglia di uscire di casa e “fare i guanti lungo la via”, ovvero tirare a boxe, con i vostri amici non vi preoccupate è normale).
Quando meno te l’aspetti poi arrivano considerazioni che oscillano tra un esistenzialismo dimesso («Ci conoscessimo un quarto di quanto pensiamo / La finiremmo senz’altro in un attimo» nel ritornello di “Aeroplanini di Carta”) e una grande voglia di rivalsa («Perchè c’ho più fame di voi messi insieme, e gli occhi di chi non ha un cazzo da perdere» in “Sissignore”)

In quella hit incredibile che è “Sul Serio” poi canta: «Guarda che se voglio vengo lì e mi prendo tutto quanto / Piedi per terra perchè punto in alto».
Pur essendo forse il meno noto di tutti – me ne sono accorto parlandone con gli amici – il ragazzo dimostra di avere la testa sulle spalle e di essere potenzialmente, per coerenza e maturità, quello con più probabilità di durare quando tutta l’attenzione rivolta alla trap man mano scemerà. Viene a galla anche una maggiore profondità tematica – non è da tutti intitolare il proprio EP con uno dei punti focali dell’esistenzialismo heideggeriano – accompagnata da una minore arroganza ed ostentazione di droghe, gioielli, vestiti rispetto ai più noti colleghi. Non pensate in ogni caso di avere a che fare con un tipo tranquillo.
Rkomi è partito da Calvairate ma sta arrivando, pronto per prendersi tutto. Sarà difficile resistergli.

«A chi mi ha chiesto dove fossi fino adesso gli ho risposto con un sorriso»

P.S: Ammette di avere un cuore d’oro, e noi non possiamo dargli torto dopo gli avvertimenti che ci ha dato nella titletrack riguardo ai vizietti di uno dei suoi amici del cuore, Falco: «Se ti becca Falco con quell’orologio lo giuro su Dio te lo le leva dal polso».
Dove lo troviamo un cuore più d’oro di così?

 

Filippo Greggi