From Row Seat To Earth è l’ultimo intrigante lavoro di Weyes Blood rilasciato il 21 ottobre 2016 per Mexican Summer. Cinque i punti che seguiremo per analizzarlo:

CHI È WEYES BLOOD?

Nathalie Mearing, in arte Weyes Blood, è una cantautrice americana. Precedente membro della band noise-rock Jackie-O Motherfucker, si è dedicata a questo progetto solista di stampo indie-folk. Il suo moniker è esplicitamente ispirato al romanzo di Flannery O’Connor “Wise Blood” e il suo passato è costellato di svariate esperienze. Dopo aver estratto sciroppo d’acero nel Kentuchy si è dedicata allo studio delle erbe nel deserto del New Mexico ed infine si è trasferita a New York entrando a contatto con la scena musicale della Grande Mela e firmando con la Mexican Summer. Già con poche informazioni possiamo notare la singolarità di questa ragazza e vi anticipiamo che tutto ciò sarà presente, implicitamente o meno, nel suo ultimo album. Con già alle spalle ottimi lavori, quali The Innocents (2014) e Cardamom Times EP (2015), arriviamo, dunque, a From Row Seat To Earth.

IL DISCO

From Row Seat To Earth cattura le istanze del miglior folk anni ’70 e le coniuga con atmosfere elettroniche rarefatte capaci, in tutta la loro evocatività, di rimandare a scenari cinematografici. Esemplare il pezzo di chiusura “Front Row Seat” in cui sembra di assistere ad un film muto in un drive-in theater degli anni ’60.
A partire da questa premessa si evidenzia l’utilizzo di pochi strumenti, a volte appena accenati, calibrati con maestria, in piena armonia l’uno con l’altro. Alla stregua di questi possiamo considerare la voce, ora in primo piano come nell’iniziale acapella di “Away Above”, ora filtrata e modulata secondo i canoni estetici del genere sciogliendosi da qualsiasi intento espressivo.
Come dicevamo il connubio tra folk ed elettronica è efficace, dipinge paesaggi desertici brulli ma al tempo stesso saturi, lisergici. Il tutto è ben esemplificato nella surreale copertina.

IL DISCO: LE TRACCE MIGLIORI

In un disco del genere, legato dal medesimo filo conduttore sonoro, il rischio è quello di non riuscire a mantenere costante il livello di attenzione. Al contrario, se lasciati trasportare nell’universo fatato di Weyes Blood, ci si perde nell’ascolto, nonostante la corposità di alcuni brani.
Tra i degni di nota abbiamo il folk bucolico di “Be Free” in cui la nostra canta di un amore non corrisposto. Assente ogni tipo di rancore in un susseguirsi di amare constatazioni (“Stay close to the edge and try to admit it / That you gave it away when you starve to care and I cared“). La medesima tematica viene ripresa con maggior distacco nella toccante ballata (con tanto di organo) di “Seven Words”.
Non può non colpire la delicatezza del disincantato inno generazionale di “Generation Why”, pronto a cullarci con un soporifero giro di chitarra.
Con “Diary” e il suo piano magnetico, poi, siamo trasportati direttamente in un’altra dimension

LA DISARMONIA TRA INTERNO ED ESTERNO

Il nucleo tematico di Front Row Seat To Earth ruota attorno alla non-corrispondenza tra il desiderio di tranquillità e di pace interiore e il disordine alienato del mondo circostante. Ed è a questo mondo che Nathalie propone la sua spensieratezza quasi adolescenziale condita dalla consapevolezza che proprio quest’età di sogni e speranze è ormai passata. Ad un tratto nel video di “Generation Why” appare un graffito. La scritta è incerta e dice «Future Was Here». Credo che tutto possa essere sintetizzato in questo slogan. Ogni brano del disco è pervaso da questa malinconia, di trovarsi di fronte a un futuro incompatibile scegliendo di percorre un’altra strada. E così From Row Seat To Earth crea un mondo a se stante, una bolla estatica in cui potersi concentrare esclusivamente sull’interno scordandosi di tutto ciò che ci circonda.

CONCLUSIONI

From Row Seat To Earth è un disco intelligente che segue una linea già percorsa da molti in questo 2016, ovvero quella di coniugare suoni provenienti dal passato con un’elettronica delicata (come Hamilton Leithauser + Rostam o Nite Jewel) arrivando a sfociare, nel caso di Weyes Blood, nell’avanguardia. Un trait d’union che non mina, tuttavia, alla qualità artistica e alla riuscita di ognuno di questi lavori, estremamente personali ed unici a modo loro. In questo scenario Nathalie Mearing riesce a distinguersi grazie alla sensibilità e alla dolcezza di un folksinger votata all’etereo.

 

Filippo Greggi