Gareth Liddiard ha deciso di cambiare. Dopo aver sfornato sette dischi da fondatore, chitarrista e voce dei The Drones, uno dei progetti musicali più interessanti e sottovalutati del nuovo millennio arrivati da quell’isola sperduta che è l’Australia, ha deciso di fare qualcosa di nuovo. Si è portato con sé l’altra colonna portante di quel progetto punk blues, la talentuosa bassista Fiona Kitschin, ha assoldato altre due protagoniste della scena musicale australiana, la batterista Lauren Hammel e la chitarrista/tastierista Erica Dunn, ha trovato un nome totalmente fuori di testa e ha fondato i Tropical Fuck Storm. E con la loro formazione a maggioranza femminile – un’eccezione, purtroppo – si sono messi subito a lavoro sfornando il loro debutto A Laughing Death in Meatspace.

Una tempesta di punk rock acido contaminato da influenze blues e noise; un vento caldo e letale che lascia un solco importante nella sonnolenta stagione discografica estiva e non solo. A Laughing Death in Meatspace è un viaggio allucinato in cui parole e suoni ci accompagnano in un racconto senza filtri, che mostra tutte le contraddizioni personali e collettive nascoste sotto la superficie del reale. “You Let My Tyres Down” è pezzo d’apertura dirompente che mette in campo tutte le qualità della band: la ruvidezza delle chitarre, della voce e del racconto di Gareth trova sfogo nel ritornello dominato dalla malinconica leggerezza delle voci di Erica e Fiona.

Just say from this day forward
You won’t ever look behind
And everything that you believe in
Depends on what you find

Un gioco di differenze che ritroviamo lungo tutto il percorso, come nella dissonante “Antimatter Animals”, ma soprattutto nella psichedelica “Chameleon Paint”, che attraverso una progressione inarrestabile e linee melodiche che non escono più dalla testa racconta le ipocrisie della società moderna, incapace di dubitare, congelata su certezze inscalfibili e quindi incapace anche di individuare la fonte del perenne malessere che la attanaglia. E in questo senso non potevano mancare denunce politiche più o meno esplicite: in “Soft Power” Gareth Liddiard punta direttamente il dito verso l’”Oumpa Lumpa” Trump, mentre nella grooveggiante “The Future of History” la riflessione su un futuro dominato dall’intelligenza artificiale parte dal celebre incontro di scacchi fra il campione russo Garry Kasparov e il computer IBM Deep Blue.

Un futuro che “Two Afternoons”, il brano che chiude il primo lato del disco, più consistente e a fuoco del secondo, disegna come una distesa desolata in cui le tracce umane sono solo allucinazioni, con atmosfere a metà fra T.S. Eliot e Kurt Vonnegut. La produzione del disco rende ruvido e tagliente ogni strumento, creando una poltiglia densissima che non lascia respiro, e in questo un ruolo importante lo riveste la graffiante e aspra voce di Gareth Liddiard, che riempie ogni angolo libero delle strofe. I Tropical Fuck Storm concedono solo una breve pausa all’ascoltatore nella jam allucinata “Shellfish Toxin”, che ci porta verso la conclusione del disco: la title track mantiene i toni bassi e i timbri più soffici mentre le voci ci trasportano in un altro viaggio a metà fra un mondo apocalittico e un trip; a chiudere, aumentando l’intensità, quasi ad aprire un nuovo capitolo, c’è il blues allucinato di “Rubber Bullies”, che dopo un lungo crescendo ci lascia in bilico.

If IBM is here to make your dreams come true
You can probably say the same thing about nightmares too

La domanda è da che parte cadranno i Tropical Fuck Storm. Le premesse sono buone: A Laughing Death in Meatspace dimostra che nella grande galassia rock c’è ancora spazio per creare qualcosa di originale. E anche se ci sono alcuni difetti da limare – la dinamica del disco è un po’ piatta e certe scelte d’arrangiamento troppo utilizzate – il futuro della band sembra radioso. Peccato che quello dell’umanità, a detta di Gareth Liddiard e socie, non lo sia per niente.