TORRES è una tipa bionda di ventisei anni che nella vita reale si chiama Mackenzie Scott e che, se vi piace St Vincent, amerete alla follia. Dopo due anni da Sprinter, tra tappeti elettronici e chitarre che sembrano uscire proprio dalle mani della cara Annie Clark, Mackenzie scopre e “gioca” con il suo corpo.

Lo ha detto lei, Three Future “is entirely about using the body that each of us has been given as a mechanism of joy”. Beh il messaggio passa forte. Tra l’altro lei è una ragazza travolgente ed energica, basta guardare i suoi live, quindi quando parla di usare il corpo lascia intendere di farlo con una certa, chiamiamola così, passione. Questa passione si trova esplicita nelle 10 canzoni dell’album che svolazzano tra art rock ed electro pop.

C’è tanta fisicità e sensualità, la voce è possente e l’elettronica viene sfruttata per immergersi meglio in queste tracce notturne. Acquistano importanza le scenografie con cui TORRES avvolge l’estetica di Three Future; interni vintage, outfit eleganti e scopate con i propri alter ego rendono nitide le parole della title track in un video dal visual molto accattivante. L’immagine con cui si presenta TORRES però non è solo questo. C’è anche l’altra faccia della medaglia, il dramma. Con un po’ di attenzione si sente a piccoli dosi ovunque. Nelle espressioni di  Mackenzie, nell’insicurezza verso la propria sessualità che descrive nei testi  e forse risulta amaro da dire, ma traspare della tristezza in tutto il suo lavoro.

Il desiderio non si trasforma in ossessione solo in “Helen in the Woods”, ma un po’ ovunque. Per 46 minuti ci si immerge in lei, in soluzioni sonore assolutamente creative e ben sviluppate, tra vari riferimenti intellettuali che circondano il lato musicalmente più calmo di TORRES (soprattuto se si pensa a Sprinter) Meno aggressiva, ma più matura, merito anche del produttore Rob Ellis (PJ Harvey vi dice niente?), Mackenzie torna a farsi sentire, ma purtroppo non riesce ancora a ricevere il successo che merita.