È una delle rivelazione della scena rap nostrana e oggi vi raccontiamo il suo disco d’esordio, uscito per Def Jam Records il 9 settembre. Come sempre, in 5 punti:

CHI È SFERA EBBASTA?

Bene o male tutti avranno sentito parlare di Sfera Ebbasta in questo 2016. Un ragazzo della periferia milanese, Cinisello Balsamo per la precisione, che in un paio di anni ha creato una scena a se stante nel panorama musicale italiano. Una scena florida, sviluppatasi tra Milano e Genova, fatta di nomi interessanti (Tedua, Izi, Ghali) e precisamente legata ad un certo tipo di suono e di immaginario. Essi sono strettamente legati ed arrivano, tanto per cambiare, dagli USA. Stiamo parlando della trap e di tutto ciò che ne consegue: massiccio utilizzo di autotune, beat grassi, hi-hats. Ma stiamo parlando anche di un atteggiamento, di uno stile di vita fatto di pose, vestiti firmati, gioielli, blunt, purple drank.
Tornando a Sfera, dopo il successo sul web grazie a singoli come “Panette” e “Ciny”, ha prodotto insieme a Charlie Charles (su questo personaggio spenderemo un capitolo a parte) XDVR per poi ripubblicarlo come XDVR Reloaded dopo l’approdo in Roccia Music e con la partecipazione di Marracash e Luchè.

CHARLIE OVVERO RE MIDA

Parlare di Sfera Ebbasta vuol dire parlare di Charlie Charles. E parlare di Charlie Charles vuol dire parlare del produttore più richiesto del momento.
Il rapporto tra i due è complementare. Il successo non sarebbe arrivato in maniera così repentina per entrambi senza il supporto dell’altro. Ma se proprio volessimo spostare il peso della bilancia su di uno, a conti fatti quello sarebbe Charlie. Per il semplice fatto che in un genere come la trap le basi rivestono un ruolo primario, sono loro che creano la presa sull’ascoltatore prima ancora del flow e dei contenuti.
Tutto quello che Charlie tocca, proprio come Re Mida, diventa oro. Basti pensare al solo progetto Sfera Ebbasta, di cui ha curato le produzioni di tutti i brani (possiamo tranquillamente parlare di un duo) o all’ultimo disco di Guè Pequeno e Marracash, il cui brano più ascoltato su Spotify è stato proprio quello prodotto da lui, “Salvador Dalì”, senza nemmeno essere stato lanciato come singolo.

IL DISCO

Per questa prima uscita ufficiale, nonostante ospiti ed etichetta prestigiosi, Sfera rimane se stesso proponendo la solita formula che lo ha portato alla ribalta riuscendo comunque a variare e a proporre qualcosa di nuovo, seppur in maniera limitata, tanto nei contenuti quanto a livello delle produzioni. Se nei primi gli argomenti rimangono pressochè i medesimi si può notare un passo avanti in maturità e consapevolezza, nelle seconde Charlie riesce a confermarsi e a sorprendere. Esemplare “Figli Di Papà”, con le sua atmosfere caraibiche e il ritornello a mo di singolone reggaeton senza tuttavia esserlo, o le influenze orientali e tribali di “Notti”.
Ottime le collaborazioni con il francese SCH in “Cartine Cartier” e “Balenciaga”.
Le uniche pecche sono una ripetitività probabilmente inevitabile e qualche passo falso come la pop-oriented “Bang Bang”.
“Visiera Becco” e “BRNBQ” con il loro racconto della vita di quartiere sono probabilmente le due canzoni migliori del disco.
“BHMG” è l’ironica chiusura. Gli haters sono visti dall’alto tra menefreghismo (“Tutta Italia ora sa il nostro nome / Tu andale, andale / Puoi pure andare“) e falsa compiacenza che non nasconde un pizzico di verità, ma anche di questo Sfera sembra esserne consapevole (“Sono stonato non so rappare / Che devo dire scusate mi spiace / Ho inventato tutto è tutto falso / Sfera Ebbasta è solo un personaggio“).

UN BRAVO RAGAZZO IN UN BRUTTO QUARTIERE

La traccia che apre il disco, “Equilibrio”, è un riassunto della vita di Sfera finora. Da un “passato di fame e di sete” fino al passare di fretta “dal numero zero al numero uno“. Affermazioni magari anche esagerate ma emblematiche per comprendere un ragazzo che è riuscito a farcela in un contesto dove spesso la strada è segnata fin dalla nascita. Non è un rifiuto delle proprie origini semplicemente un’accettazione, nel bene e nel male, perchè da esse non si può scappare.
In tutto ciò Sfera ha avuto la sua chance e la sta sfruttando appieno, senza dimenticarsi della sua squadra.

QUANDO PARLANO I FATTI

Il successo più è repentino più porta con sè critiche e detrattori. Lo stesso sta succedendo nel caso di Sfera Ebbasta. L’accusa è quella di non essere un rapper, di star rovinando il rap italiano, di dare il cattivo esempio o più banalmente di essere un coglione. Tutte accuse lecite (a parte l’ultima) ma inutili per un semplice motivo: a Sfera non importa di essere un rapper come rilasciato in una recente intervista (“Abbiamo creato un’altra scena, non siamo il rap italiano, non siamo forse nemmeno rap. Chiamatemi come volete, un artista, un trapper.“). Non gli importa delle critiche perchè lasciano il tempo che trovano. Lascia parlare i fatti, tutti dalla sua parte e che lo si ami o lo si odi questo va riconosciuto. Ancor più quando diventi il primo rapper italiano ad entrare nelle classifiche di altri paesi europei.
L’album, con tutte le sue pecche, rimane un buon prodotto musicale in grado di portare un po’ di aria fresca nella musica italiana.
Il ragazzo ce la sta facendo, tra provocazioni, figure di merde ed esagerazioni. Si vuole attirare l’attenzione, è ovvio, ma ciò viene giustificato dall’apparente assenza di divario tra persona e personaggio. Non è a caso l’omonimo titolo, quasi a volersi presentare dicendo «Questo sono io».

Filippo Greggi