Il nome TDE implica spesso grandi aspettative e, la maggior parte delle volte, i membri del collettivo non hanno quasi mai deluso; in particolar modo ScHoolboy Q ha sempre portato qualcosa di nuovo sia dal punto di vista sonoro con beat interessanti e abbastanza sperimentali, che da quello dei testi con flow creativi e barre cattive ma cariche di significato. A distanza di tre anni dal suo ultimo progetto c’è da chiedersi se sia riuscito a mantenere questa inventiva distinguendosi dal resto della scena come in precedenza e la risposta, purtroppo, è no.

CrasH Talk non manca certo di problemi, ma il principale è uno: i beat. La sperimentazione degli album precedenti è scomparsa lasciando il posto a un sound più omologato alla tendenza del “Soundcloud Rap” (sottogenere che ormai sta anche scomparendo). Ciò non sarebbe un problema così grave se le strumentali non avessero un sound così finto e generico, come se fossero state trovate cercando “type beat” su YouTube.

You know pain on my mama’s face when the opps can call me a loser
Ain’t achieve shit, her son quit sports to become a Crip
‘Nother single mother that failed, lost her son in the mix
Workin’ hard through all her problems, her son just couldn’t be fixed

Delusione in tutto e per tutto? Non proprio. Q dimostra di saper rappare come si deve e di saper trattare argomenti diversi anche da differenti punti di vista, tuttavia paragonandolo alla versatilità dei flow e alla tecnica dimostrate in Oxymoron e Blank Face LP è molto facile rimanere delusi.

Entrambe le constatazioni fanno pensare che l’artista fosse poco motivato, soprattutto se si tengono a mente anche i tre anni di gestazione di questo disco. Viene da pensare che i beat siano stati prodotti un paio di anni fa e che Q abbia preso tempo, trovandosi a scrivere su delle basi datate che non lo ispiravano particolarmente, ma questa è pura speculazione. Quello che è certo è che chiunque si aspetterebbe molto di più da un rapper esperto e pieno di talento come lui.

The engine too fast, a nigga could never be late
Gun in my pants, the eagle gon’ sound like the bass
Don’t fuck with the badge, you see what I did to his face
Just keeping it real, if it’s realer than me then it’s fake

Detto questo non tutto è da buttare, anzi. L’album in sé non è per niente pessimo, al contrario. Sono presenti molti momenti degni di nota, soprattutto nei brani con strumentali meno Trap e più ispirate al Soul o al classico Gangsta Rap della West Coast. Purtroppo, però, quando hai dei pezzi “da 10” e altri “da 2”, la media sarà appena sufficiente.

Tales è uno dei brani migliori del disco. Il beat è classico e Gangsta e ciò riflette anche l’argomento: Q inizialmente racconta storie del suo passato di strada, per poi riflettere su di esso e, più in generale, sulla vita da gangster e quanto essa possa essere dannosa e avere conseguenze non solo su chi ne fa parte, ma anche sulle persone che gli stanno intorno.

How many tears am I gon’ shed ’fore I go? Uh
The pigs been on us, my heart been skipping
I lost religion, my nine ain’t perfect
A star is born, sometimes a drive by needed
My baby mama paid the bills, I ain’t have shit on the smoke
The homies tell me I’m a burden but never threw me a rope
They left me hanging on the corner, my whole life is my stash
One more strike, I’m with the lifers, split the fifty in half
I watch a nigga lose his life right in front of his kids
We keep the cycle back and forth, the demons smother our gifts

Vi sono tracce con dei testi molto tecnici, flow originali e metafore creative, come Numb Numb Juice e 5200 che, nonostante l’argomento relativamente banale, risultano accattivanti ma, purtroppo, vengono appesantite dalla genericità del beat, che le rende facilmente dimenticabili.

CrasH è una canzone decisamente più Q. Il beat calmo e Soul fa perfettamente da sfondo al testo riflessivo in cui il rapper paragona il suo passato al suo presente, sottolineando la necessità di trovare un equilibrio tra ciò che era e ciò che è diventato; equilibrio che sarà inevitabilmente diverso da quello di chiunque altro e che, di conseguenza, deve trovare lui stesso.

I’m kickin’ game for these young niggas
‘Cause one day they’ll meet my daughter, uh
All that bullshit I taught her, huh
Way too blessed to be normal, uh
Upper echelon, where we stand at
So, girl, be proud that your skin black
And be happy, girl, that your hair napped
‘Cause the school system won’t teach that
Where your father been, you gon’ reach that

Anche le collaborazioni sono un riflesso degli alti e bassi di questo disco. CHopstix con Travis Scott è talmente generica, stupida e fastidiosa da meritare il titolo di “peggior canzone che abbia sentito negli ultimi anni” –sembrava impossibile fare un buco nell’acqua con Travis eppure è successo–. Lies con Ty Dolla $ign e YG sembra un pezzo di Young Jeezy di inizio 2000 sia per beat che per argomento, in ogni caso totalmente fuori posto in un disco di ScHoolboy Q. 21 Savage non è nulla di che ma nemmeno pessimo in Floating, pezzo che di per sé è un vero e proprio banger senza mezzi termini. Le collaborazioni migliori sono quelle di 6lack, Kid Cudi e Lil Baby rispettivamente in Drunk, Dangerous e Water, tutte e tre molto ben riuscite e perfettamente in sintonia con Q.

Complessivamente il disco è carino: nulla di speciale ma nemmeno completamente da buttare, peccato solo sia un album di ScHoolboy Q, un artista che in passato ha dimostrato di sapere perfettamente quello che fa e dal quale ci si può aspettare molto di più. L’unica cosa che può togliere l’amaro in bocca lasciato da questo progetto è la speranza che sia solo un piccolo passo falso nella carriera di un grande artista.