Esattamente tredici anni fa i Rachel’s diedero alle stampe Systems/Layers, un lavoro che ascoltato oggi mostra chiaramente il peso e il contributo del gruppo originario del Kentucky, poi scioltosi nel 2012,in un genere che dal post rock si è contaminato, o meglio aperto, con la musica classica e l’avanguardia del Novecento. A scanso di equivoci, non parliamo degli esperimenti di un certo progressive con le sue sbandate sinfoniche che a volte sfociavano nella maniera e nelle pretenziosità, ma di una ricerca più minimale ma non meno incisiva verso la composizione e l’arrangiamento classico, nella forma e nei timbri.

Systems/Layers ritorna quest’anno sugli scaffali dei negozi reali e digitali in una inedita riedizione in vinile che comprende il successivo Ep del 2005 (nonché ultimo lavoro ufficiale dei Rachel’s) Technology Is Killing Music, una suite di diciotto minuti comprendente il lavoro in studio e registrazioni live ed ambientali. L’album del 2003 era un concept  basato su un giorno nella vita di otto personaggi immaginari nelle loro città, realizzato assieme all’ensable Siti Company di New York, ed è il passo che proietta i Rachel’s oltre il post rock per entrare in maniera discreta come è nel loro stile in territori classici più di quanto una pietra miliare come il loro The Sea and The Bells del 1996 avesse fatto (e visto che siamo qui, consiglierei di recuperare anche questo magnifico concept album).

Meno sperimentali rispetto a un John Cage ma al tempo stesso certamente non pop come un compositore quale Jherek Bischoff, né totalmente post rock come potrebbero esserlo i Piano Magic, il gruppo il cui nucleo era costituito da Rachel Grimes , Jason B. Noble (deceduto nel 2012) e Christian Frederickson ha dato un contributo fondamentale allo sviluppo del filone classico ed avanguardista all’interno del panorama alternativo. Non essendo spinti dalla volontà di operare delle riscritture filologiche come in seguito fecero Ólafur Arnalds (The Chopin Project con la pianista Alice Sara Ott) o Max Richter (Recomposed – Vivaldi: The Four Seasons), né da intenti accademici sullo stile di Bruce Brubaker,  i Rachel’s rappresentano un unicum che può richiamare lo stile minimale di compositori come Dustin O’Halloran e soprattutto Michael Nyman. Non è un caso che lo strumento che più ricorre in Systems/Layers è il pianoforte, il cui suono echeggia naturale e non preparato e al quale si accompagnano gli archi, sprazzi di elettronica e registrazioni ambientali e pochissima sezione ritmica, nonché i silenzi che sono parte della composizione e allontanano ogni paragone con altri alfieri della new wave classica come Hauschka.

Systems/Layers è un lavoro musicalmente impressionista, dove la dinamica assume un ruolo di secondo piano rispetto alla preponderanza dei timbri, come la viola che si staglia in Moscow Is In The Telephone e in  Water From The Same Source, e così anche l’atmosfera di sospensione che fa il pari con una certa malinconia di fondo diventano il trait d’union che lega i vari brani: Expect Delays si introduce nei territori ambient con il timbro gentile del clarinetto che rompe l’andamento minaccioso del brano, ed è ambient anche Where_Have_All_My_Files_Gone? e 4 Or 5 Trees.

Ma questo è un album che, come abbiamo detto, si lega alla scrittura classica: Arterial è assimilabile alla forma dello scherzo presto e Even/ Odd a quella dello scherzo vivace, con il mordente ottenuto da energici violoncelli; la title track ricorda i lavori di compositori e pianisti come Satie, Mussorgsky e soprattutto Debussy con la sua La fille aux cheveux de lin. Il post rock sfuma a favore della musica da camera (Anytime Soon) e a volte con aperture orchestrali (la sublime Esperanza), mentre le ritmiche sono sparute e compaiono nel tribalismo di rottura di Reflective Surfaces e negli accenni di Singing Bridge, ma è solo nella felpata e circospetta And Keep Smiling che la batteria si presenta nel suo set completo. Ridotta ai minimi termini anche l’elettronica, presente con registrazioni ambientali  e solo in un brano compare lo strumento della voce, in questo caso di Shannon Wright, ovvero la ballad malinconica e di cristallina bellezza Last Thing Last che pur non avendo picchi dinamici mantiene nel suo decorso una forte intensità.

La potenza di Systems/Layers (con l’appendice Technology Is Killing Music) sta nel fatto che pur a distanza di un lasso di tempo così lungo suona attuale ed ispirato molto più di tanti epigoni che nel corso di questi anni si sono cimentati nella rilettura della musica classica con alterne fortune. E’ malinconico, prezioso, delicato, appagante, suggestivo e pure toccante: è un album che si inserisce in un tempo indefinito, un eterno presente reso tale dalla bellezza musicale che hanno saputo creare nella loro carriera i Rachel’s.