È inutile che ci giriamo intorno, gli hipster non conquisteranno più il mondo. Vero, se ne trovano ancora alcuni esemplari in giro per le città, ma il duo risvoltino-barba è passato di moda. Con loro sono passati anche i Peter Bjorn and John. Capitani del movimento indie di qualche anno fa, continuano imperterriti a produrre musica senza alcun senso. “Young folks” ha smesso di tormentarci, anche se di nuovi tormentoni da spiaggia, nel loro settimo disco, se ne trovano a bizzeffe. Solo gli animatori di qualche festa potrebbero renderlo un disco famoso, passando ogni singolo pezzo alle feste in spiaggia.

Fare indie non è obbligatorio.

Nessuno spunto interessante, nessuna melodia nuova, sempre la stessa zuppa riscaldata. Non voglio essere cattivo, di dischi brutti ce ne sono molti in circolazione, ma qui si riscontrano dei gravi problemi riguardo l’inventiva e la ripetitività dei contenuti. (uno dei più grandi problemi della discografia moderna). Una caratteristica che sempre più si riscontra, in particolare nell’indie, riguarda la falsa ricerca musicale. Si hanno infatti numerosi gruppi che, a partire dal nome, fanno di tutto per risultare diversi da quello che le radio ci propongono, senza accorgersi di diventare invece sempre più uguali e monotoni. È proprio questo che succede nel disco, dove il continuo tentativo di mescolare la stranezza con la musica orecchiabile crea un orribile miscuglio di generi, e come la chimica ci insegna, non sempre due sostanze miscelate tra loro danno esiti positivi, un po’ come la coca-cola con le Mentos.

Forse in un primo momento la reazione tra i due ti farà gridare al miracolo, vedendo quella colonna di schiuma, ma sono sicuro che, dalla terza volta in poi, ti stuferai di dover pulire mezza cucina per uno stupido esperimento (senza dimenticare la bottiglia di coca-cola sprecata). Probabilmente tutti si dimenticheranno presto di questo disco, spingendolo nel dimenticatoio e lasciandolo li a marcire per un lasso di tempo da definirsi. Forse non sarà una sfortuna.