Se già seguite Moby su Facebook o Twitter, sapete benissimo come i suoi post sui diritti degli animali e “contro il sistema”, per quanto giusti e dalle buone intenzioni, siano più fastidiosi di quelli della vostra amica vegana. Questo c’entra poco con la musica, ma paradossalmente c’entra molto con il nuovo album del produttore e cantante statunitense.
Moby ha fatto la storia dell’elettronica e ha ridefinito l’arte del sampling con il disco “Play”, antecessore di un continuo mutamento musicale che Moby porta avanti da 15 anni. Una miscela di punk, alternative rock, pop, noise e la già citata elettronica, la sua musica sfugge a ogni recinto di genere.

“These system are failing”, prodotto insieme al The Void Pacific Choir (collettivo composto da Moby stesso e altri musicisti) è l’ultimo frutto di questo percorso, un disco che rischia di passare alla storia non tanto per le sue innovazioni musicali, ma più per il messaggio antisistema che cerca di veicolare e che a tratti rischia di diventare stucchevole.  Quello che abbiamo davanti, per ammissione dello stesso Moby, è un manifesto “rivoluzionario” per i diritti degli animali e per la liberazione da una tecnologia sempre più invadente, un tentativo di “risvegliare le coscienze”, il colpo finale al sistema corrotto. Un messaggio molto personale e opinabile; un messaggio così forte da oscurare il lato musicale dell’album anche per causa della debolezza di quest’ultimo.

I suoni sono molto diversi dalle grandi hit che lo hanno reso famoso. L’influenza più evidente è quella del noise pop, un termine, che nel bene e nel male, questo disco aiuta a definire meglio.
Già dal brano d’apertura “Hey! Hey!” è evidente una mescolanza di stili un po’ disorientante. La musica è molto potente, i bpm molto alti e la produzione massiccia, le melodie elettroniche che spiccano in questo minestrone sono interessanti e rendono il pezzo orecchiabile ed energico. Proprio l’orecchiabilità manca nelle seguenti “Break.Doubt” e “I Wait for You”, entrambe molto simili al pezzo iniziale, che completano un terzetto molto potente, ma poco vario.

La parte centrale del disco viene inaugurata da un necessario cambio di ritmo con “Don’t Leave Me Alone”, il secondo dei tre pezzi meglio riusciti dell’album. Una cavalcata post-punk che esplode in un ritornello ancora una volta potentissimo e pieno di timbri musicali. Inoltre è uno dei pezzi più testualmente espliciti [I know you don’t love me but you don’t have to be so mean/ Treat me like the worst thing you ever seen]. Arrivati alla seguente “Erupt and Matter” si inizia a intuire come alcune scelte produttive stiano iniziando a diventare ridondanti: ci risiamo con il miscuglio chitarre distorte, elettronica graffiante e ritornelli urlati. Questi dubbi vengono momentaneamente diradati con il terzo e ultimo pezzo degno di nota dei nove totali, “Are You Lost in the World Like Me?”, il brano più importante del disco, il perno dell’album, il riassunto sia musicale che testuale di tutto il lavoro [Are you lost in the world like me’/If the systems have failed?/Are you free?].

In chiusura abbiamo “A Simple Love”, la canzone più “vecchia”, quella che ci ricorda quanto sia difficile riprendere gli anni 80’ senza cadere in banali cliché musicali; “This Light Is Clear in My Eyes” pezzo molto Joy Division, ma con atmosfere più solari rispetto a quelle create a Ian e soci; la dimenticabilissima simil punk “And It Hurts?”. Menzione speciale va a una delle tre bonus track, “Almost Love”, in cui Moby gioca con suoni più elettronici e puliti; avrebbe dovuto trovare spazio nel disco.

“These System Are Failing” è un lavoro maturo, frutto di una mente che ormai conosce le logiche musicali e che quindi sa come veicolare al meglio un messaggio cercando di raggiungere più persone possibili. A Moby va riconosciuta l’originalità e il coraggio, ma ci si aspetta anche più attenzione alle innovazioni musicali e al suono nel senso letterale del termine: più raffinatezza e un po’ più di leggerezza. Anche se di leggero in quello che Moby cerca di trasmettere c’è ben poco.
L’operazione è tutto sommato apprezzabile, ma dal punto visto politico, oltre che musicale, rischia di risultare un po’ anacronistica: Moby dovrebbe saper che gridare “These System Are Failing” significa ammettere che in realtà la “rivoluzione” sta fallendo.