Quando si parla di Rap inglese la prima cosa che salta alla mente è il Grime. Tuttavia esistono non pochi artisti d’oltremanica che non si limitano a un sound definito dal proprio Paese e cercano influenze altrove, primo fra tutti Loyle Carner. A due anni dal suo debutto con Yesterday’s Gone,il rapper di South London torna con un album dalle intenzioni molto simili a quelle del precedente ma con molta più ambizione.

Not Waving, But Drowning è leggermente più concettuale del suo predecessore e sicuramente dimostra i passi avanti dell’artista sia dal punto di vista della scrittura che da quello dell’autoanalisi psicologica: Loyle tratta i problemi suoi, della sua famiglia e dei suoi amici in maniera profonda e matura, con flow molto eterogenei e creativi. L’unica goccia di concept del disco è nella prima traccia, Dear Jean, in cui l’artista scrive una lettera alla madre per dirle che finalmente ha trovato la ragazza giusta con cui passare la vita e nell’ultima, Dear Ben, in cui è la madre a scrivere al figlio per comunicargli la propria felicità nel vedere che il suo dovere si è compiuto con successo.

I just wish the little lady could’ve seen it but she was dreaming
Reckon she’s standing with her mum saying to her ‘look, mother here’s the sun’ rooted in the moment til the memories are done
So I sit and start to wonder on the woman she’ll become
Wonder if I’ll have a son or a daughter, ones that I brought up never strong never telling me to run
Never tried to find a sum, tryna get it done yo I wonder if she’ll ever be as clever as her mum, one

I beat non sono incredibilmente vari tra loro, anzi in alcuni momenti sembra quasi si ripetano, tuttavia sono tutti curati e perfettamente adatti al tipico modo di Rappare di Loyle Carner. Il suo atteggiamento calmo e posato, a volte quasi sussurrato come se non volesse disturbare altre persone con i suoi racconti, non si presterebbe a nessun altro tipo di produzione e, anzi, per essere apprezzato ha bisogno necessariamente di un sound chill.
Una delle armi più affilate nell’arsenale del giovane artista è senza dubbio la sua capacità di storytelling: Carner è in grado di raccontare eventi (siano essi brevi e banali o lunghi e importanti) in maniera concisa ma non scarna, tralasciando i dettagli inutili per mantenere solo quelli fondamentali, creando così una narrazione stringata ma carica di personalità.

I’m seeing rain, hearing rain on the roof tops
Trust, I hide my money in my shoe box
I’m not alone but missus sippin’ the rooibos
Wondering the cost tuck a 50 in some tube socks

Ottolenghi è un pezzo estremamente calmo ed etereo, in cui il rapper tratta il tema dell’ADHD (Disturbo da deficit di attenzione e iperattività) con metafore legate al mondo della cucina. L’artista stesso ammette di soffrire di questo disturbo, ma lo analizza con una precisione magistrale.

In Sail Away Freestyle il tema è nettamente diverso: l’ottimismo di fondo presente in tutto il disco è messo leggermente da parte mentre il rapper parla di problemi economici personali (suoi ed altrui) che gli impediscono di sentirsi tranquillo. Il beat è più incalzante degli altri, la batteria più pesante e l’atmosfera più travagliata con un risultato che sfiora l’inquietudine.

Nobody thought I was leaving
Caught with the greavin’, was taught to misleading, when all I been caught in the seasons
But I’ve changed for the better and I know that
Things don’t look better through a Kodak
But some things look special in a throwback
Out in the cold and I’m telling you to hold that
Just there
Beauty in bold, I stare ’cause your froze in the cold night air, as the show lights glare

Il tema di Carluccio è relativamente poco trattato nel Rap: la perdita di un idolo; nel caso di Loyle si tratta dello chef italiano di fama londinese Antonio Carluccio, considerato dal rapper come un vero e proprio modello di vita sia per le capacità culinarie che per i valori umani che incarnava. In aggiunta ciò che emerge dalla canzone è il modo in cui la perdita del proprio idolo può far soffrire quanto quella di un parente, al punto da rischiare di rovinare le relazioni di una persona.

Le due collaborazioni più rilevanti sono la minimale e incantevole Desoleil (Brilliant Corners) con Sampha, che parla del cambiamento di Loyle tra un album e l’altro ma mantenendo gli stessi problemi che aveva all’inizio e la malinconica Loose Ends con Jorja Smith, canzone che racconta la difficoltà di un’adolescenza priva di punti di riferimento.

Complessivamente un album ben riuscito, dalla maturità impressionante e con una bellissima estetica sonora. Il principale difetto è quello della scarsa varietà dei beat, molti dei quali sembrano quasi riciclati dal disco precedente, un problema presente ma non grave abbastanza da rovinare l’esperienza complessiva. Un altro buon lavoro nella carriera di un artista talentuoso e promettente.