SOPRAVVISSUTI ALLA MUTAZIONE

Sembra che intorno ai From Indian Lakes si sia ormai creato un vero e proprio manifesto sonoro che non vuole conoscere ragioni per prendere le distanze da ciò che è stato e continua ad essere. Gli ultimi tre dischi di questi ragazzi provenienti direttamente dalla comunità dei “laghi indiani”, hanno portato avanti un ideale sonoro che a quanto pare stenta a dissolversi e sopravvive a qualunque mutamento. Complice di tutto ciò il frontman Joey Vannucchi, mente e braccio della band (voce, chitarra, tastiere e a volte la batteria). Vannucchi cominciò a scrivere canzoni durante la sua permanenza in una piccola comunità montana non poco lontana dal Yosemite National Park, e poco dopo riunì i suoi amici per formare la band e cominciare a produrre musica. I primi due dischi dei From Indian Lakes sono interamente autoprodotti e ciò a quanto pare ha giovato molto all’attività maniacale di Vannucchi, che ha costruito in questi anni una identità tutta sua. A partire da “The Man with Wooden Legs” (loro primo disco, risalente al 2009) la band ha intrapreso una strada sonora che prende spunto da diverse influenze emo, alt-rock, con accenni folk. Vena che non ha stentato il passo anche nel successivo “Able Bodies”, e nel terzo disco “Absent Sound”, il primo con l’etichetta Triple Crown Records che entrò alla sua uscita nella Billboard 200.

SOLITUDINE E ROMANTICISMO

Dicevamo di Vannucchi, della sua permanenza montana in pieno isolamento e senza corrente elettrica, e di tutta la gioventù passata a leggere libri e suonare diversi strumenti. Tutte attività che poi hanno influenzato la sua musica, creando attorno ad essa concetti ben definiti ed un’idea di suono che poi sarà una costante per tutta carriera discografica dei From Indian Lakes. Ebbene, Everything Feels Better Now è il disco che riconferma, ancora una volta, determinate tendenze, trasportando con sé un’ideale romantico ma introspettivo, senza mancare di ambiziosità. I From Indian Lakes a questo giro si avvalgono di chitarre pulite, voci sommesse e batterie calde, rendendo di difficile collocazione l’umore che si respira in questo album; un’aria riflessiva persevera per tutto il disco, senza mancare della luce necessaria per far venire fuori tutta l’ambizione nascosta nei Nostri. Dell’alt-rock che si respirava nei primi album è rimasto poco in questo disco, e Vannucchi vira verso una sorta di “emo pastorale”, fatto di chitarre distorte e vibrafoni, donando all’album dei colori tremanti ma di fondo figli della quiete verdeggiante a cui si rifà la band in più occasioni. Vannucchi ha creato tutti gli effetti durante la registrazione, usando ad esempio dei registratori per creare i ritardi e le sovrapposizioni nei brani. Più si ascolta l’album, e più impressionante diventa questa impresa. Non mancano le varianti dal retrogusto dream-pop in “Blank Tapes” dal testo che parla di nostalgia e dell”impotenza scaturita da essa, e “Happy Machines” brano dal sapore insolito, immerso a tratti in un’aria marina. “The Monster” è il racconto di una lotta con i propri demoni, di un mostro (come si definisce Vannucchi) che è incapace di avere un rapporto sano con qualcuno, dal ritornello incalzante e potente. “American Dreams”, come da titolo, parla del sogno americano e della disillusione celata in esso, con la voce di Vannucchi quasi tremante e stanca. “Sunlight” cela con sé tutte le atmosfere di questo disco, insieme a “Come Back” con uno struggimento necessario e mai stucchevole, nonostante a primo acchito lo possa sembrare.

MANUALE PER TOCCARE LE GIUSTE CORDE

I From Indian Lakes accarezzano le corde che tutti hanno timore di sfiorare, senza scendere nel patetico. Il lirismo di Vannucchi è innocente, angosciante, addolorato ma morbido abbastanza da scendere giù con poche difficoltà. I From Indian Lakes bussano alla porta dolcemente e ti accompagnano in un canto di struggenza che non lascia mai a desiderare. I testi esprimono un chiaro desiderio di contatto, come in “Love My Self” dove Joey Vannucchi si lascia andare con il verso “I think i’m ready to lose myself in your love”. Spudorato desiderio di connessione, condivisione e amore incondizionato. Everything Feels Better Now è un disco romantico, dalla vena tormentata, ma pregno di ambizioni e sogni mai rivelati e, senza sé e senza ma all’altezza degli album precenti. I From Indian Lakes dimostrano una identità forte, che non si mescola con la amalgama indie pop odierna e che riesce a restare a galla con pochi sforzi. E bravi questi ragazzi.