“Penso che molte persone non vivano una vita autentica e trasparente”: così dichiarò Shirley Manson, frontwoman ed icona dei Garbage nelle interviste per il lancio della nuova fatica del suo gruppo, Strange Little Birds, il sesto disco di inediti in più di vent’anni di carriera. E se c’è una caratteristica che ha sempre distinto il gruppo di Madison è la sua totale autenticità ed onestà intellettuale e musicale: persino nei loro episodi più pop i Garbage non hanno mai ceduto alla ruffianeria da airplay, mantenendo sempre la loro cifra stilistica riconoscibile anche ad un ascolto superficiale.

A scanso di equivoci, Strange Little Birds non offre infatti rivoluzioni nel sound del gruppo ma ce lo restituisce nella sua integrità con rimandi neppure tanto velati ai primi due lavori dei Garbage, l’album omonimo e Version 2.0, entrambi pubblicati in pieni anni 90: dettaglio non da poco, perché il nuovo disco offre uno spettro composto da aspetti musicali e tematici che sembrano proprio figli di quel decennio. Già dalla opening track, Sometimes, dall’incedere vagamente minaccioso ed in cui una controllata Shirley Manson quasi sussurra un testo che è un’aperta confessione sulle proprie insicurezze, SLB ci introduce in un prisma di chiaroscuri ed ovviamente riff potenti e muri di chitarre e distorsioni che sono il marchio di fabbrica dei Garbage come nel primo singolo estratto,  la “soundgardeniana” Empty. Ed andando avanti con l’ascolto si fa sempre più presente quell’immaginario anni 90 basato su smarrimento, frustrazione e nichilismo ma al tempo stesso traspare la volontà di essere onesti con sé stessi e con il pubblico (“try not to think, be cool, be calm, be fake”, canta Shirley Manson nella cavalcata in crescendo di Blackout, originata da una jam session – e si sente), anche se questo significa mettere i propri sentimenti a nudo, pur mantenendo un controllo quasi razionale (If I Lost You). Il tutto sorretto da riff energici come il basso che compone l’ossatura ed il bordone di Blackout e quelli che ricordano i Jesus And Mary Chain in Night Drove Loneliness, elettronica a sprazzi e mai pacchiana(Even Though Our Love Is Doomed, considerata dalla band il cuore dell’album, la spiazzante Magnetized) e canzoni dall’anima più pop come le già citate Empty, Magnetized e We Never Tell, che richiama episodi precdenti dei Garbage come Special e Shut Your Mouth (da Beautifulgarbage, forse l’album più smaccatamente pop della loro carriera). E se c’è posto per una sottile apertura a temi più politici (So We Can Stay Alive, in pratica una People Have The Power industrial, che ricorda la forza disperata di Silence Is Golden anche nella coda noise finale) c’è anche spazio per nostaglie e rimpianti nella agrodolce e crepuscolare Teaching Little Fingers To Play (dal titolo del primo manuale di pianoforte del chitarrista Duke Erikson). Chiude la ballata acida Amends, impreziosita da archi mai invadenti.

Malinconia (“I like exploring the shadows” ha dichiarato recentemente Shirley Manson, lodando l’ultimo lavoro dei Radiohead per i suoi toni così oscuri), rimpianti, rabbia mai troppo impetuosa ma controllata, schiettezza, onestà: queste sono le tinte che caratterizzano SLB, e che si riflettono nel sound del gruppo, mai così ispirato e così ancorato alle loro origini; e se alcuni gruppi recuperano lo stile dei loro esordi per coprire la mancanza di idee, i Garbage dimostrano che, in tempi di scazzottate social e di inquietudini che al confronto i patemi d’animo della Generazione X erano sospiri da scolarette, si possa rimanere fedeli alla propria identità musicale e continuare a rispecchiare e rispettare il sound di un’epoca senza paradossalmente sembrare anacronistici o patetici. Strange Little Birds non cambierà la storia della musica, probabile non la faccia neanche visto che a quello ci hanno già pensato Garbage e Version 2.0, ma ci restituisce un gruppo che dopo più di vent’anni è ancora in forma e ha ancora qualcosa  – di qualità – da dire e da dare alla musica.