Di sicuro non siamo più negli anni 70′. La ricerca di suoni, grazie alla costruzione di nuovi strumenti, è passata, e quindi potrebbe risultare più semplice fare “l’innovativo”. Basterebbe accendere il computer, campionare il taglia erba del vicino e creare un suono mai sentito, mettendo così il mondo musicale ai propri piedi. Ma allora perché nessuno lo fa? Perché nessuno ci riesce? Forse perché in fondo non è così facile. Tutto infatti, oramai, assomiglia a qualcos’altro che già esiste. Ma allora come riuscire a fare qualcosa di nuovo? Forse non si può, forse l’unico modo è fare qualcosa di vecchio in maniera nuova, che è esattamente ciò che succede in questo disco.

Fin dalla tenera età tutti quelli che ti circondano, in genere, ti insegnano a fare le cose in certo modo, a vestirti in base al contesto e a chiedere sempre per favore. E poi c’è Eric Copeland, uno di quegli uomini che ama uscire dal seminato, ama scappare per vedere posti nuovi e ama fare musica strana.

Il mondo della musica è pieno di esperimenti. Per ogni singolo pop in cima alle classifiche esistono qualche migliaia di dischi sperimentali che forse nessuno comprerà. E come biasimare l’acquirente. Infatti, il confine tra musica inascoltabile e perla dal valore inestimabile è davvero labile e instabile. La difficoltà sta proprio nel produrre un disco che si trovi esattamente nel mezzo, dove l’armonia musicale si fonda con la ricercatezza. In molti ci provano ma non tutti ci riescono, se non qualche rara eccezione. tra queste io metterei tranquillamente Black Bubblegum. Forse non ha centrato l’obbiettivo in pieno, ma ci è sicuramente andato molto vicino. Un elemento sicuramente a suo favore è la breve durata del suo album. In 34 minuti infatti puoi fare tutto quello che vuoi, senza il rischio di annoiare l’ascoltatore (uno dei più grandi pericoli a cui un artista sperimentale va incontro). All’interno si trovano numerosi suoni nuovi (o presunti tali) che danno un tocco molto particolare al tutto, in certi punti quasi esotico, senza tuttavia dimenticare quella ripetitività che ti lascerà la canzone in testa per qualche giorno.

Una cosa che sicuramente colpisce è la semplicità della copertina, elemento non indifferente in un lavoro di questo genere. Questa scelta ti obbliga infatti a ricercare tutto nel disco. Non ti fa perdere tempo a cercare particolari nella copertina, che pare quasi messa lì per caso, un po’ all’ultimo momento. Dentro di cose da sentire infatti ce ne sono.