Consolidatosi dopo il successo dell’anno scorso con TA13OO, come può Denzel Curry tornare con un disco altrettanto profondo ed elaborato a distanza di nemmeno 12 mesi? La risposta è più semplice di quanto si possa pensare: non lo fa. Con ZUU il rapper continua la sua tradizione di alternare un album serio e complesso a uno più breve e meno impegnativo per preparare il pubblico a quello successivo. Il risultato, però, parla da sé.
ZUU non è un album che punta a far riflettere (non più di tanto almeno), i contenuti non sono particolarmente ricercati o rilevanti ed è proprio questa la sua forza. Denzel non parla di drammi interiori, bensì solo ed esclusivamente della propria città –Miami– e di quello che essa rappresenta nel panorama Hip Hop americano. È un disco divertente, potente e pieno fino all’orlo di bangers che ci catapultano non nel mondo interiore della mente dell’artista, ma in quello esteriore in cui lui è nato e cresciuto.

Come take a look at my city and its culture
City full of vultures, city full of Zoes
City full of gangsters that’s stickin’ to the code
Everybody thinking that they know me for real
‘Cause they only seen me on a poster for real
Don’t test my dawg, they got holsters for real

Il sound, chiaramente, è quello caratteristico di Miami: batterie Trap, influenze South e bassi potenti e distorti. È proprio questo l’unico filo conduttore dell’intero progetto che, con la sua breve durata di appena mezz’ora, non ha cali di energia o momenti noiosi.

My daddy said, “Trust no man but your brothers
And never leave your day ones in the gutter”
My daddy said, “Treat young girls like your mother”
My mama said, “Trust no ho, use a rubber”
My daddy said, “Trust no man but your brothers
And never leave your day ones in the gutter”
My daddy said, “Treat young girls like your mother”
My mama said, “Trust no ho, use a rubber”

Detto questo, l’album non è privo di lacune: AUTOMATIC è un brano abbastanza generico e che alla lunga tende a stancare un po’ e gli skit sono troppi e troppo concentrati nella parte finale, ma questo non è abbastanza per danneggiare in maniera concreta l’intero disco.

Il primo singolo estratto da ZUU, Ricky, è uno dei pezzi più potenti e dinamici dell’intero progetto, ma anche uno dei più significativi. Qui Denzel parla dei consigli ricevuti dai propri genitori e imparati crescendo: rimanere fedeli a se stessi e alle persone con cui si è cresciuti e fidarsi solo di chi si dimostra degno di tale fiducia. C’è anche un’esortazione all’uso del preservativo, cosa che sembra scontata ma che acquista un impatto notevole considerando che la città da dove viene il rapper è uno dei luoghi più colpiti dall’AIDS di tutti gli Stati Uniti.

All black, no tag, time for the sweep
Too many guns, too many sons
Lost in the river of blood in these streets
Master of none, pastors and nuns
Let’s bow our heads for the ceremony

SPEEDBOAT è un’altra traccia molto ben riuscita, con un piano più tipicamente Trap, il rapper parla di problemi meno gravi, ma comunque concreti: imparare a gestire quantità di soldi che fino a questo momento aveva solo immaginato e a muoversi tra nuove amicizie che possono essere potenzialmente tossiche e basate sull’approfittarsi di lui ora che non ha problemi economici. Non manca ovviamente un riferimento alla perdita di XXXTENTACION, morto quasi un anno fa che, oltre ad essere stato suo coinquilino, è stato un suo grandissimo amico.

Tra le collaborazioni quella che spicca maggiormente è quella di Rick Ross in BIRDZ, che all’inizio mi ha deluso a causa del calo di energia rispetto alle strofe di Denzel, ma dopo qualche ascolto ho imparato ad apprezzarla e devo ammettere che è stata posta proprio nel momento giusto. Molto apprezzata anche la menzione a Nipsey Hussle, morto di recente.

Used to go to sleep, I would hear the blocka, blocka
Think it’s fireworks but I assume it’s a chopper
Why they hit that man with the boom-shaka-laka?
If he got the scope with the zoom, shotta, shotta
I grew up in a city where most people have no goals
Just cold-blooded niggas in a place that never snow
We’ll rob you for your chain, probably pistol whip your ho
We carry hollow tips ’cause it reflects what’s in my soul, damn

La traccia conclusiva, P.A.T., è un banger di prima categoria: bassi distorti e pesantissimi, batteria veloce e delirante e una sirena distorta all’inverosimile creano un’atmosfera cupa ma al tempo stesso carica di potenza. Dal punto di vista tematico non abbiamo grandi novità, ma le strofe di Denzel e di PlayThatBoiZay sono tecnicamente impeccabili e piene di pathos.

Lo si dà quasi per scontato, ma la tecnica e l’interpretazione sono a dir poco incredibili in tutto l’album, altro fattore che compensa la mancanza di profondità dei testi. D’altra parte Denzel Curry è un artista che riuscirebbe a rendere interessante anche la lista della spesa grazie alle sue capacità nel rappare. ZUU non sarà un disco profondo e memorabile come TA13OO, ma se queste sono le premesse, le aspettative per il prossimo album sono alle stelle. Un’altra conferma del fatto che Denzel non riuscirebbe a deludere neanche se lo volesse.