Negli ultimi anni il tempo di digestione di un album è cambiato drasticamente: sempre più spesso ci si aspetta che un artista sforni un disco ogni due anni e per alcuni è diventato troppo aspettare anche 12 mesi, spesso andando a scapito della qualità del prodotto finale. Tuttavia esiste un gruppo nella Doppia H italiana che non si è mai posto questo problema e, a 11 anni dal precedente Anima E Ghiaccio, pubblica Adversus, un album che cristallizza il tempo e dimostra quanto valga la pena aspettare per ottenere degli ottimi risultati.
Il “ritorno” del Colle Der Fomento è più del culmine di un’attesa, è una vera e propria dichiarazione, un manifesto che prende le distanze dalle dinamiche della musica odierna per dimostrare che non serve necessariamente adeguarsi al sempre più vorace music business per mantenere una certa rilevanza.

Questa è la storia di una lunga guerra
Storia della vita mia
Prima di finire sottoterra
Prima che il tempo voli via
Sto nella trincea ad aspettare
Il mio nemico quando arriverà
Con una carica al posto del cuore
Quando sarà il momento brillerà!

I Colle non sono semplicemente un gruppo, per i cultori dell’Hip Hop sono una vera e propria istituzione che con ogni disco aggiunge una pietra miliare del genere, cristallizzando un suono che prescinde dal tempo e che unisce un pubblico più che mai eterogeneo sia per età che per gusto musicale e per capirlo basta andare ad uno qualsiasi dei loro concerti. Danno, Masito e Baro vanno ben oltre il concetto di “represent”: per chi ama la Doppia H, più di qualsiasi altro artista il Colle è Roma tanto quanto il Colosseo, eredi di una romanità reale e non ostentata, baluardi di un suono che non invecchierà mai perché è esattamente quello che il loro pubblico cerca.

Adversus suona, appunto, classico ma non datato, prende ispirazione sia dai sound nuovi che da quelli meno recenti senza mai copiare nessuno dei due; a riprova del fatto che età e genere musicale non hanno rilevanza quando si sa quello che si fa e si ha qualcosa da dire.

E ancora non capite ancora che ve c’accanite
Siete scrausi dentro per questo è chiaro che ancora subite
Ma da voi stessi vi vedo poco perspicaci
Rapaci ma non siete capaci
Io faccio il mio e non lo faccio né per loro né per l’oro
Lo faccio solamente perché sinnò me moro, zio

Già dalla prima traccia, Storia di una lunga guerra, capiamo quanto non sia stato semplice per i nostri concludere l’album: il beat calmo accompagna Danno e Masito mentre raccontano quanto i continui cambiamenti di un mondo distante e alieno abbiano messo in crisi anche la loro percezione di sé traducendosi in una lotta interna con il proprio Io. È facile intuire che tutto questo sia parte del motivo per la lunga gestazione dei loro album: non è per niente facile convogliare un proprio conflitto interiore in qualcosa di concreto ma al tempo stesso artistico e fruibile e pochi ci riescono bene come il Colle.

La title track, Adversus, ha un beat composto da chitarra e sintetizzatori che ricorda molto quello di Ghetto Chic del precedente album e, anche nel testo, sembra un suo seguito o una versione aggiornata; la ciliegina sulla torta, ovvero gli scratch di Dj Craim, ci ricorda che il tempo passa, ma il Colle rimane sempre costante e granitico.

Mappe sulla pelle ma la storia non c’è
Roma ha già scelto me con il suo scettro senza re
E in più vengo dal basso ancora più giù
E te cancello con un braccio come Kase-2
Frecce dal mio arco tipo Phase-2
E la tua faccia bianca non è più una fattanza blu
Voglio canta cosi fiore de rabbia
Ho un suono per chi ama
Un altro suono per chi resta in gabbia

Gli scratch compaiono anche nel ritornello di Cuore più cervello, traccia con dei synth molto distorti che suonano quasi alieni, come fossero un eco del messaggio del testo: in un ambiente sempre più succube di mode e droghe, i nostri rimangono sé stessi, talmente innamorati di questa musica da non poter, neanche volendo, farla passare in secondo piano in favore dell’apparenza.

Il brano successivo è uno dei più riflessivi dell’album; accompagnato da un pianoforte, Nostargia è quello che ci si potrebbe aspettare dal titolo: nostalgia. Quella del Colle, però, non è una nostalgia in senso classico: nonostante raccontino degli episodi accaduti quando erano dei ragazzini, i nostri ci parlano di esperienze molto forti e all’apparenza negative, ma il cui ricordo li ha rafforzati e migliorati come persone.

Davanti a quel cancello fermo
Immobile con tutto quanto dentro
Ingoiando lacrime trattenendo il fiato ho fatto
L’unico respiro che contasse e sono entrato
E ho capito che è un niente frantumarsi ritrovarsi persi
Mille pezzi sparsi e in mezzo a quegli sguardi
Quando ho visto il suo sarei scappato
Ma invece son rimasto e l’ho abbracciato

L’unico altro rapper che ha prestato le sue strofe al progetto è l’intramontabile Kaos One, che ci regala delle barre spaghetti western in Sergio Leone (brano già diventato un classico da un po’ di tempo) e dei versi fortemente introspettivi nella meravigliosa e leggermente arabeggiante Miglia e promesse.

Non serve dire molto sul Colle Der Fomento: il loro curriculum parla da sé ed è un curriculum di tutto rispetto. Adversus è un album che i cultori del genere difficilmente si lasceranno sfuggire e, come già accaduto in passato, anche gli “esterni” possono uscire arricchiti da questa esperienza. L’unica riflessione rimasta da fare è sulla forza del loro status come caposaldo dell’Hip Hop nostrano: cambiano i tempi e passano le mode, ma il Colle rimane costante, un nome che è sinonimo di talento e dedizione e che non smetterà di essere ispirazione per chiunque faccia questo genere in Italia.