Era un po’ che non sentivamo parlare di Burial.
Dall’uscita di Rival Dealer il produttore inglese si è fatto vivo solo nel 2014 con un post sul sito dell’Hyperdub in cui ringraziava i fan e prometteva molto presto nuova musica. Oggi abbiamo scoperto che “molto presto” per William Bevan significa due anni.

A sorpresa il 28 novembre scorso su internet inizia a girare una notizia: durante il Black Friday un negozio di Toronto ha per sbaglio messo in vendita, con una settimana di anticipo, il nuovo e non ancora annunciato ep di Burial. La notizia è un fulmine a ciel sereno, i forum impazziscono e parte la corsa alla registrazione rubata. Ma la copia è in vinile e sulla confezione non è specificata la velocità di riproduzione. 33 ⅓ o 45 giri? La conferma giunge due giorni dopo dall’account bandcamp di Burial, che attiva lo streaming dell’ep. La risposta è 45 giri, ma la notizia della giornata è un’altra. Il nostro caro William ha tirato fuori un’altra perla elettronica.

L’ep come al solito prende il nome dalle due tracce, una per lato, che lo compongono. Ma le due facce di “Young Death/Nightmarket” sono in realtà una sola composizione lunga dodici minuti, due capitoli della stessa storia che racconta di attimi rubati, sussurri della notte londinese macchiati dalla pioggia e dal rumore bianco della città; racconta di un’evoluzione musicale verso ritmi più suggeriti e volatili, che ha già fatto storcere il naso a molti puristi.

La prima parte dell’ep si apre con “Young Death”: una voce femminile elettronica, inumana che ci parla e che ritroveremo più volte nel nostro viaggio. Hey Child. Poi un synth morbidissimo e un groove appena accennato ci cullano nella figurata notte buia; un viaggio interrotto qua e là da un fruscio o da qualche interferenza vocale. I will always be there for you. La musica è rassicurante, avvolgente, ma superati i due terzi del brano l’atmosfera cambia. Quei fantasmi che ci sembravano amichevoli diventano, pur senza modificare i significanti, presenza maligne accompagnate da un ritmo più lento e imprevedibile. Il beat però rimane sommerso, un grande cambiamento rispetto allo stile classico di Burial, e così sarà anche per la seconda faccia del disco.
Promise. I Promise.

Il nuovo capitolo “Nightmarket” inizia con una voce maschile che ci invita, Come with me, verso una nuova frontiera. Subito dopo parte un breve arpeggio punzecchiante e irregolare, una trovata musicale abbastanza inedita per Burial, che si alterna con una breve sezione più lenta dominata da un pad ambient e un synth che fa ping pong nelle cuffie. Prima una e poi l’altra, A e B, X e Y. Thank You.
Superata la metà del brano rimane il solo arpeggio, leggermente modificato, più veloce, più aggressivo, ma comunque dai toni miti: dall’inizio del disco le frequenze alte non sono state toccate. Poi una voce, The Frontier, e i passati dieci minuti di viaggio rilassato e tranquillo esplodono in una progressione che circonda ogni cosa e che avvolge le macerie sonore del paesaggio “buraliano”, ma solo per qualche secondo, il suo destino è accartocciarsi, distruggere se stessa e tutto ciò venuto prima di lei.

Il rumore si acquieta, e possiamo svegliarci.
Burial non delude le aspettative con un ep più intimo e raccolto del solito. Diverso nel suo modo d’infrangere, rimanendo nei confini indicati, le convezioni del genere musicale a sé stante creato dalla musica di William; un mondo dove sogno e realtà convergono grazie all’irregolarità di una composizione elettronica, ma umana. Un altro profondissimo viaggio.
Speriamo non manchi molto al prossimo e speriamo arrivi più presto del “molto presto” a cui ci ha abituato Burial.