Dietro il nome Big Red Machine si cela l’amicizia decennale che lega Justin Vernon(Bon Iver) ad Aaron Dressner(The National), e dietro il Self-Titled album si cela un disco tutt’altro che scontato e di facile comprensione; come si penserebbe in genere quando l’orecchio si trova davanti queste grandi collaborazioni: un pizzico di Bon Iver qui, qualcosa dei National là ed il gioco è fatto, i fan sono accontentati; il compitino svolto.
La trappola involontaria funziona, ci sono cascato e ho, in un primo momento, bollato il disco per poi riprenderlo in seguito e scoprire che non ci avevo capito quasi niente.

Well I better not fuck this up

Sicuramente le influenze ci sono, i National e lo stesso Bon Iver sono necessariamente uniti con i loro percorsi in questo lavoro; sarebbe da idioti pensare di poter tornare ad una fase 0, quasi embrionale. Quindi se da un lato la sperimentazione Elettronica che avevamo visto in Sleep Well Beast è facilmente riconoscibile, dall’altro troviamo una vocalità di Vernon quasi rigenerata, che con disinvoltura traccia melodie e porta all’apice il suo folk; il tutto togliendo qualche lavoro elettronico sulla voce presente in 22, A Million. Così ci troviamo davanti il sapore rap di Lyla o la splendida e struggente People Lullaby che si trascina con se un pianoforte mozzafiato.
Oppure ancora le chitarre di Dressner che intrecciano riff e si appoggiano frammentarie sulla voce del compagno e tante volte rievocano atmosfere alla For Emma, come in I Won’t Run From It o i riff che poggiano la schiena sull’elettronica dei primi due pezzi dell’album(Deep Green Gratitude)

Ah give it a minute, we’re dancing in it

Se state pensando di concedere 45 minuti(più o meno) svogliatamente a questo disco vi state privando del piacere di apprezzare un disco che non ha niente di ecclatante ma trova forza proprio in questo, la disinvoltura di un Folk-rock che si concretizza con una semplicità quasi disarmante e che quando meno te lo aspetti ti da uno schiaffo sulla faccia ed ti rifila un sonoro “Te l’avevo detto, imbecille”. Un pò come quando qualcuno cerca di comunicare con noi e si ritrova ignorato per le prima 4/5 volte; questo qualcuno, però, alla fine troverà la strada per arrivare a noi.