Nel 2013, i Daft Punk rilasciarono una serie di interviste con tutti i collaboratori che parteciparono alla creazione di Random Access Memories mediante Noisey per pubblicizzare l’imminente uscita dell’LP verso la fine di quell’anno.
L’intervista più affascinante, a mio parere, era quella di Pharrell Williams, che donò la sua voce su Get Lucky e Lose Yourself to Dance, i due singoli di maggior successo di quel disco; Pharrell parlò della frequenza d’onda sulla quale si trovavano in quell’anno lui, Guy Manuel e Thomas Bangalter e puntarono tutti e tre ad un trend che sarebbe diventato prevalente nel R&B di questo decennio: Il funk and soul revival, l’esplorazione del passato con la mentalità e l’approccio musicale moderno.

È evidente che Dr. Dre giunse alla stessa conclusione quando scoprì il talento di Anderson .Paak nel 2015, musicista che fino a quel punto si mantenne suonando ai matrimoni nell’area di Los Angeles e anche partecipando ad American Idol come batterista di Haley Reinhart, una ex-concorrente del programma TV.
Questa scoperta fu a dir poco fenomenale, dato che portò all’ottimo album collaborativo con il produttore Knxledge (il duo chiamandosi Nx Worries), Yes Lawd!, rilasciato nel 2015, e alla successiva uscita del suo secondo disco Malibu nel 2016, entrambi dischi che assieme al commercialismo retrò di 24K Magic di Bruno Mars e il tradizionalismo di Awaken, My Love! di Childish Gambino riuscirono a stabilirsi perennemente nella cultura pop musicale Statunitense moderna.

Quest’anno, dopo aver fatto qualche comparsa negli album dei suoi coetanei come il tetro Bloody Waters con Ab-Soul e James Blake per il disco di Black Panther dello scorso Febbraio della TDE, Anderson ha stuzzicato l’appetito di molti suoi fan con il rilascio di Bubblin’, uno dei miei singoli rap preferiti dell’anno, una vera e propria mina che riesce in qualche modo assurdo a fondere un beat tendente al trap con un campione che ricorda un film blaxploitation degli anni 70.

E poi…silenzio.
Un silenzio abbastanza doloroso che ho atteso con trepidazione e allo stesso tempo con paura, sapendo che viviamo in un mondo dove personaggi come Frank Ocean o Earl Sweatshirt sanno nascondersi meglio di El Chapo.
Fortunatamente siamo giunti ad oggi, a circa un mese dall’uscita di Oxnard, e posso dirvi che il disco è riuscito a completare la trilogia di .Paak con successo.

“I been in my bag, adding weight
Tryna throw a bag in a safe
Giggin’, tourin’, chorin’, raisin’ babes
Baby Milo wants some Bathing Apes”

Anderson riesce, con questo LP, a creare un disco equilibrato fra Soul e Rap, liricamente divertente e soprattutto bello da ascoltare con perle come Trippy con J. Cole, una traccia che si separa dagli altri per il suo testo scritto attorno all’intimità che i due artisti provano (o hanno provato nel caso di J. Cole) mostrando una vulnerabilità che è sempre rinfrescante nel mondo dell’ Hip Hop.
Ci sarebbe anche l’inno politico 6 Summers; le canzoni che parlano di questo argomento sono un territorio tutto nuovo per .Paak, infatti al primo ascolto l’ho trovato strano sentirlo aprire una traccia menzionando Donald Trump, generalmente parlare di politica odierna nella musica è una fune sottile fra qualcosa di culturalmente rilevante o qualcosa che invecchierà male con il tempo, però fortunatamente il testo riesce a diluire il tutto menzionando lo stato attuale dell’essere un afro-americano negli Stati Uniti e la violenza con le armi da fuoco, creando un pacchetto coinciso e completo.
Infine sarebbe un crimine non menzionare le avventure soul come Anywhere con l’immortale Snoop Dogg, senza dimenticarci del singolo principale Tints con Kendrick Lamar, una collaborazione abbastanza prevedibile dato che si sono sicuramente incrociati nello studio diverse volte durante la registrazione del disco di Black Panther che ho menzionato prima.


“That’s why he tryna start a war on the Twitter feed
Somebody take this nigga’s phone, is you kiddin’ me?
And take them AK’s up outta these inner city streets”

Una cosa che ho apprezzato tanto di Oxnard è anche la consistenza del disco: Tante canzoni si complimentano con la qualità proposta, facendomi gridare “YES, LAWD” diverse volte durante i miei ascolti; questa osservazione è data dal fatto che non ci sono gli stessi alti e bassi che ho notato su Malibu; per quanto io ami quel disco è innegabile che molte tracce sono inferiori a colossi come Come Down o Parking Lot.
Questo non vuol dire che però non ci siano dei momenti bassi nel disco, tristemente.

Who R U contrappone un instrumental interessante e un testo carino con un ritornello che deraglia tutto nel giro di pochi secondi, facendomi ritrovare a combattere la voglia di saltare la traccia ad ogni ascolto.
L’altra pecca si troverebbe anche nelle tracce bonus che sono state infilate a fine disco: Mentre Sweet Chick mi diverte molto con il suo instrumental che da un senso di grandiosità alla canzone che si unisce in modo ammirevole al testo a dir poco comico, il finale Left To Right chiude il disco in modo infimo, soprattutto sapendo che potevano tranquillamente infilarci Bubblin’ e ne sarei uscito contentissimo.

In ogni modo, il disco è davvero quello che speravo uscisse dal signor .Paak e posso ritenermi felice che l’hype non abbia rovinato questo LP,  speriamo solo che la consistenza dei pezzi in questo album diventerà una caratteristica comune delle sue prossime uscite.