Fra derive e situazioni costruite.

Sul finire degli anni ’50 in Europa nacque un movimento artistico e politico volto principalmente al creare “momenti di vita concretamente e deliberatamente costruiti mediante l’organizzazione collettiva di un ambiente unitario e di un gioco di eventi”. Questo movimento prese il nome di situazionismo e affondava le sue radici nell’anarchismo, nel marxismo e nelle avanguardie artistiche di inizio ‘900, fra cui il dadaismo. Dalla vena spregiudicata e decisamente insolita per il tempo, l’Internazionale Situazionista operò principalmente attraverso il détournement, una pratica artistico-politica che per essere compresa bisogna prima passare per un’altra di pratica, ovvero la “Deriva situazionista”. La cosidetta Deriva era un atteggiamento, un modus operandi, essenzialmente votato ad uno smarrimento volontario che aveva come obiettivo l’apertura verso nuovi aspetti della realtà, magari non del tutto convenzionali, a volte avvalendosi di opere già esistenti, definibile quindi come una sorta di training sensoriale che aveva lo scopo di aprire a nuove percezioni estetiche attraverso cui i soggetti avrebbero dovuto configurarsi creando di conseguenza una nuova coscienza artistica e politica. La psicogeografia si colloca alla perfezione in questo contesto, dal momento in cui la Deriva puntava in primis alla trasformazione dei luoghi geografici solitamente infestati, secondo i situazionisti, da elementi dispotici che di conseguenza influenzavano l’individuo.

Ma prima di sfociare in degressioni di natura filosofica, geografica e architettonica (ricordiamo che nel circolo dei situazionisti era collocata anche la Bauhaus), facciamo un passo in avanti, esattamente sul finale degli anni ’80. In Inghilterra nascevano i KLF  (sigla di “Kopyright Liberation Front”) originalmente nominati The Justified Ancients of Mu Mu, (nome ispirato alla Trilogia degli Illuminati degli scrittori Robert Anton Wilson e Robert Shea). Nel 1987 viene pubblicato il loro primo disco “1987 (What The Fuck Is Going On?)”, ed oltre ad essere ricordato come uno dei dischi house più paradossali (passatemi il termine) del momento, fra un vertiginoso house con riff di heavymetal, rap arrabbiato, cori femminili funky e soul, cori maschili da opera, distorsioni massacranti, nonche` ovazioni da stadio, passò alla storia per l’enorme uso di campionamenti tratti da brani di altri musicisti, quali i Monkees, i Beatles, Whitney Houston, i Led Zeppelin e gli ABBA. Nonostante sulla copertina del disco comparisse il messaggio “completamente libero da restrizioni di copyright”, proprio agli ABBA non andò molto giù questa cosa i quali lamentarono al gruppo una violazione del copyright riguardante il loro singolo Dancing Queen , utilizzato in una delle tracce dell’album. Gli ABBA costrinsero la formazione a incendiare le cinquecento copie non vendute dell’album dopo cinque giorni dalla loro pubblicazione. Détournement vero e proprio, insomma, quello utilizzato dai KFL, che decontestualizzarono la provenienza di quei brani inserendoli in un nuovo insieme di significati che gli avrebbero attribuito poi un nuovo valore .

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La svolta del duo arrivò negli anni ’90 con la pubblicazione di “Chill Out” che segnò de facto la nascita della “ambient house” fra suoni della natura, celestiali frasi d’organo sospese nel nulla, languidi e onirici accordi di chitarra, rumori di traffico, canzoni di successo, telegiornali, ronzii che compongono un complesso mosaico, un concept album ambientale su un “viaggio immaginario negli Stati Uniti” diluito in maniera tale da risultare dolce e dal sapore onirico. “Chill Out” ricorda il suono di una radio dimenticata accesa, mentre si è fermi nella natura a contemplare una enorme landa verde che si districa a perdita d’occhio, una sorta di sogno ad occhi aperti che si muove fra paesaggi campestri e scenari urbani, fra il belato di una pecora e il clacson di un auto bloccata nel traffico. Una vera e propria deriva psicogeografica, come la descriveva il filosofo, scrittore e regista francese Guy Debord:

“Per fare una deriva, andate in giro a piedi senza meta od orario. Scegliete man mano il percorso non in base a ciò che sapete, ma in base a ciò che vedete intorno. Dovete essere straniati e guardare ogni cosa come se fosse la prima volta. Un modo per agevolarlo è camminare con passo cadenzato e sguardo leggermente inclinato verso l’alto, in modo da portare al centro del campo visivo l’architettura e lasciare il piano stradale al margine inferiore della vista. Dovete percepire lo spazio come un insieme unitario e lasciarvi attrarre dai particolari.”

I KLF furono completamente avvolti dallo spirito situazionista, infatti il loro détournement può essere visto come una Deriva che procede, però, da un’idea di critica politica o culturale finendo col modificare oggetti estetici già dati, come testi, immagini o suoni. Un esempio sono le loro opere di guerriglia urbana fatte imbrattando cartelloni pubblicitari con costanti riferimenti all’opera fantascientifica della “Trilogia degli Illuminati” e alla religione satirica del Discordianesimo che partiva dall’idea che il caos sia tutto ciò che esiste, e che sia il disordine sia l’ordine siano illusioni imposte su di esso. I testi delle loro canzoni infatti erano tutti incentrati intorno alla religione parodistica del discordianesimo, dedicati al “culto di Mu” affiorati ad esempio nel loro album “The White Room”, ricco di riferimenti rituali come nel video di “The Rites of Mu”, in cui è inscenato un rituale grazie al quale “la caduta dell’umanità potrà essere evitata, riportando l’uomo nel giardino dove attende il resto del creato”.

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L’Internazionale Situazionista si crogiolava nella mistica accuratamente costruita attraverso il disordine del loro détournement, che si adattò perfettamente con i KLF e la loro “anarchia culturale”. Da qui le immagini evocatiche di cui il gruppo si serviva: pecore, piramidi, fuochi cerimoniali, riferimenti agli Illuminatus!. Poche spiegazioni sono state date alle azioni dei KLF, poichè proprio la mancanza di esse sono parte dell’aura mitologica in cui il duo versa. Il mito pop dei KLF non può essere spazzato via da nessuna delle cose che fanno, non importa quanto stupida o imbarazzante sia. Il mito impenetrabile dei KLF finì esattamente nella notte dei BRIT Awards, quando fu annunciato che i loro furono fra i singoli più venduti del 1991. John Higgs dei KLF commentò “In qualche strano modo, qualcosa dell’industria musicale è morta attorno a quel momento”. I KFL non fecero dell’arte situazionista ma fecero del situazionismo un’arte, lasciando senza ombra di dubbio la loro indelebile patina.

“L’arte nell’epoca della sua dissoluzione […] è allo stesso tempo un’arte del cambiamento e l’espressione pura del cambiamento impossibile.”