E quindi? Siamo andati a votare ed esattamente dopo la conclusione degli scrutini – oltre ad aver scoperto che il Movimento 5 Stelle è il primo partito d’Italia e che la Lega di Matteo Salvini ha fatto strage di cuori a destra – è tutto tornato come prima. Siamo gli stessi Italiani di prima, e per le elezioni non sono atterrati sulla Penisola trenta milioni di alieni umanoidi pronti a votare al posto nostro per poi ripartire a tutta velocità verso lo spazio cosmico.

Va bene, possiamo capirlo: il giorno dopo c’è più confusione di prima, si è frastornati come i più orrendi dei post sbronza. Ma è così che vanno le cose: ci sono le elezioni, il più bravo prende più voti e, normalmente, tutti gli Italiani restano delusi. Immancabile poi è l’ingratitudine cronica quando arrivano le urne. In poche parole, chiunque sia al governo al momento delle elezioni, va punito. Fine. Per la sola colpa di essere stato al potere e aver derubato tutti i cittadini con quegli stipendi succosi che i comuni mortali elettori non avranno mai. Poteva esserci anche Gesù al governo: sarebbe uscito sconfitto (proprio come contro Barabba, toh che coincidenza!).

Che è successo dal risveglio del 5 marzo 2018 in poi? Proviamo a fare mente locale insieme, perché finora, a parte tutti i dubbi esistenziali in cui ci stanno gettando i giornali, sembra non esserci nessuna luce in fondo al tunnel delle trattative post elezioni.

Un dato è certo: abbiamo un “vincitore matematico”. Il Movimento 5 Stelle – la forza politica guidata da Luigi Di Maio – ha ottenuto un vero e proprio trionfo. Con il 33% dei voti scrutinati ha fatto il botto stavolta. Figuriamoci se ci fosse stato un sistema elettorale proporzionale puro, per cui chi aveva di più aveva più posti in Parlamento «e chi s’è visto s’è visto».

L’attuale legge elettorale possiede obbrobri quali i ripescaggi, neanche fossimo all’Isola dei Famosi ma, cosa più importante, favorisce le coalizioni di partiti per “fare numero” e aggregare più forze unite da un unico scopo politico, con la parte maggioritaria della legge. Per questo motivo il Movimento fondato da Grillo e Casaleggio non ha la concreta possibilità di formare un governo stabile al primo colpo, e la soglia per il dominio parlamentare era stata fissata al 40%, non raggiunto in definitiva da nessuno, coalizioni comprese.

E Salvini che fa? Lui è il vincitore morale: ha superato tutti gli alleati del centrodestra e ha il pieno diritto di proclamarsi il leader della destra italiana, oltre che il candidato premier più credibile per i numeri raggiunti dalla coalizione nel totale (37%). Qualcuno storce il naso: il Matteo leghista con il 17% del suo partito potrebbe divenire Presidente del Consiglio. Fa uno strano effetto. E non solo se si rimane sulla matematica e sulla rappresentatività di tale assunto. Ma i patti vanno rispettati, e il partito più forte di destra avrebbe dovuto proporre il proprio leader alla guida del governo nazionale. Ma, anche qui, un problemino non di poco conto: non ci sono i numeri per formare una stabile maggioranza. Punto e a capo.

Data per persa la questione del “chi governerà” poiché passeranno settimane prima di apprendere dichiarazioni e mosse decisive in tal senso, sarebbe il caso di fare i complimenti vivi e sinceri a Matteo Salvini, vero fenomeno di queste elezioni politiche. In dieci anni (con lui al comando la metà) si è ribaltato il ruolo della Lega (una volta seguita dalla collocazione “Nord”): da aiutante comodo a elemento fondamentale e trascinante verso la vittoria.

Il risultato storico lo si deve all’abilità del leader della Lega di accaparrarsi le simpatie qua e là nell’elettorato di destra. Non va tralasciata la decisa spinta arrivata degli “appassionati della sicurezza” e della difesa della nazione italiana dall’invasione – non aliena stavolta – degli immigrati. Alcuni delusi dal Ministro degli Interni uscente Minniti – che dopo l’accordo con le Ong, molto criticato, ha ridotto drasticamente gli arrivi dal nord Africa del 75% – evidentemente volevano di più: forse l’affondamento in mare dei barconi, o il bombardamento aereo. Anche su questo, non c’è molta chiarezza. Il governo Salvini aiuterà tutti a casa loro.

Sì, ma di Renzi non si parla? Renzi non pervenuto. E non ci sarà probabilmente nel futuro del centrosinistra. Sofferente, molto più che ammaccato, il Partito Democratico è riuscito a ottenere poco più della Lega a questo giro. Si commenta da solo. La punizione elettorale a priori non può fungere da capro espiatorio: la campagna elettorale forse troppo incentrata sulla «serenità» ma pur sempre sui dati positivi di Lavoro ed Economia – checché se ne dica, l’Italia è un Paese in crescita –non ha convinto praticamente nessuno. Inoltre, le spaccature insanabili a Sinistra sono il presagio di una scomparsa del polo stesso; l’allontanamento dalla propria gente, denunciato proprio da alcuni esponenti del partito, sembra causare nuovi incubi. Certo che, con tutta l’opposizione che si potrà fare al governo che verrà, sarà difficile risalire da soli (e solamente renziani).

E adesso? Adesso torna la routine di prima, si torna a parlare di sciocchezze e frivolezze, si riuscirà a scherzare con l’amico elettore di destra e con quello disfattista che non ha votato, tutti uguali di nuovo, dopo giorni di astio profondo per questi “Italiani che non capiscono niente”, ma che, gattopardianamente, cambiano continuamente idea rimanendo sempre gli stessi.