Il nostro viaggio ci porta molto lontano dalle soleggiate spiagge di Los Angeles, stiamo per tuffarci in un mondo grigio e pieno di sentimenti contrastanti, siamo in Irlanda.
Ad accorglierci c’è un uomo, non troppo alto, con una chitarra che sta cantando una canzone che si accorda perfettamente con il cielo plumbeo. Dice di chiamarsi Damien, è un cantautore e vuole accompagnarci nel suo mondo, tenendoci per mano e cantandoci qualche canzone; vuole farci conoscere l’uomo, la sua rabbia, la sua tristezza e il suo modo di amare. Noi accettiamo e iniziamo a seguirlo.

La felicità è sempre uguale, ma l’infelicità può avere infinite variazioni, come ha detto anche Tolstoj. La felicità è una fiaba, l’infelicità un romanzo.

Haruki Murakami-Kafka sulla spiaggia

Ci sta cantando una canzone che si chiama The Blower’s Daughter e capiamo subito che stiamo parlando di Amore, verso la figlia del suo insegnante di clarinetto, un amore che assomiglia ad un’ossessione per qualcuno che in verità non ci vuole. Un tono dolce, quasi sussurrato, che nel ritornello si trasforma quasi in un grido per far capire all’altro che “Non riesco a staccare i miei occhi da te”, ripetuto in ogni ritornello, tranne l’ultimo. È diverso, più tragico; si perchè gli occhi si trasformano nella mente; “Non riesco a staccare la mia mente da te.”
Improvvisamente però la canzone cambia, il tono si trasforma e Damien esordisce con una frase: “This has got to die”, tutto questo deve morire; si chiama Elephant, e ci dice che la scrisse come continuazione naturale di The Blowers Daughter, una presa di coscienza matura che non si può restare ancorati a quei sentimenti.
Allora lo sentiamo risoluto e carnale, non ci sussurra niente ma ci grida i suoi sentimenti in faccia. La sua rabbia e la sua consapevolezza la fanno da padroni, fino all’ultimo verso; quel maledetto ultimo verso dove la malinconia riprende il controllo della canzone.
“Ma non potete rendermi felice, più di quanto ne sia capace io… beh, tu sai che è una bugia”, ci eravamo illusi con lui che stare da soli era possibile, che la nostra felicità non dipendesse da nessuno e invece un vento gelido ci costringe a sussurrare con lui le parole finali di Elephant.

La malinconia è un grigiore che prende l’animo, per molti una maledizione, per altri un vestito stupendo da indossare e fare proprio, come nel caso di Damien.

Amare qualcuno dal profondo del cuore è comunque una grande consolazione. Anche se si è soli e non si riesce a stare con quella persona.

Murakami Haruki-1Q84

Quella malinconia raggiunge il suo punto più alto quando comincia a cantare Colour Me In, sta provando a cantare il suo amore più puro verso qualcuno, lui e la sua chitarra ci stanno guidando attraverso mille rifiuti e mille ripensamenti, per arrivare esattamente nel centro dove sta piovendo e quello che ci sta dicendo sembra avere un significato: “Lascia che io ti ami e poi donami dei colori”; è un tentativo di aprirsi a qualcosa, a lasciare che per una volta i colori entrino nel suo mondo. Farlo così dolcemente non si era mai visto e possiamo anche lasciarci andare, per una volta a questo pezzo.

Ci sta annunciando che il suo tempo con noi sta per scadere, che questo viaggio sta per finire e che dovremmo lasciare questo suo spazio.

Mi domando se sia realmente possibile capire perfettamente un’altra persona. Anche quando ci sforziamo di conoscere qualcuno mettendoci tutto il tempo e la buona volontà possibili, in che misura possiamo cogliere la sua vera natura? Sappiamo ciò che è veramente essenziale riguardo a quell’altro che siamo convinti di comprendere tanto bene?

Murakami Haruki-L’uccello che girava le viti del mondo

Ci vorrebbe una vita intera per cercare di comprendere questo suo piccolo ed intimo universo e ce lo ricorda anche lui, con un pezzo che non lascia spazio a frintendimenti; It takes a lot to know a man.
Ci vuole tempo per comprendere a pieno ogni cosa, ogni sfaccettatura, ogni slancio di allegria e ogni momento di scoraggiamento.
Ci costa fatica e tempo, raramente però arriviamo a comprenderlo completamente e questo ci lascia l’amaro in bocca. Per quanto ci sforziamo, qualcosa inevitabilmente ci sfugge e qui si innesca la malinconia, quel senso di impotenza di fronte alla nostra condizione.

It takes a lot to know a man
It takes a lot to understand
The warrior, the sage
The little boy enraged

It takes a lot to know a woman
A lot to understand what’s humming
The honeybee, the sting
The little girl with wings

Ci stiamo allontanando e Damien ci saluta da lontano.
Siamo consapevoli di aver compreso solamente una piccola parte dell’uomo e del cantante eppure siamo contenti, e ci portiamo dietro gli strascichi di quella malinconia che ci ha riempito il cuore.
Sappiamo affrontarla e trasformarla in tante cose ora, sappiamo persino ballare e cantare sotto la pioggia come fa lui.
Per la prima volta la malinconia non ci opprime ma ci accompagna, camminando a fianco di ognuno di noi.