Fosche nubi nere si addensano sulla splendida cornice di Villa Arconati. Sembra una qualsiasi introduzione a un romanzo di inizio Novecento, ma in verità siamo solo stati a trascorrere un venerdì sera a un concerto dei Baustelle. Che poi, forse, nemmeno ci sono tutte queste differenze, no?

Partiamo subito col dire che le nubi erano tutt’altro che scenografia, bensì vere e proprie protagoniste della serata. Un fortunale si abbatte sulla Villa già prima dell’esibizione dei Siberia, gruppo spalla accuratamente selezionato insieme ai Cristallo per aprire con un set acustico, come vuole la tradizione di questo tour dei Baustelle. Dei Siberia vi avevamo ampiamente parlato qui in tempi non sospetti e, in barba alle intemperie, anche in sede di live e per giunta in acustico riescono a trasmettere coinvolgimento al pubblico grazie a melodie efficaci che, sebbene non nella loro consueta versione elettrificata, non perdono di mordente.

Il terreno è preparato (e bagnato) a sufficienza per l’arrivo dei Baustelle, in tour estivo a supporto del secondo volume de L’Amore e La Violenza, il progetto che li sta impegnando da ormai quasi due anni. Dopo i teatri, i festival, i club, il tour approda per l’estate 2018 nelle piazze e nelle location più esclusive di tutta Italia, tra cui appunto la ricca di meraviglia Villa Arconati.
“Siete degli eroi, lo sapete?” chiede sornione appena salito sul palco Francesco Bianconi al suo pubblico munito di ombrelli e mantelle. E come prima sorpresa (ce ne saranno parecchie in tutta la serata) ecco subito il classico La Guerra è Finita, come forma di riconoscimento verso i fan irriducibili sotto tuoni e fulmini. I Baustelle sono soliti ad esplorare tutta la loro discografia durante ogni show, pur rimanendo fedeli al progetto che portano in giro che in questo caso è appunto L’Amore e La Violenza Vol. 2, di cui propongono quasi la totalità delle canzoni. Ci sono i momenti più scanzonati di Jesse James e Billy Kid, Tazebao, Caraibi e quelli più drammatici con L’Amore è negativo, la “vecchia ma nuova” Veronica n. 2 e Lei malgrado te. Non mancano anche gli episodi del Vo. 1, come la hit Amanda Lear, il tributo a Bryan Ferry di Eurofestival e la sempre magnifica La Vita, una delle perle di tutto questo riuscito progetto.
Non mancano nemmeno, dicevamo, le riproposizioni di brani consolidati, pur riarrangiati con questa formazione fortemente sbilanciata sui sintetizzatori anni ’70: è così che La canzone del parco risulta più gelida di quanto sia mai stata e Nessuno mette in luce la performance vocale di Rachele Bastreghi, mentre Claudio alla chitarra mostra i muscoli nella carica trascinante de Il liberismo ha i giorni contati.

La pioggia smette di cadere sul pubblico proprio in prossimità del finale, nel quale i Baustelle riservano un paio di chicche come Beethoven e Chopin? e una Gomma quasi soffusa e bisbigliata da brividi, senza retorica alcuna. Nel caso non si sia cantato abbastanza, Le Rane e La moda del lento fugano ogni dubbio.
Se proprio si deve fare un appunto, si segnala l’assenza di alcune canzoni solitamente irrinunciabili per un concerto dei Baustelle, su tutte La Canzone del Riformatorio e la sempreverde dedica milanese con Un romantico a Milano.
I Baustelle toccano e salutano così Milano e dintorni con l’ultima tappa in zona di questo tour lunghissimo e, per chi ha avuto la fortuna di assistere a più date, bellissimo nella sua resa scenografica, emotiva e musicale. Due anni di Amore e Violenza che ci hanno lasciato tanto.