Chi non ha mai provato quella sensazione di “spreco umano” ascoltando il disco di una band vissuta quanto vive una farfalla? Bella – facciamo per tutti, a parte per coloro che hanno il disgusto per gli insetti a tutti i costi – colorata e attraente quanto sfuggente. Bellezza presente giusto il tempo di tenerci il naso all’insù e la meraviglia negli occhi per poi sparire nell’abisso di fiori e foglie. Fa innervosire dover scalciare via l’illusione di quando ci siamo convinti che in qualche parte remota del web si potevano trovare dischi segreti o “EP della disperazione”. Niente da fare: anche questo è uno spreco (di tempo!) se si vuole del sincero materiale.

Lo spreco dei The La’s: i pionieri del brit-pop che con l’arrivo degli Oasis sono rimasti nella storia come vi rimane nella Rivoluzione Francese un contadino della bassa Provenza. A volte i problemi personali dei componenti, o la morte improvvisa e tragica di uno dei membri, sono motivi che determinano la conclusione di un progetto musicale. E tutto sommato ce ne facciamo una ragione. Ci piacevano tanto, li adoravamo, ma date le cause di forza maggiore pazienza. Qui, per i The La’s si tratta di un vero e proprio suicidio – niente dramma per stavolta.

Mike Badger fonda la band nel 1983 e chiama poco tempo dopo il cantante – l’unico vero frontman e membro stabile della band – Lee Mavers, sostanziale causa di successi e delusioni nel corso di questo progetto. Nel 1986, dopo anni in giro per locali inglesi, i ragazzi di Liverpool firmeranno con la Go! Discs e ci vorranno quattro faticosissimi anni perché tutte le sessioni di registrazione portino a un risultato proponibile al pubblico. Un lungo periodo contraddistinto da una situazione riassumibile con “tutti lo vogliono e nessuno se lo piglia” aveva preceduto il contratto con la Go! Discs e successivamente lo stesso accadrà con i produttori: tutti interessati e affascinati, ma – stranamente – nessuno si voleva/poteva mettere a lavoro con i La’s (chissà perché?).

Il primo singolo uscito in radio, che precede di tre anni l’uscita dell’album, è Way Out. Un brano acclamato sul Melody Maker niente poco di meno che dal cantante degli Smiths, Steven Morrissey. E in effetti il richiamo di quelle sonorità post-punk proposte da Marr e compagnia bella qualche anno prima arriva naturale già al primo ascolto di Way Out. I La’s verranno accostati anche ai Beatles per le origini, il sound – che Mavers aveva da sempre desiderato più Sixties possibile – e l’espressione vocale del leader. Ma sarà con There She Goes che arriverà il successo. Top of the Pops ed altre esibizioni negli States porteranno la loro musica in televisione ed oltreoceano, aumentando considerevolmente l’attenzione – ma non le vendite – verso questa rivoluzionaria band.

Nel 1990 esce The La’s e fin qui non sembrerebbe che i quattro anni necessari alla sua uscita siano passati per la scelta del titolo dell’album. Partiamo dal fatto assai significativo che ci vuole più tempo per leggere la lunghissima lista di componenti che hanno di volta in volta modificato la line up (oltre venti!) piuttosto che per ascoltare l’intero disco composto da dodici tracce. Qui la causa e anche la conseguenza di un lavoro assai travagliato e durato troppo persino per alcuni membri storici – come il riccioluto bassista John Power – che hanno deciso di mollare tutto dopo quasi dieci anni con la stessa “insopportabile” scaletta-concerto.

It hasn’t got original Sixties dust on it! ” – Lee Mavers

Ma a cosa è dovuta questa “fatica” discografica finora imputata al cantante, principale autore e chitarra ritmica Mavers? La sua ossessione per il sound del disco. Normale, penserete. Tutte le migliori band hanno avuto a che fare con l’ossessiva e proficua ricerca del giusto suono con cui far uscire il proprio disco. Ma stavolta c’è di più, di peggio. Solamente due anni passano per la costruzione della giusta formazione atta a suonare le parti del disco – che verranno ri-registrate più volte causando ulteriori ritardi – e nonostante il clamore suscitato dalle prime uscite in radio, Mavers risulta sempre insoddisfatto e pronto a modificare e riarrangiare tutto da capo. Scartando produttori del calibro di Porter degli Smiths, entrano negli Eden Studios di Londra e ottengono la collaborazione di Lillywhite, produttore tra i tanti degli U2 e dei Simple Minds. Non mancheranno i problemi perché, nonostante un setting di mixaggio decisamente vintage, Mavers dichiarerà che non ha quella originale magia sessantina (almeno secondo alcune testimonianze).

Frustrazione e mancanza del giusto mood in sede di registrazione fanno sì che il disco sia mal digerito dallo stesso compositore durante e dopo le sessioni. Inutile dire come Mavers non fosse d’accordo sulla data d’uscita dell’album, partorito dopo l’utilizzo di tempo e denaro in ingenti quantità. Ci sono state anche rivelazioni che parlano di una volontaria “povertà di esecuzione” mirata a un boicottaggio dell’uscita del disco. Inoltre, durante un’intervista Mavers arriverà a dichiarare di odiare l’album perché reputato come “un serpente con la coda spezzata”.

The La’s finiranno di fatto di esistere nel 1992, anche se non si sono mai ufficialmente sciolti. Sporadiche apparizioni li hanno visti riuniti, ma la sensazione che avrebbero potuto sfornare altri e migliori album con la straordinaria mano d’opera a disposizione, a livello compositivo come a quello discografico, rimane sospesa nell’immensità dell’universo musicale.