Marzo sarà l’ultimo mese d’attività per il circolo DalVerme, uno dei punti di ritrovo più frequentati nelle sere e nelle notti romane. La battaglia, ormai persa, per tentare di tenere aperto il circolo Arci è iniziata dopo l’improvvisa chiusura del 6 maggio dello scorso anno. La Questura di Roma ha motivato il provvedimento chiamando in causa l’articolo 100 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, un documento pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 18 giugno del 1931, nel bel mezzo di un ventennio ben noto nella storia italiana.

“Il Questore può sospendere la licenza di un esercizio nel quale siano avvenuti tumulti o gravi disordini, o che sia abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o che, comunque, costituisca un pericolo per l’ordine pubblico, per la moralità pubblica e il buon costume o per la sicurezza dei cittadini.”

Nonostante un’enorme partecipazione popolare, una mobilitazione artistica non indifferente e nonostante l’elezione del nuovo sindaco, il DalVerme si aggiungerà fra qualche giorno a quella lunga lista di locali che per un motivo o per l’altro hanno chiuso i battenti negli ultimi cinque anni.

La situazione a Roma è drammatica, dal punto di vista culturale. Lo scorso ottobre veniva sgomberato un altro locale simbolo, l’Init, in via della Stazione Tuscolana. L’accusa era di mancati pagamenti dell’indennità d’uso (l’immobile dove era situato il locale è di proprietà del comune). Durante il blitz della polizia, oltre a varie anomalie sanitarie e di sicurezza, gli agenti hanno trovato sessanta grammi di hashish.

Un altro recente caso eclatante è stata la chiusura dello storico Circolo degli Artisti, che dal 1989 ha ospitato sul palco artisti del calibro di Beck, Tortoise, Melvins e Alt J. Le accuse in questo caso erano decine, dall’occupazione abusiva all’interramento illecito di rifiuto (amianto incluso) fino alla distruzione o deturpamento di bellezze naturali. E più si va indietro negli anni e più la lista dei locali chiusi si allunga: il Rialto, la Casa della Pace di via Monte Testaccio, il 2N.

Ovviamente l’opinione pubblica si è divisa in due fazioni troppo spesso queste influenzate da forti ideologie politiche. Da una parte chi crede che questa serie di chiusure sia un nuovo capitolo della guerra fra potere e arte, con il primo che cerca di affossare la seconda. Dall’altra chi crede che i circoli Arci, o altri locali indipendenti, non siano altro che dei modi molto astuti di fare soldi sfruttando le esenzione che lo Stato concede alle attività culturali.
Probabilmente la verità sta, come al solito, nel mezzo, ma il dato sconcertante è quello di un declino culturale che da qualche anno la città di Roma sta subendo e che rientra in un quadro generale ancora più drammatico.

Si sta perdendo di vista l’importanza che hanno nella storia sociale di una città le attività culturali. Tutti quegli eventi che hanno come scopo principale la scoperta artistica e che sono animati, prima che dai soldi, dalla curiosità personale. Il luogo fisico assume, in questo senso, una valenza quasi astratta, e lo sanno bene i gestori del DalVerme o dell’Init, che non hanno annullato gli eventi in programma, ma li hanno spostati in altri locali. Il luogo, però, serve comunque come punto di riferimento, una coordinata geografica dove sappiamo di poter trovare qualcosa di interessante.

I luoghi dell’arte devono quindi essere tempo tutelati dallo Stato, ma allo stesso tempo gestiti in modo cristallino. È chiaro che per gestire certe attività servano soldi, e questo porta naturalmente alla ricerca del guadagno anche personale, ma non si deve mai perdere di vista lo scopo principale: diffondere l’arte. Chiunque abbia frequentato qualche locale della propria città si sarà reso conto delle condizioni in cui versano certe strutture o dei modi con cui vengono organizzati certi eventi, e anche se tutto ciò fa parte di un certo fascino artistico. Lo Stato deve controllare di più e incentivare attività culturali.

Il timore, soprattutto nella città di Roma, è che questi incentivi non arriveranno mai, che tutte queste belle parole rimangano sulla carta (anzi, sullo schermo).
Con la Delibera 140, approvata dalla ex-giunta Marino e applicata ora dalla giunta Raggi, centinaia tra associazioni culturali, scuole di musica e centri sociali, dovranno sgomberare gli immobili concessi dal Comune, oppure pagare somme esorbitanti per rimediare al presunto danno erariale causato dai presunti mancati pagamenti dell’affitto.
Motivi diversi, ma stesso risultato. Il DalVerme, più che l’ultimo circolo culturale a chiudere i battenti, sembra essere, di nuovo, il primo di una lunga serie.