Odio i musical. Visceralmente, li detesto da quando ho memoria, specialmente da quando mi si è formato il cervello in modo piuttosto completo e ho realizzato che in realtà i film della Disney durano otto minuti e tutto il resto è una successione omicida di smielate neomelodiche per bambini, e poi sì, provo lo stesso sentimento di disgusto per Grease e sono felice di non essermi mai sorbita Cats nei miei ventidue annoni di movida.

Ieri però, è successo l’impensabile: di comune accordo col mio ragazzo, siamo usciti dalla cripta per andare al cinema, abbiamo visto La La Land e lo abbiamo adorato.

Ci sono diversi motivi per andarlo a vedere: le coreografie meritevoli di plauso, Ryan Gosling, la bellissima interpretazione di Emma Stone, le scenografie, Ryan Gosling, la regia, meravigliosa, di Damien Chazelle, la trama, che lo è altrettanto, Ryan Gosling, la fiabesca fotografia, e infine, last but at all least, la splendida colonna sonora, che contiene un sacco di jazz, creata per mano e orecchio di Justin Hurwitz e che ha conquistato due Oscar (Migliore Colonna Sonora originale e Migliore Canzone Originale con l’incantevole City of Stars).

 In un film in cui la musica è tessuto dei sogni, che intreccia desideri, aspirazioni e storie d’amore con le naturali delusioni, c’è bisogno di un tocco preciso, chirurgico, ma umano, pieno quindi di emozioni contraddittorie e talvolta in sintonia tra loro, e quello di Hurwitz risulta perfetto; Mia and Sebastian’s Theme ne è un brillante esempio.

Classe 1985, figlio di una ballerina classica convertitasi all’infermieristica e di uno scrittore, entrambi ebrei, trasferitesi in Wisconsin dalla Russia alla fine degli anni 90, Justin Hurwitz ha studiato ad Harvard dove ha incontrato Damien Chazelle, con cui ha instaurato un rapporto di amicizia e professionale che li ha portati a collaborare fin dalla produzione del film a basso budget Guy and Madeline on a Park Bench, che dopo essere nato come cortometraggio di fine corso è finito per diventare un lungometraggio, uscito nel 2009, vincitore tra l’altro del Premio della Giuria al Festival del Cinema di Torino dello stesso anno.

La loro collaborazione li porta poi all’eccellenza e allo sguardo scrutatore del grande pubblico con Whiplash, nel 2014, di cui Hurwitz cura, come sempre, la colonna sonora, che prevede alcuni inserimenti di interessanti arrangiamenti bebop di Caravan di Duke Ellington e della stessa Whiplash, che dona il titolo al lungometraggio, di Hank Levy e portata al successo da Don Ellis negli anni 70.

Nel 2016, gli inseparabili hanno infine sfornato quel capolavoro di La La Land, pellicola molto distante dall’idea di musical prettamente sentimentale e dallo scontato lieto fine, ma ricco di analogie con atteggiamenti spesso nichilisti della nostra generazione, giovani umani sopraffatti dall’ambizione e dal triste confronto con la realtà, in un mondo che concede molto meno di quello che si prende, ma allo stesso tempo sospinti dall’energia delle stesse aspirazioni e dai nostri talenti innati, il che ci rende sognatori di prima categoria.  Infatti sono sicura che vincerò un Oscar anche io, prima o poi.