In questi giorni è andato in scena Club to Club, uno dei festival d’avanguardia musicale più importanti a livello nazionale e internazionale, avanti anni luce dal resto delle proposte nostrane (apparte qualche piccola eccezione vedi “Astro festival” ). Quest’anno ha ospitato tra gli altri  un artista (anch’esso nostrano) che ci ha particolarmente colpito. Parliamo del leccese Fabrizio Martina in arte Jolly Mare. Quando lo ascolti per la prima volta rimani un po spiazzato, pensi: “si è bloccato agli anni ’80, non è cresciuto, sindrome di Peter Pan, si è bloccato là.  Però non ti fermi, continui ad ascoltare, vai avanti e ne vuoi sempre di più, la curiosità sale, finchè non ti sei sbranato l’intero LP, ed è lì che capisci; è un genio. E’ andato indietro, fino alla metà degli anni ’80, ha preso l’italo disco a braccetto e l’ha portata a fare un giro nel 2016. Ha quell’aria da nerd che non sa bene il perchè si trovi davanti a migliaia di persone che ballano i suoi pezzi, invece che dietro ad una cattedra (ha una laurea ingegneristica e un dottorato in “Dinamica delle vibrazioni”). Ti lascia quell’aura di dubbio misto a curiosità , ma ascoltando la sua arte tutto è chiaro e lampante, tutto inizia ad avere un senso, la sua musica, la sua immagine, il suo stile, il suo nome, come i pezzi di un puzzle che si incastrano alla perfezione con naturalezza e semplicità.

L’album scomposto in ogni suo singolo suono non è nulla di nuovo, sono tutte cose già sentite,  ma messe insieme con uno stile tale da creare qualcosa di completamente nuovo e originale, un album ipnoticamente stiloso. Dopo l’esperienza alla “Red Bull Music Accademy” , dove conosce e collabora con Thundercat, non cavalca l’onda della notorietà ottenuta, ma si prende tempo per assemblare queste 11 tracce in un album di debutto col botto, lasciando tutti a bocca aperta portando qualcosa di nuovo in un mercato saturo di commercialate fatte con lo stampino. Dentro “Mechanics”, oltre l’italo disco che è un pò il fil rouge di questo LP, puoi sentirci di tutto: dai Daft Punk al pop, al cantautorato italiano; la traccia 8 “Steam Engine” ha sentori che sfiorano la Detroit Techno. Il suono caldo proviene  da un lavoro tendenzialmente analogico, che va a favore di un groove unico e a dir poco pazzesco, un groove d’altri tempi, difficile da trovare oggi come oggi, tantomeno da un artista nostrano. Fabrizio, oltre a questo LP, ha rilasciato altri dischi degni di nota tra cui dei remix (definiti da lui lifting) di pietre miliari della canzone italiana, come “A Me Piace o Blues” di “Pino Daniele”. Abbiamo capito che Jolly Mare ci farà ballare “da Trieste in giù”, tanto per citare un altro masterpiece della nostra cultura musicale. Ci vorrebbero più Jolly Mare in questo oceano di musica senza una vera identità, con occhi solo per il mercato e le vendite, gente che scrive ma non ha nulla da dire.