Giacomo Mazzuccato, aka Yakamoto Kotzuga, il ventiduenne Veneziano più cool ed apprezzato del momento, lo abbiamo intervistato al Bandzilla di quest’anno nella magnifica cornice di Casa Morandi, a Saronno.

Come da accordi ci presentiamo alle 18.30, il sound check è finito, ed una volta rimediati due pneumatici ed una panca ci accomodiamo. Giacomo arriva, maglia nera, vans e zainetto sulle spalle come un comunissimo 22 enne che si rispetti. Appena ci vede sfoggia un sorriso a 32 denti e ci chiede come va, ed una volta seduto sul suo pneumatico l’intervista comincia!

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E: Bene Giacomo, se sei pronto, partiamo!! La prima cosa che ti volevo chiedere è di parlarmi del rapporto con la tua città, Venezia appunto. Credo che la tua passione per l’oriente sia in qualche modo connessa al passato millenario di questa città.

G: Per Marco Polo dici?

E: Esatto!! Stavo arrivando lì! C’è un’influenza, non solo per quello che riguarda Marco Polo, avverti una connessione?

G: Sì, con Venezia sì, parecchio. Credo che sia una dimensione a parte rispetto alle altre città in generale, proprio come luogo di per sé. Bah, vuoi un po’ per il modo in cui è costruita, poi il fatto che sia nell’acqua, sull’acqua. E poi anche un senso di malinconia che ha secondo me, non so dirti esattamente perchè.

E: Penso che sia anche difficile come città, invasa perennemente dai turisti…

G: Esatto.

E: é difficile convivere con tutti quei turisti, instaurare dei rapporti con le persone che lavorano lì?

G: Sì diciamo che c’è un lato positivo, che è quello di entrare in contatto con delle altre culture, cosa che però magari con il tipo di turismo che c’è adesso è un po’ più complicata. Io penso che la cosa che più infastidisce il veneziano è il fatto che Venezia è una città piccola fatta per un determinato numero di persone.

E: Tra poco cascherà per terra direttamente

G: (Ride) Infatti ci sono dei problemi a livello quotidiano, come per esempio prendere un treno, un traghetto, ma per il resto è anche una città che basa la sua economia per la maggior parte sul turismo, quindi è inevitabile..

E: In realtà è una cosa che vi fa vivere ma che allo stesso tempo vi uccide..

G: Esattamente

E: E invece della cultura giapponese che cosa ti ha affascinato di più?

G: Io in realtà, non sono un esperto di cultura orientale in generale; è una cultura che all’inizio mi affascinava per le sue tradizioni, ecc. Poi in realtà, il progetto per come era nato, e da lì anche il nome, era più una ricerca in campo musicale. Ricerca che si è interrotta, perchè diciamo che non funzionava come avrei voluto. L’inizio del progetto voleva essere basato su l’utilizzo di musica orientale rielaborata in chiave più elettronica. Ma c’erano delle limitazioni a livello musicale, è stata una prova che ho fatto e poi ho deciso di lasciare il nome, perchè mi piaceva.

E: Ma ci sei mai stato in Giappone?

G: No! Neanche (ride), va beh prima o poi..

E: Adesso chiudiamo questo argomento, e passiamo ad un altro. Il tuo primo album è stato curato da Tempesta Dischi, come sei entrato in contatto con Davide Toffolo e i Tre Allegri?

G: Molto semplicemente, ho mandato una mail

E: Esattamente come ho fatto io con te?

G: (Ride) Si sì, esatto, come fanno un po’ tutti i musicisti con del materiale che vogliono fare uscire; tra le varie etichette ho scritto anche a Tempesta, appunto perchè è un’etichetta ho conosciuto perchè quando ero piccolino sono cresciuto con loro.

E: Chi ti piace?

G: Dai Tre Allegri, alle Luci della Centrale Elettrica, era un universo che mi è sempre sembrato un circolo di amici. E in più ho sempre notato che c’era un occhio di riguardo verso le novità, esattamente quello che ho poi riscontrato avendoci a che fare. In particolare con Enrico Molteni che è il bassista dei Tre Allegri, che diciamo è un po’ quello che cura di più la parte discografica. E infatti ho trovato una grandissima libertà, un grandissimo appoggio da parte di tutti.

E: Quindi non è un’etichetta che ti vincola in qualche modo?

G: Zero, zero, non avevo dubbi. È l’etichetta che è un po’ il simbolo della discografia indipendente in Italia.

E: Parliamo del tuo nuovo singolo T.H.R.U, ha qualcosa di diverso rispetto alle tue produzioni precedenti?

G: Secondo me quasi ogni produzione lo è, semplicemente sto crescendo artisticamente, secondo me questo era un singolo che aveva delle vicinanze con un altro singolo che avevo fatto uscire All The Things I Used To Have.

E: Sai c’è una cosa che ho notato nei tuoi video, c’è sempre qualcuno che è : o chiuso dentro una stanza o incelofanato, è sempre qualcuno a cui manca l’aria, qualcuno che rimane intrappolato all’interno di una situazione che magari non vuole, che non controlla, è una cosa voluta?

G: Per quello che riguarda la parte visiva, lascio abbastanza libertà sicuramente, secondo me, ha preso alcune atmosfere del pezzo come me le ero immaginate io.

E: In tutti e due i casi sia Lost Keys and Stolen Kisses, che T.H.R.U?

G: Sì, poi magari Lost Keys and Stolen Kisses è un video venuto un po’ meno bene perchè erano altri tempi, avevamo altri budget, che poi tra l’altro, il regista è sempre il ragazzo che c’è oggi, quello che farà i visual stasera. Siamo amici da un sacco di tempo.

E: Secondo me è la cosa migliore collaborare con gli amici

G: Infatti è venuto abbastanza naturale.

E: Siamo in dirittura d’arrivo, c’è qualcuno che stai tenendo sott’occhio per qualche collaborazione?

G: Sì, io non ho mai fatto tantissime collaborazioni perchè mi piace lavorare da solo, di base, però ultimamente sono molto legato a due progetti, uno sono gli Aucan

E: Che collaborano anche loro con Tempesta dischi vero?

G: Sì, anche perchè Gio, degli Aucan, mi mixa i pezzi, vado in studio da lui quando devo finalizzare.

E: Perchè tu sei ancora legato al concetto della bedroom – tronica?

G: Non tanto per quello, però mi piace sempre nella parte finale, diciamo, lasciare l’ultima visione di qualcun altro, ovviamente seguito da me. Mi piace avere comunque un altro punto di vista, e lui è una persona di cui mi fido molto. Il secondo progetto è Chevel, che è un ragazzo che ho scoperto da poco, siamo vicini perchè lui è di Treviso. Ed è un progetto molto interessante, con cui chissà, magari uscirà una collaborazione prima o poi.

E: Visto che sei molto giovane, cosa vuoi fare da grande?

G: Io da grande vorrei fare quello che sto facendo adesso

E: Ah!! un sospiro di sollievo

G: Sì, nel senso che sto provando seriamente questa strada, e devo dire che mi è andata abbastanza bene fino ad ora, ovviamente è una vita sicuramente difficile, tra un po’ di anni, sarà più faticoso. Però magari che sia il sound design, le colonne sonore o i live, penso e spero che sia così. Poi sicuramente è quello che voglio fare.

                                                                                                   Elisa Donato

Un super ringraziamento anche a Giovanni Campo e Federica Amadio per il supporto tecnico e video.