A volte la vita è proprio bastarda. E’ così bella che non sembra vera. Succede che termina miseramente sotto un ponte senza che neanche te ne possa rendere conto. La storia non è quella di un disgraziato che rimane povero e solo, ma della morte incontro alla quale sono andati quei ragazzi che erano i Viola Beach e il loro il manager. Prima di tutto, prima di essere delle possibili stelle della musica rock erano quattro giovani uomini con la speranza di fare della propria passione la propria professione a vita. Delle stelle ci sono diventate di sicuro.

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di Sole:
ed è subito sera.

Salvatore Quasimodo rappresenta la brevità della vita

I Viola Beach – Kris Leonard, River Reeves, Tomas Lowe e Jack Dakin – erano una gran bella band verso la pubblicazione del loro album di debutto. Galeotti furono i Kooks – ai quali gli stessi Viola si dichiaravano nettamente ispirati – con la musica del loro album Inside in, Inside out. Ed è immediato l’accostamento agli albori dell’ascolto di Viola Beach, l’album postumo che raccoglie di fatto tutte le registrazioni quasi del tutto ultimate con qualche extra live di necessità. Inutile dire che non si sta ingigantendo un fenomeno, un talento musicale, perché “dopo la morte è sempre troppo facile”. La musica contenuta in questo disco unico è tutta veramente di qualità: i suoni molto innocenti, le linee di chitarra poggiate ad arte, la semplicità (obbligata?) come arma vincente dell’intero disco e la voce struggente e appassionata di Kris.

Una considerazione importantissima: a noi non piace la retorica odiosa del “se l’è andata a cercare”. Detto ciò, possiamo affrontare cosa è successo il 13 Febbraio di quest’anno sul percorso di un’autostrada svedese: l’automobile su cui viaggiavano i quattro componenti della band – insieme al manager Craig Tarry – si è schiantata compiendo un volo di oltre 20 metri dopo aver clamorosamente perso di vista il ponte che in quel momento era sollevato per permettere il passaggio di un’imbarcazione. I diversi semafori a luci intermittenti e, infine, fisse e rosse, sono stati inspiegabilmente ignorati. La fine avvolta nel mistero, invece, è lasciata alle migliori dissertazioni di qualche cinico sapientone che non beve, non fuma e non si droga.

La tristezza e la solitudine che affligge i “commentatori seriali” dei social che basta che è rock allora è stata la droga è un male che anche in quest’occasione non si è risparmiato di invadere fior fior di articoli sul web. “E’ il suono della democrazia” dice qualcuno dal fondo della sala. Io dico che è il suono dell’acqua scrosciante nel gabinetto. E lo dice anche l’autopsia – che ha dato risultati negativi ad alcol e stupefacenti – sui ragazzi in quella macchina cascata giù dal ponte dopo aver deliberatamente superato ogni segnale o barriera di avvertimento del pericolo. Un vero peccato per tutti coloro che hanno l’accusa di “sniffo facile”.

Ciò che in verità rimane più di tutti è l’ennesima sensazione di spreco – un po’ come quella che avranno provato in tanti alla precoce dipartita di un talento come Jeff Buckley –  che però non si potrebbe (ovviamente) paragonare alle sensazioni, ben diverse, provate da chi ha perso un figlio, un fratello, un padre, una madre, una moglie in ognuna di quelle tragiche occasioni. Ma qui parliamo di Musica, ed ogni becero moralista è pregato di accomodarsi al di fuori di questa pagina web (o magari cercare altro nella stessa!). Moriamo, continueremo a morire e per fortuna non siamo fatti di soli carne ed ossa. Quel vissuto che abbiamo costruito rimane a chi ci ricorda, per un motivo o per un altro. I Viola Beach lasciano un vuoto come quello in un albero genealogico che rimane fermo al ramo spoglio per il “successore”, che si tratti di un album o di una band formata a partire dai componenti – che si sarebbero potuti rivelare nel tempo – più estrosi.

Ascoltateli! è l’appello diffuso da altri artisti che si sono impegnati a pubblicizzarli e promuoverli in vario modo nelle loro tournée individuali, oltre a veri e propri concerti di tributo delle band più vicine per stile e più citate dagli stessi membri dei Viola Beach, come quello tenuto al Warrington’s Parr Hall. Un intervento su tutti, quello dei Coldplay al Glastonbury Festival ’16 lascia ben poco su cui riflettere. Rimane il retrogusto di una musica di grande potenziale e di florido orizzonte che non avremo più il piacere di sentire evolversi. La solidarietà va a cinque famiglie distrutte; l’omaggio va ai quattro musicisti e al manager che hanno avuto appena il tempo di sbirciare fuori dalla finestra del successo spostando un tantino la tenda di lato. Poi il buio.

 […] It just reminded us and all the other bands that come through here, the excitement and the joy and the hope and we really felt that in them […]

Chris Martin al pubblico di Glastonbury