È ormai intuibile che questo spazio è per lo più riservato a momenti musicali appartenenti a una sfera passata, quando non classici. Oggi proverò a parlare in via quasi del tutto eccezionale di un fatto recente, per la precisione avvenuto due giorni fa. Certo i protagonisti della storia non sono dei più giovani, il primo è Paul Simon (abbiamo avuto modo di parlare del suo compagno di avventura qualche episodio fa) il secondo è Muhammad Ali, scomparso proprio il 3 giugno, in contemporanea a quanto sto per raccontare.

C’è un filo immaginario che può collegare il cantautore al pugile, e questo è uno dei brani più amati del repertorio di Simon & Garfunkel, The Boxer. Il brano, manifesto della poetica di Paul Simon, racconta in musica di un ragazzo che in prima persona parla delle sue disavventure lontano da casa, inseguendo la flebile fiamma dell’american dream. L’abbandono della famiglia in giovane età, il rifugio in quartieri malfamati alla ricerca disperata di un lavoro, ricerca fallita e finita con lo sfogo della propria frustrazione assieme a delle prostitute della Settima Strada, il desiderio di scappare, tornare indietro per fuggire dai gelidi inverni di New York City e ricominciare di nuovo. L’ultima strofa della canzone si chiude con la metafora immortale di un pugile indefinito, un lottatore tenace che in un afflato di malinconia ricorda anche le sue sconfitte, il rumore dei guantoni più violenti che l’hanno mandato al tappeto tra lacrime e sangue e la sua vergogna mista a rabbia che lo costringono a promettere a se stesso di andarsene, nonostante il lottatore rimarrà sempre sul ring. Chiude la composizione una sezione strumentale da pelle d’oca composta dall’arpeggio della chitarra, gli archi, il rumore dei pugni sul muso e quel “lay la lay”.

Ecco che questa strofa, durante l’esecuzione del brano nel concerto del 4 giugno scorso al Greek Theatre di Berkeley in California, è stata preceduta dall’annuncio al suo pubblico da parte di Paul Simon che il pugile, quello vero, il più grande, Muhammad Ali, si è appena spento, suscitando prima lo stupore, poi il silenzio e infine l’applauso scrosciante. Un breve momento in diretta, come ormai se ne vivono pochi, solo amatoriale per gli assenti ma che racchiude e poi sprigiona una bellissima commozione. Sia per chi ama il più grande cantautore newyorchese, sia per chi amava il più grande pugile di sempre.

“I’m leaving, but the fighter still remains”.

Andrea Fabbri