Il 24 maggio del 1941 a Duluth, in Minnesota, nasceva Bob Dylan, che oggi, se state leggendo questo articolo in data di pubblicazione, compie 75 anni.

La ricorrenza della nascita, più che per lanciarsi in una retrospettiva su colui al quale chiunque si definisca cantautore è inesorabilmente debitore, serve per ricordare che proprio il 20 maggio di quest’anno Bob Dylan ha pubblicato il suo ennesimo, bellissimo disco: il trentasettesimo, Fallen Angels. Un album di cover di brani direttamente dal canzoniere della tradizione americana, sulla falsa riga di quanto fatto solo l’anno scorso con Shadows in the Night, interamente dedicato a Frank Sinatra. Le sonorità sono in fondo le stesse del lavoro precedente, un traditional pop recitato con l’aria da crooner che il Bob Dylan odierno sa vestire benissimo, un piacevole mix tra jazz, swing e folk che musicherebbe benissimo una commedia hollywoodiana di Billy Wilder a metà anni cinquanta.

Non è, però, la prima volta che Dylan si immerge nel catalogo classico e pubblica due dischi di canzoni tradizionali nel giro di un anno. Accadde già negli autunni del 1992 e del 1993, quando il cantautore consegnò alle stampe i due album Good as I Been to You e l’ancor più cupo World Gone World. Sebbene si trattasse di titoli composti da brani standard prettamente folk, i primi interamente in acustico dai tempi di Another Side of Bob Dylan del ’64, queste due opere segnarono il momentaneo ritorno alle origini (immediato il riferimento all’omonimo debuto del ’62), la cesura con la produzione più recente e disastrata (la critica indica Under the Red Sky come punto più basso della discografia dylaniana) e il trampolino di lancio verso quel Time Out of Mind che segnerà la rinascita del genio di Duluth.

Bob Dylan è uno dei più grandi conoscitori e appassionati del repertorio tradizionale americano, che esso vada dal folk più scarno o alla canzone melodica più aristocratica, e, compiuto il quindicesimo lustro di vita, continua a condurci alla sua scoperta con grandissima classe e amorevole cura.
Non ci resta che augurargli un buon compleanno.

Andrea Fabbri