Ci eravamo lasciati l’ultima volta con una riflessione su settembre e sulla musica che ha ispirato negli anni, una musica spesse volte malinconica e ricca di echi del passato. Più o meno è lo stesso sentimento che ispira un brano di cui parleremo a breve e che, oltretutto, può essere accostato al mese ancora in corso. Dopo tutto siamo ancora in tempo per godere degli ultimi singhiozzi estivi.

Il brano in questione è Nightswimming dei R.E.M., pubblicato nel sontuoso disco Automatic for the People del 1992. Pop barocco costruito su un semplice giro di piano di Mike Mills e arricchito “solo” dall’arrangiamento orchestrale di John Paul Jones (Led Zeppelin) e un assolo di oboe, la canzone parla esplicitamente di esperienze passate con un gruppo di amici, in particolare di nuotate all’aperto notturne e al chiaro di luna, ed implicitamente della nostalgia di un periodo o addirittura un’età ormai trascorsi e andati. Che è poi il sentimento principale di settembre, no?

Tuttavia, si badi bene, questa è un’interpretazione del tutto personale del testo, o almeno in parte. I compositori, infatti, hanno sempre dato diversificate risposte alle domande in merito alle parole cantate da Michael Stipe, il quale per primo sostiene che inizialmente fossero una dedica a un guardiano notturno troppo timido anche per essere solamente un lontano riferimento. Col passare del tempo l’ipotesi più sostenuta e accettata è che il pezzo parlasse semplicemente dei momenti trascorsi da un circolo di amici dopo notti di amici dopo notti di baldorie. Ma tant’è, ognuno in un testo ci può vedere quello che vuole. Quello che mi preme evidenziare di questi quattro minuti di grandissima musica è il senso di innocenza perduta, giocoso rimpianto per quel che è stato e più non può essere, desiderio di reincarnarsi in un momento tangibile solo con una sensazione, come un sogno dopo il risveglio.
Un pensiero malinconico ed elementare, incarnato dalla musica più che dalle parole. Il giro di piano ciclico e reiterato rende benissimo il flusso di emozioni, tra le quali non si fanno mai viva la tristezza o la rassegnazione. Insomma tutta la potenza di un bellissimo ricordo di istantanea felicità.

Doveroso consegnare anche qualche curiosità: il pianoforte con cui è stato registrato il brano è lo stesso con il quale venne incisa Layla dei Derek & The Dominos, con quella famosissima chiusa pianistica, seconda per notorietà solo al giro di chitarra.

Automatic for the People è un disco cupo che ha come tema principale (come per altri dischi dei R.E.M.) la figura della morte, mai cantata con disperazione ma solo come mezzo, veicolo per qualcosa di più grande e ignoto (Man on the Moon l’esempio più fulgido). È più o meno la speranza che affidiamo ad ogni ricordo: se chiedere che possa essere rivissuto è impossibile, augurarsi che ne esistano di nuovi è lecito. La vita è ciclica, come un giro di pianoforte.
Buonanotte.

 

Andrea Fabbri