Ci eravamo lasciati qualche episodio fa con una “ninna nanna per l’estate”, riflessione storiografica per dare un caldo benvenuto all’estate esplosa soli pochi mesi fa e che adesso volge al termine. Mi scuso innanzi tutto per l’assenza ma, si sa, ci sono ferie per tutti e ancor più influente su un silenzio telematico possono risultare delle ferie in una località di villeggiatura sprovvista del tutto o quasi di connessione al resto del modo.

Trovo coerente riprendere in mano questa rubrica salutando dunque l’estate tanto festeggiata e proiettandoci sulla nuova stagione. E se vogliamo continuare con le coordinate astronomiche, quale miglior periodo dell’anno è colmo di piacevole malinconia del divertimento appena trascorso e foriero di buoni propositi e aspettative? Altro che capodanno, settembre coi suoi caldi smorzati, i colori tenui e le luci soffuse.

Settembre è uno dei mesi più sentimentali dell’anno, intriso di poesia allegorica, crocevia fondamentale della vita di un anno (solare o meno), della vita di un uomo. A settembre le somme di agosto sono già state belle che tirate, non riprende solo ciò che è stato interrotto tra giugno e luglio, riprende spesso un vero e proprio ciclo di vita. Per certi versi è il mese della speranza. E non poteva certo sfuggire agli animi sensibili della musica, nei confronti del quale hanno composto grandi elegie e tributi.

Sono diversi e diversificati i brani che trattano, sin dal titolo, del mese di settembre. Sicuramente la testa va subito alla Wake Me Up When September Ends dei Green Day, ormai quasi proverbiale, dove il mese è dipinto come l’inizio tragico di un’avventura (la partenza per la guerra). Segue immediatamente nell’immaginario la più danzereccia September degli Earth, Wind & Fire il cui ritornello è noto anche alle pietre e, sono siuro, già frizza nelle vostre teste.

E fareste bene a tenervelo perché gli altri esempi di musiche settembrine non sono tutti così scanzonati anzi rispecchiano quanto sopra detto: nostalgia, dubbio, speranza sì ma frenata da insicurezza, inevitabile rimpianto. E allora sotto con September When It Comes firmta Johnny e Rosanne Cash, Maybe September di Tony Bennett, September Morn di Neil Diamond, Fiona Apple e la sua Pale September, che va a sbiadire quello che era “Blue” invece per Al Stewart, September When I First Met You di Barry White e poi forse la più iconica e azzeccata: September Song, uno stantard pop composto negli anni trenta da Kurt Weill e poi riproposto in diverse salse nel corso degli anni da numerose voci.

La versione archetipo è quella registrata nel 1938 da Walter Huston per un musical di Broadway, poi riadatta per il film September Affair del 1950. Nel mezzo due versioni tra le più riuscite, quella di Bing Crosby (che addirittura ne incide una versione nel 1943 e una nel 1977 poco prima della sua morte) e quella dell’immancabile Frank Sinatra, che tornerà sul tema riproponendola con l’album September of My Years del 1965, tutto ruotante intorno alla stessa metafora del brano in questione. E poi ancora in vesti black music per Ella Fitzgerald e James Brown, ma anche i più cupi e stravaganti Ian McCulloch (Echo & The Bunnymen), Lou Reed e Bryan Ferry per il suo disco jazz As Times Go By del 1977.

In tutte queste e altre interpretazioni permane la stessa metafora. Posto un anno come la vita di un uomo, settembre in quanto ultimo mese di bella stagione prima del freddo e lungo inverno è l’ultima occasione per un vecchio uomo di usufruire dell’amore. Chi canta chiede a un amante più giovane di lui di lasciar perdere i corteggiamenti e le perdite di tempo che pretende la quadriglia amorosa perché i giorni, da settembre in poi, si fanno più corti e il tempo inizia a scarseggiare. Gli ultimi giorni preziosi sarebbero ancora più fulgidi se trascorsi insieme.

Certo le nostre vite (mi sento di augurare dal profondo) non si concluderanno con l’ultimo dell’anno e potrà sempre tornare la primavera a farci innamorare. In ogni caso, perché sprecare un anno così intriso di bellezza?
Buon ascolto, buon lavoro, buon settembre. Buona notte.

 

Andrea Fabbri