Era giovane, nera e dotata, ed esserlo nei bianchissimi Stati Uniti degli anni 60 era una maledizione.
È così che si descriveva Nina Simone nel suo inno alla gioventù afroamericana “To be young, gifted and black”, di cui ha tratto il testo dall’omonima autobiografia della scrittrice Lorraine Hansberry, sua amica intima e compagna nelle innumerevoli battaglie che venivano combattute talvolta nei circoli intellettuali del movimento di rivolta della comunità afroamericana.
Sì, Nina Simone, all’anagrafe Eunice Waymon, era una pianista classica, amante di Bach, che divenne jazzista per necessità, ma anche un’infervorata attivista per i diritti civili degli afroamericani.
Una donna che si considerava una “rich black bitch”, fiera delle proprie origini e consapevole del proprio talento, creativa, emotiva, imperfetta, bipolare, vittima del violento marito\manager che desiderava possederla completamente, carnefice delle sofferenze della figlia, e poi, indiscutibilmente, una grande musicista.

Ecco qui di seguito alcuni brani di introduzione alla grande produzione musicale di Nina Simone, metamorfica figura che trasforma l’anima della musica a suo piacimento, la Sacerdotessa del Jazz.

Mississippi Goddam – 1964

Uno dei brani più coraggiosi che siano mai stati scritti e cantati da un artista di colore, specie durante la tempesta di quegli anni.
Nina scrisse Mississippi Goddam dopo una serie di eventi terrificanti che sconvolsero tutta la comunità nera: prima la morte dell’attivista Medgar Evers, presidente del NAACP (National Association for the Advancement of Colored People), poi l’attentato alla Sixteenth Street Baptist Church di Birmingham, in Alabama, nel quale, tra gli altri, persero la vita quattro bambine.

The name of this tune is Mississippi Goddamn
And I mean every word of it
Alabama’s gotten me so upset
Tennessee made me lose my rest
And everybody knows about Mississippi Goddamn

To be Young, Gifted and Black – 1969

Uscita ufficialmente nel 1970 come singolo dell’album Black Gold, la canzone è stata scritta da Nina con il poeta Weldon Jonathan Irving Jr. in memoria di Lorraine Hansberry, scrittrice ed attivista, nonché amica della Simone, morta prematuramente a 35 anni a causa di un tumore.
Il brano divenne immediatamente un inno generazionale che travolse tutti i movimenti antirazziali giovanili, presenti soprattutto nelle università, nelle quali spesso era negata l’ammissione a studenti di colore.

When you feel really low
There’s a great truth you should know
When you’re young, gifted and black
Your soul is intact

Four Women – 1967

Quattro donne di colore che raccontano le angherie subite nelle loro vite da discriminate e sfruttate.
La prima è Sarah,  con i capelli lanosi, le braccia lunghe, la pelle nera, forte abbastanza da resistere al dolore che le è stato inflitto continuamente.
Siffronia, con la pelle gialla (yellow skin è un termine utilizzato per definire una persona leggermente mulatta), in bilico tra due mondi, figlia delle violenze del padrone bianco.
Sweet Thing, con i capelli apposto, i fianchi invitanti, labbra come il vino, se hai soldi puoi comprarla.
Peaches, con la pelle marrone, combattente, amareggiata, non più disposta ad essere sottomessa.

My skin is brown,
and my manner is tough,
I’ll kill the first mother I see
Cos my life has been too rough
I’m awfully bitter these days
Because my parents were slaves
What do they call me
My name is Peaches

Sinnerman – 1965

Compreso nell’album Pastel Blues, Sinnerman (originariamente Sinner Man) è una rivisitazione di un famoso spiritual tradizionale che Nina era solita suonare i primi tempi al Greenwich Village negli anni 50, ed è immediatamente diventata uno dei suoi marchi di fabbrica.
La sua versione richiama sonorità africane e reggae, il ritmo vorace confonde le idee,mentre il piano si estende su territori ipnotici.

I Loves You, Porgy – 1959

Meravigliosamente interpretato in precedenza anche da Billie Holiday, I Loves You Porgy è un frammento del musical Porgy and Bess di George Gerswhin. Nina porta questo classico del Jazz oltre i confini dei sentimenti e la sua voce oscura immerge il nostro cuore nell’oceano più nero.

I Loves you, Porgy

Don’t let him take me
Honey, don’t let him handle me
And drive me mad
If you can keep me
I want to stay here with you forever
I’ve got my man

I ain’t got no/I’ve got life -1968

Presente nell’album  Nuff Said!, registrato dal vivo durante un live al NYCB di Westbury tre giorni dopo l’assassinio di Martin Luther King, la canzone è un medley di due brani del musical Hair, presentato nel 1967.

Baltimore –  1978

La Nina più giamaicana di sempre, registra l’album omonimo Baltimore a Bruxelles.
Con l’arrangiamento di Baltimore, Simone si allontana totalmente dalle sue origini (anche se impossibile delinearle, vista la versatilità dell’artista) conosciute e si addentra in territori reggae, finora da lei quasi inesplorati.