Sembra assurdo parlare di Digitale vs Analogico nell’epoca 2.0, dei social, degli smartphone, dei notebook, degli ipad, e di migliaia di diavolerie digitali che invadono la vita di tutti noi , basta guardarsi intorno e si capisce da se chi l’ha avuta vinta.  Ma questo discorso non vale se il campo di gioco è la musica. Vinile o cd player? Drum machine o Virtual instrument? Freddo e preciso o caldo e imperfetto? Qual’è il giusto approccio nei confronti della musica, che tu sia un producer, un musicista, un dj o un semplice consumatore? Ultimamente ci si pone spesso domande del genere, si sente e si legge molto a riguardo e la maggior parte delle volte passa un messaggio distorto, come se dovessimo scegliere squadra o schieramento. Scegliere tra analogico e digitale sarebbe come scegliere tra maglia e pantaloni, non puoi scegliere, puoi optare per una polo piuttosto che una t-shirt o bermuda pittosto che jeans ma non puoi scegliere polo o jeans e, a meno che tu non voglia andare in giro col batacchio di fuori, hai bisogno di entrambi.

MONDO PROSUMER : Partiamo con un’analisi applicata laddove la musica elettronica nasce, laddove analogico e digitale sono parte determinate del tuo stile e del tuo sound. Analizziamo la figura del producer, in particolare il suo approccio analog\digital. Qui la tendenza più diffusa è di prediligere in un primo momento plug-in, software, controller etc… quindi un ambito lavorativo prettamente digitale, per poi spostarsi col tempo verso ambienti di lavoro più analogici. Questo perchè il mondo digitale offre molto di più a un quarto del prezzo e inoltre non tutti hanno grandi spazi da adibire a home-studio. Il sinth è molto più dispendioso, ha un suono più selettivo e tipico di quella macchina. Pensate a una DAW e a tutto ciò che vi offre, (mixer 100+channel , filtri, equalizzatori parametrici, sinth, cavi, drum machine…..) e immaginate di avere tutto ciò sotto forma di hardware, non più software. Quanto spazio vi servirebbe? quanti soldi? ma soprattutto, quante conoscenze? La questione si fa ancor più accesa in campo djing, dove si passa ad affronti diretti sui social, e il senso di appartenza si fa ancor più marcato. Chi suona con vinile accusa di incapacità chi predilige il digitale e chi si avvale del digitale dà dell’obsoleto a chi rimane fedele a piatti, mixer, sudore e polpastrelli calluti. E qui arriviamo al primo punto a sfavore, la prima nota di demerito va  al mondo digitale. Non per un discorso tecnico-qualitativo o qualità-prezzo, ma per un discorso etico-meritocratico. L’analogico, sia in produzione che in esibizione dal vivo non ti supporta, o hai le conoscenze necessarie o non suoni, il digitale viene in tuo aiuto, ha la possibilità di inserire il pilota automatico. Questo ha creato una serie di “artisti” che abusano di questi strumenti, creando confusione tra label, artisti, e fruitori finali, siamo arrivati ad un punto dove inizia a diventare difficile per il pubblico riconoscere cosa c’è davvero dietro ai diversi progetti musicali. E’ come se un auto che corre una gara in pista sterza, decellera e sorpassa in autonomia e il pilota si limita ad accendere, spegnere e accellelare; diventa difficile per il pubblico sugli spalti riconoscere chi guida davvero e chi ha il pilota automatico, ma il merito va a chi vince, indistintamente da quanto ci sia di suo. Quindi solo i più attenti e gli addetti ai lavori posso capirlo e se piace, ma soprattutto se vende, avrà comunque successo. Ciò non significa digitale = barone, è comunque l’altra metà della musica.

MONDO CONSUMER: Anche qui la discussione è animata, dagli audiofili pro vinile e a chi invece osanna l’mp3, il cd o lo streaming. Il discorso è molto semplice, il vinile ha un suono più ricco, caldo e avvolgente, con tutte quelle piccole imprecisioni che vanno ad arricchire un suono naturalmente più colorato, ma purtroppo tra supporto (vinile) e mezzo di riproduzione (piatto, giradischi) c’è contatto, la puntina va a toccare fisicamente il supporto, più precisamente il solco, (se zoomassimo sul solco scopriremmo la sua non linearità, infatti altro non è che la waveform del brano). Possiamo ben comprendere che se c’è contatto c’è usura e un conseguente logoramento del supporto stesso e perdita di qualità ad ogni ascolto. Nel digitale, (sia cd, chiavetta o streaming),non c’è contatto tra supporto e mezzo riproduzione quindi la qualità rimane invariata. Si limita a riprodurre fedelmente, non perde qualità ma non apporta nulla al risultato finale.  Non c’è un vincitore assoluto, solo diversi mezzi per diverse situazioni, l’unico errore è escluderne uno a discapito dell’altro.