Piccolo viaggio nell’eresia musicale e politica del decennio.

Il mondo della musica elettronica in questi anni pare abbia conosciuto nuove frontiere, sdoganato certe concezioni e messo sotto i riflettori delle nuove sensazioni. Il critico inglese Adam Harper ha definito questa nuova ondata “musica hi-tech” o per i più, ormai, “musica accelerazionista”. Ma di cosa si tratta esattamente? Per cercare di dare un quadro parzialmente completo di quello che è il fenomeno che più sta facendo discutere negli ultimi tre anni, bisogna risalire al “Manifesto per una politica accelerazionista” scritto e curato da Alex Williams e Nick Srnicek i quali spiegano che la crisi del 2008 non ha cambiato le sorti del capitalismo globale, ma bensì lo ha rafforzato evidenziando lo stato di profonda stasi in cui riversa la sinistra radicale che poco e nulla è riuscita a compiere dinanzi a tutti i disastri politici ed economici generati dal sistema neoliberista. Attorno alla corrente accelerazionista vi è tutta una filosofia politica ispirata alle idee di Marx, di Deleuze e Guattari, e Nick Land. A tutti gli effetti l’accelerazionismo viene definita come “l’ultima eresia marxiana”. Ma cosa prevede esattamente?

La corrente si pone come obiettivo cruciale la rinascita della società civile combattendo “dall’interno” il sistema politico-economico attuale, che secondo la dottrina accelerazionista, a partire dalla fine degli anni ’70, ha intensificato tutti i suoi programmi a favore delle attuali potenze mondiali. Dietro tutto questo vi è anche una “filosofia estetica”, ovvero, sempre tratto dalle parole di Adam Harper “è una filosofia secondo la quale l’unica vera rivoluzione è esasperare le qualità negative del regime attuale, fino alla loro dissoluzione finale. Quindi anziché protestare contro il capitalismo diventi più capitalista dei capitalisti”. E’ a tutti gli effetti, vista da questa prospettiva, l’eresia politica del decennio. Ma il manifesto di Srnicek e Williams è diventato così un caso mediatico negli ultimi tre anni tanto da toccare le frontiere delle arti, della cultura e appunto della musica. Nessun artista esattamente ha definito la propria musica accelerazionista, né tanto meno ha mai fatto riferimento alla corrente, dunque cosa li rende esattamente tali da collocarli in questo nuovo “movimento”? Ebbene, Adam Harper definisce il suono di questi artisti come freddo, tagliente, cibernetico, con una attinenza al mondo moderno. C’è però qualcosa che all’apparenza non torna, che può risultare contraddittorio, se non un passaggio diretto all’altra parte della barricata: come possono dei suoni all’apparenza del tutto votati ad un determinato immaginario tecnocapitalista, creare dunque una sorta di protesta contro l’attuale sistema? La contraddizione palese in termini sonori viene spiegata come un “criticare il capitalismo attraverso il capitalismo”. Ad oggi nulla spaventa e scandalizza il mercato neoliberista, anzi, gli eccessi risultano qualcosa di utilizzabile dal mercato stesso e dunque vendibili ad un pubblico ormai abituato a questo genere di prodotto. Mi viene alla mente alla mente il secondo episodio della prima stagione di Black Mirror “15 milioni di celebrità” dove Bing, il protagonista, una volta arrivato a ricevere le attenzioni del pubblico e dei giudici del talent show a cui tutti ambiscono, si lancia in un discorso fuori dagli schemi puntandosi alla gola un pezzo di vetro. Ma accade che la stessa arma che ha utilizzato per focalizzare l’attezione su di lui, diventa uno strumento commerciale, venduto come gadget nella prigione virtuale in cui si trovano, e dunque fruibile da tutti. Ciò che doveva scandalizzare alla fine è stato assorbito dal mercato e venduto senza molti indugi.

Tornando alla musica, questo discorso per alcuni artisti non è sembrato più valido, o quanto meno hanno trovato un interesse nell’evidenziare un certo grado di astratezza, di sottolineare la linea che separa l’autentico dall’inverosimile tutto attraverso un marcato sguardo al futuro, che in certi versi già stiamo vivendo. La “protesta”, in sostanza consta nell’enfatizzare tutti quei processi che hanno portato all’attuale momento storico, con una verve sarcastica, che crea una sorta di “sollievo” nel constatare che la società attuale ha toccato il fondo seguendo questa determinata linea. A questo ci ha pensato anche il fenomeno vaporwave, esploso qualche anno fa, con Macintosh Plus e Oneohtrix Point Never. Il primo con dei suoni estratti da un pop commerciale mischiati a suoni retrò, con un immaginario ultracapitalista a fare da sfondo, mentre il secondo con il progetto delle “Eccojams” prodotte sotto lo pseudonimo di Chuck Person. Da lì poi Oneohtrix Point Never ha prodotto album come “R Plus Seven” e “Garden Of Delete”, dove i suoni sono un mix fra momenti ansiogeni, stranianti ed esotici.

Parlando di suoni stranianti e cibernetici, un altro fenomeno che negli ultimi anni ha suscitato molta curiosità è Arca. Il producer venezuelano in questi ultimi anni ha dato vita ad un vero e proprio fenomeno costruito interamente intorno ai suoi suoni alieni, creando con la sua musica dei mondi sonici dalle luci limpidissime e ombre fitte. Usando le stesse parole di una mia recensione su Without Musicians di qualche tempo fa su Entrañas, suo ultimo EP, quello di Arca “è un racconto nudo e crudo di una modernità ostile che avanza nello smarrimento”. Quello che fa esattamente Arca è proprio questo, operare con quello che il tempo presente propone. Ed è anche dopo tutto, l’atteggiamento politico ed estetico dell’accelerazionismo, a cui abbiamo già fatto cenno prima. Arca inoltre appartiene a quella categoria di artisti definiti “genderless”, senza genere, e la cosa traspare in modo abbastanza evidente nei suoi video curati da Jesse Kanda. Il video di “Thievery” ad esempio mostra questo corpo mutante nudo che balla, dalle fattezze aliene, fra l’umano e il non umano. Canoni che rispecchiano l’estetica accelerazionista, che porgono lo sguardo oltre i generi su una spinta queer che ha come scopo di superare qualunque forma di discriminazione. Sui generis, oltre i generi. Questi suoni, queste trasformazioni del corpo accompagnate da uno scenario distopico, probabilmente raccontano meglio di qualunque altra cosa il presente, senza nessun sotterfugi, senza badare minimamente a qualche forma di pudore.

Legata ad Arca, vi è anche FKA Twigs, una delle uscite discografiche più insolite che la musica pop ha visto nascere in questi ultimi anni. Prodotta da Arca in “EP2”, suscitarono non poco sgomento e curiosità i suoi suoni fluidi accompagnati dai video del già citato Jesse Kanda. E’ una delle artiste che sicuramente meglio di tutti ha avuto il suo impatto nel panorama mainstream, che non abituato a queste sonorità è rimasto disorientato ma allo stesso tempo colpito. Nel cortometraggio di “M3LL155X”, vi è tutto un concept che parla della nascita e crescita del personaggio di Melissa, attraverso il femminismo e la femmilità, il dominio e il desiderio. Il suo operato ha prima abbracciato il panorama underground per poi spostarsi verso un pubblico mainstream, sdoganando e riuscendo perfettamente nell’intento di questa particolare minoranza di nuovi artisti di sottolineare i lati critici delle sovrastrutture della società moderna.

In conclusione, dopo questi diversi esempi, al suo interno la strategia accelerazionista si dimostra non del tutto omogenea, prestandosi a diverse sfumature che pur trovando punti in comune portano avanti qualcosa che nel lungo termine può risultare fuorviante, ma che meglio di tutti disegna un ideale “futurista” dipingendo nitidamente il tempo presente. Indipendentemente dalle derive politicamente eretiche, su alcuni punti anche cedevoli, l’accelerazionismo politico e musicale apre ad una prospettiva che finalmente spiega le direzioni e le mutazioni che l’attuale “regime” impone, senza temere la marginalizzazione, di mettere in risalto la stranezza, e di trarre da essa la sua forza creativa. Il futuro è qui, scorre, ed è un incontrollabile fluido dalle forme astratte.