Al successo piace veloce. Vuole bruciare forte e consumare tutte le sue potenzialità nell’immediato. Vuole tutto e subito. Escludendo i casi in cui esso arriva dopo anni e anni di gavetta grazie ad un graduale consenso di pubblico e critica, ci rimangono ascese improvvise spesso accompagnate da un declino altrettanto rapido (o meno nei casi più fortunati).

Continuando il nostro discorso su fama e notorietà mi vengono in mente due modalità attraverso cui più meno esse si esprimono: una imposta “dall’alto” – si pensi a tutti i tormentoni radio di qualche nuova popstar sconosciuta fino a due giorni prima – e un’altra più democratica e meritocratica, caratteristica degli ultimi anni e basata sulla diffusione virale per mezzo di views su YouTube, like sui vari social ecc – insomma tutto ciò che senza volerlo vi ritrovate schiaffato sulla home di Facebook e che prima poi, un po’ per sfinimento un po’ per curiosità, vi ritroverete ad ascoltare. Solitamente tendiamo a snobbare i primi dall’alto della nostra puzza sotto il naso. I secondi invece sembrano fare più al caso nostro, anzi non aspettiamo altro che dire la nostra il più in fretta possibile dopo aver skippato il 90% delle canzoni arrivando a conclusioni assolutamente estemporanee e superficiali ma ormai definitive. A questo punto le possibilità sono due: si diventa haters senza tregua oppure nuovi accaniti fan “dal giorno uno”.
E così è stata la mia esperienza con la pullulante e fervida scena trap italiana (di cui avevamo già parlato qui). Cassata in pieno in principio. Rivalutata in un secondo momento in cui sono riuscito e ricredermi (anche se ogni tanto mi torna il dubbio). Non so bene per quale motivo. Probabilmente per un po’ di buon senso o forse semplicemente perchè continuavo a trovare video di queste nuove leve sulla home di Facebook ed è stato più facile farmele piacere che togliere l’amicizia a tutti i miei amichetti virtuali che le condividevano.

Ma veniamo all’argomento principale di questo articolo, ovvero la Dark Polo Gang, una delle realtà più note ed interessanti della trap made in Italy e che incarna più di chiunque altro quel successo legato alla viralità dei contenuti in tutta la sua contraddittorietà. Questo perchè prima di essere “artisti” i membri del gruppo sono dei veri e propri personaggi. Tony Effe, Pyrex, Wayne, DarkSide i nomi di questi quattro ragazzi romani che oltre alla passione per la trap condividono l’amore per soldi, droga e vestiti firmati (Ferragamo, Gucci, Fendi la loro Trinità, oltre ovviamente all’amore sconfinato per i cavallini Ralph Lauren). Io so già a cosa starete pensando. Ma questi che cosa cazzo c’entrano con la scena romana famosa in tutta Italia per il suo old-school/hardcore rap (Colle Der Fomento, Cor Veleno, Assalti Frontali o i più recenti Mezzosangue, Er Costa, Turco e chi più ne ha più ne metta)?

Niente e proprio in questo contesto forse non è un caso che sia nata una realtà del genere diametralmente opposta sotto ogni aspetto all’offerta hip-hop della capitale fino ad oggi. Potremmo trovare una leggera affinità con il TruceKlan che tuttavia si fermerebbe alla passione per la droga e ad una certa capacità di scandalizzare. D’altro canto le somiglianze maggiori si trovano in Achille Lauro, il più vicino alla Gang per sonorità ed immaginario e già attivo da diversi anni.

In ogni caso non ha senso continuare a cercare corrispettivi perchè la Dark Polo Gang non ne ha. Sono una scena se stante, di un altro pianeta. Sono degli alieni, come a loro piace definirsi.
Si sa che gli alieni non sono mai visti di buon occhio, sono tacciati come diversi, si fa fatica ad accettarne l’esistenza e si prova una sorta di timore per una loro possibile invasione. Un’invasione già avvenuta sui social con milioni di visualizzazioni ed infiniti meme. Stiamo parlando ormai di un fenomeno di portata nazionale che ha trovato i maggiori riscontri fuori Roma, imballando locali a Milano ed arrivando a suonare all’ultima edizione del Club To Club.

La vera svolta è arrivata con Sick Luke (figlio di Duke Montana, sì proprio quel Duke Montana), produttore ufficiale del gruppo, il cui nome appare su ogni loro uscita. Bassi ignoranti, cassa asettica e synth spaziali (a proposito di alieni) caratterizzano le sue produzioni.
Da quest’incontro il progetto ha iniziato a prendere piede, acquisendo una propria identità ben definita.
La vera fama è arrivata su YouTube grazie ai singoli accompagnati dai video di ALXSSVNDROMAN in cui viene espressa tutta la loro estetica, tratto saliente e distintivo. Collane, cannoni, scarpe Nike, magliette e pantaloni super aderenti a far risaltare cinte luccicanti, bibitoni, borse, orecchini, occhiali da donna. Un mix delirante e allucinato che non trova paragoni in Italia. La cosa più importante di tutte sono i soldi. Non sono ragazzi che vengono da situazioni difficili. Non cercano un riscatto, vengono da famiglie borghesi. A loro non importa un cazzo di queste considerazioni, di qualsiasi altro articolo su di loro, dei detrattori, di cosa ne pensa la gente, della qualità della loro musica. Chiamateli rapper, trapper, artisti, fake, drogati. A loro basta sapere che la loro “robba” va e che i soldi continuano ad arrivare (“Giuro se non parli di soldi non sento” da “Cavallini”). Per il resto “tanti bascini” a tutti.

Interessante l’episodio del format Banana Burger di Whtrsh dedicato a loro. Una chiaccherata tra amici votata al cazzeggio totale, come sempre d’altronde, non è bastata a strappare a Tony la sua ricetta segreta a base di pollo e cocaina.  Le loro uscite ufficiali ad ora sono quattro e dai titoli abbastanza emblematici: Full Metal Dark, Crack Musica, The Dark Album e Succo Di Zenzero. Così come i nomi dei singoli più noti, che sono tutto un programma: “Dark Boy”, “Cavallini” con Sfera Ebbasta, “Mafia”, “Totti e De Rossi”, “Pesi Sul Collo” e, tenetevi forte, “Bello Figo Dark”. Potremmo continuare ampiamente perchè ogni loro canzone è una hit, tra ritornelli che ti entrano subito in testa: “Bacio in bocca come i mafiosi / Smeraldo al collo, sto mescolando coca / Da Nord a Sud in ogni piazza di Roma / Parli di me? Tu a casa a fare cosa?” (Da “Mafia”)

La loro formula è qualcosa di talmente straniante che nel bene o nel male ti incuriosisce, riuscendo a farteli ricordare. È qui la forza e la debolezza della loro formula. Riesce veramente difficile prenderli sul serio. Non chiudono le barre, i loro versi rasentato la banalità più estrema e non sono certo un esempio per le nuove generazioni. Da qui si muovono le critiche più aspre nei loro confronti. Ma anche in questo caso “bascini” per tutti, “triplo sette” (777 come le slot machine) e soldi per sempre.

Tra qualche anno ce li ricorderemo come un brutto scherzo o forse ci soprenderanno e continueranno a stupire continuando a fare ciò che gli piace per il gusto di farlo senza obiettivi o grandi motivazioni e ideali. Si tratta comunque un fenomeno troppo fresco per poter fare previsioni.
Quello che sappiamo è che non si sa da dove siano sbucati, nè come siano arrivati fin qui. Probabilmente vengono da un altro pianeta e si diffonderanno a macchia d’olio. Oppure si bruceranno tutti i soldi che stanno facendo e i neuroni che gli rimangono.
Ciò che conta è che gli alieni esistono e sono in mezzo a noi.

Filippo Greggi