A tre anni di distanza da  “The North Borders”,  lo scorso 13 gennaio, Simon Green aka Bonobo, rilascia il suo sesto album “Migration”, ovviamente sulla fedelissima Ninja Tunes.  Troviamo sonorità più pacate e melodiche rispetto al suo lavoro precedente, più dance ed energico; melodie sofisticate che fanno da fil rouge all’intero LP, evidenziando le capacità compositive del producer quarantenne from Brigthon, ma  losangelino d’adozione. E’ sicuramente uno degli artisti del momento, facente parte di quella corrente indietronica from UK, e che tanto è stata influenzata dalla Elliot school (che ha formato tra gli altri Hot Chip, Jamie XX, Four Tet, e Burial) ma anche dal Trip Hop che qui mise radici già negli anni ’80 grazie ai Massive Attack; una nazione che in fatto di elettronica ha sempre avuto tanto da dire.  L’album si apre con la traccia che dà il nome all’intero Lp e vanta la collaborazione di Jon Hopkins al piano, che sicuramente aggiunge quella qualità compositiva che a volte sembrava mancare, rendendo l’abum più elevato. Oltre alla collaborazione di Hopkins, troviamo anche quella di Rhye che dà la voce alla seconda traccia “Break Apart” sicuramente più pop ma tendenzialmente più “seduta” rispetto all’andamento dell’ album. Riporta un pò di ritmo “Outlier” che nella ritmica ricorda  “Nyc” di “Burial” del 2011, forse per causa\merito degli insegnamenti della Ellyot. “Grains” e ” Second Sun” scorrono veloci, ottime esponenti della migliore indietronica \ downtempo, ma peccano in unicità; sembrano un po riempire il grande calderone del Trip Hop senza lasciare davvero il segno. “Surface” è un altro intermezzo pop, che si avvale della voce di Nicole Miglis. “Bambro Koyo Ganda” è forse la traccia che più rimane impressa toccando corde più ballerecce con una ritmica quasi da dancefloor e vocal africaneggianti.

“Kerala” è stata la prima track che Simon compose per il nuovo album, e portò in tour già prima dell’uscita di “Migration” ; si avvale di un campionamento vocale della cantante RnB “Brandy”. “Ontario” è un pò sulla stessa barca di “Grains” e “Second Sun”, scorre veloce sino a “No Reason” feat Nick Murphy aka Chet Facker, altro pezzo poppeggiante che si serve di un’altra collaborazione proveniente sempre da quel circolo Trip-hop, Downtempo, indietronica etc. Chiudono l’album “7th sevens” e “Figures”. Con questo LP, Bonobo ha dimostrato grandi doti compositive, innalzando di una tacca il livello dei suoi lavori, senza apportare nulla di nuovo in una nicchia già satura. Si potrebbe dire che il mondo dell’ indietronica già anni fa subì virate melodiche con  “Four Tet”  o lo stesso “Jon Hopkins” e che, a maggior ragione, non ci sia nulla di nuovo nella musica di Green, ma è proprio questo il processo che porta un’ idea, un genere musicale o uno stile a diventare un “Must”. Inoltre, ricordiamoci che il suo compito non è inventare un nuovo genere a cavallo di un genere che crea un altro sottogenere; il compito di un producer, musicista, o artista in genere, non è sempre sperimentare inventando qualcosa di nuovo, fare musica non è ricerca spasmodica del “mai fatto”, ma è emozionare, col vecchio o col nuovo non importa, questa è musica, non è moda.