Nella calda, splendida regione della Catalogna non è raro imbattersi in un festival o in una rassegna di musica jazz, talvolta di livello internazionale, e assistere a performance di artisti incredibilmente giovani e talentuosi.

Negli ultimi dieci anni, infatti, un nome in particolare spicca nel panorama musicale spagnolo di nicchia, ed è quello di Andrea Motis, ventunenne già scritturata dalla Impulse!, la storica etichetta intorno alla quale ha gravitato tra gli altri John Coltrane.

Trombettista e cantante prodigio, trasportata sui grandi e terrificanti palcoscenici da Joan Chamorro, suo insegnante alla scuola Sant Andreu, suo direttore durante il periodo  con la Sant Andreu Jazz Band, nella quale è stata reclutata alla tenera età di 12 anni, e suo mentore sempre, in special modo dall’inizio discografico e concertistico al suo fianco, sotto il nome di Andrea Motis & Joan Chamorro Group, ensemble che vanta collaborazioni con stelle dell’universo jazzistico contemporaneo di livello mondiale, perfino con il leggendario Quincy Jones.

La Motis è una splendida creatura che non solo padroneggia graziosamente la tecnica della tromba, con il cui lirismo riesce a dipingere delicati immaginari di zucchero, ma, incantatrice, si diletta a cantare con precisione e totale nonchalance (come una vera diva del jazz) perfino gli standard impossibili come Moody’s Mood for love, velenoso e bellissimo brano scritto da Eddie Jefferson utilizzando il vocalese, una tecnica che prevede la scrittura di un testo su una determinata improvvisazione strumentale, in questo caso su un giro di James Moody mentre eseguiva, nel 1949, una propria versione di I’m in the mood for Love.

Andrea, sebbene così influenzata ormai da anni dalla classe statunitense del jazz classico, decide di mantenere saldo il contatto con la propria cultura, e inserisce così tre brani cantati in catalano nel suo nuovo album, Emotional Dance, uscito per Impulse! e registrato a New York con gli inseparabili Chamarro, Ignasi Terraza, Josep Traver e Esteve Pi, nel quale scintillano meravigliosamente, tra gli altri, anche I Remember You di Johnny Mercer e He’s funny that way, singolo promozionale dell’album.

Motis è un piacevole vento di settembre, malinconico, fresco, spontaneo, Cool, ed è così vicina al giovane Chet Baker che cantava I Fall in Love Too Easily o My Funny Valentine, non ancora adombrato dal lato oscuro della luna, sempre sulla cresta del Cool, profumato di brillantina.

Musicisti come Andrea Motis ci ricordano che il Jazz, oggi come ieri, si rinnova continuamente ed è tesoro delle nuove generazioni. Ed è sempre più figo.