All’indomani delle elezioni politiche del 4 marzo sono vari i dati interessanti venuti fuori e che meritano di essere analizzati. Innanzitutto, l’affluenza alle urne; 72,9% alla Camera, 73,02% al Senato. Poco meno di 3 italiani su 4 sono andati a votare, contrastando così la tendenza all’astensionismo che stava prendendo piede negli ultimi anni, nonostante i vari disagi causati da una settimana di neve e ghiaccio che hanno impedito a molti studenti e lavoratori di rientrare nelle proprie città per poter esprimere il proprio voto.

Com’era prevedibile, il voto non ha portato ad una maggioranza assoluta che possa formare un governo autonomo. Si tratta di una conseguenza quasi naturale del clima di incertezza che ha caratterizzato questa campagna elettorale, soprattutto per quanto riguarda la sinistra, che non è stata in grado di creare una coalizione forte. La vera sorpresa, però, è stata la Lega Nord che ha superato per numero di voti sia il Partito Democratico che Forza Italia, insieme al Movimento Cinque Stelle, ora primo partito d’Italia con il 33% dei voti, la maggior parte dal Sud Italia.

Un italiano su due, insomma, ha votato Lega o Movimento Cinque Stelle. Si tratta di due partiti dichiaratamente anti-europeisti e più o meno ascrivibili nel gruppo dei populismi di destra ed estrema destra (Matteo Salvini, dopo i risultati elettorali, ha dichiarato: “Sono e rimarrò populista, chi ascolta il popolo fa il suo dovere. Di ‘radical-chic’ gli italiani non ne hanno più voglia”.) che sta prendendo piede in molti paesi del mondo occidentale.

Tornando a parlare di stampa straniera ed opinioni internazionali circa la politica del nostro paese, come ci si poteva aspettare i toni oggi sono stati allarmati. Le Monde, ad esempio, scrive: “Elections législatives en Italie : aucune majorité n’émerge, les partis anti-européens font le plein” (elezioni legislative in Italia: non emerge nessuna maggioranza, i partiti anti-europeisti fanno il pieno di voti). Per quanto riguarda l’Italia, invece, ci sono molti dubbi circa il futuro. In mancanza di una maggioranza, si profilano vari scenari.

Il primo scenario possibile è quello di un’alleanza Lega Nord-Cinque Stelle, nonostante il leader della Lega sembrerebbe aver smentito questa possibilità, dichiarando di voler rimanere dentro alla coalizione di centro destra. Per ora, rimane improbabile anche una potenziale alleanza PD-Cinque Stelle; un’altra opzione è quella di un governo esecutivo di breve durata fino alle nuove elezioni.

Nonostante le incertezze di questo nuovo scenario politico, ci sono delle analisi che possono e devono essere fatte. Innanzitutto, il clamoroso fallimento della sinistra porta a chiedersi fino a che punto la responsabilità sia della scarsa collaborazione tra i vari partiti e quanto, invece, sia colpa di un cambiamento di tendenza che, com’è già stato detto, non riguarda solo il nostro paese. In tempi di incertezza e di crisi i paesi si sono spesso rivolti a fazioni estreme; tuttavia, in un contesto di globalità in cui le tradizionali barriere socio-economiche, legislative e culturali vengono erose, anche le crisi cambiano.

Di fatto c’è che questo è un punto di svolta per il nostro paese; queste legislative stanno modificando i fondamenti del paesaggio politico italiano più a fondo di quanto molti di noi non si siano resi conto. Come già accennato, il fatto che la maggior parte degli italiani abbia votato per partiti che si basano sulla protesta e sull’anti-establishment è già di per sé un grosso cambiamento, o per lo meno un segnale che un cambiamento stia per arrivare, per quanto probabilmente si tratterà di modifiche che ridurranno ulteriormente i diritti dei singoli, soprattutto delle minoranze. Inoltre, non è da sottovalutare la perdita della leadership che era stata di Berlusconi dal 1994 e che aveva dato il via alla Seconda Repubblica (ecco perchè molti, oggi, hanno parlato di Terza Repubblica).

Certamente, l’informazione ha avuto il suo ruolo in queste novità; ma dopo il flop di Forza Italia, è necessario trovare altri colpevoli rispetto alle solite reti (televisive ma non solo) di proprietà di personaggi politici/imprenditori. La convergenza digitale, fenomeno inscindibile rispetto alla globalizzazione, rende più complicata la comunicazione tra istituzioni e popolo e i dibattiti tra il popolo stesso, stravolgendo tutti i tradizionali meccanismi sociali e politici. Siamo in un’era di transizione, e non è ancora arrivato il momento di abbassare la guardia.